mercoledì, Dicembre 7, 2022
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IRAN: LE AUTORITÀ CORROTTE ARRESTANO IL FRATELLO DELLA DEPUTATA CON L’ACCUSA DI CORRUZIONE!

Recentemente è circolato online un video di una deputata iraniana, Fatemeh Maghsoudi, che fa una scenata, mentre le autorità cercano di arrestare suo fratello con l’accusa di corruzione.
Questo scandalo, pur essendo solo la punta dell’iceberg, mostra ancora una volta il triste volto della corruzione nel regime dei mullah.
In tutto l’apparato dirigente, difficilmente si potrebbe trovare un’istituzione o un individuo esente da corruzione. In altre parole, si può dire che la teocrazia al potere in Iran è corrotta fino al midollo e la denuncia di continui casi di appropriazione indebita ne sono la prova.
Dall’Iran arrivano notizie circa la condanna a cinque anni di reclusione per Hamidreza Maghsoudi, fratello di Fatemeh, reo di appropriazione indebita. L’arresto è stato oggetto di derisione sui social media da parte degli iraniani con commenti tipo:” Che fine hanno fatto le sue rivendicazioni anti- corruzione”.
Maghsoudi, da Brojourd nell’Iran occidentale, è un membro del cosiddetto parlamento ” rivoluzionario”. Parlamentari, fortemente voluti dal leader supremo del regime, Alì Khamenei, nel 2020, nel tentativo di rimediare alle fratture all’interno del regime stesso. All’inizio del loro mandato non perdevano occasione per sottolineare il loro impegno nella ” lotta alla corruzione”e ” l’aiuto al popolo”.
Naturalmente, gli iraniani non hanno preso sul serio questa retorica e hanno boicottato in massa le finte elezioni parlamentari del febbraio 2020.
Ma il caso Maghsoudi non è né il primo né l’ultimo.
Hossein Mousavi, fratello di Abolfaz Mousavi, ex deputato di Yazd, ha ricevuto 90 mila miliardi di rial in tangenti nel 2019. Lo stesso deputato è stato arrestato, in occasione delle lotte intestine all’interno del regime, per aver ricevuto una tangente di 650 trilioni di rial dal comune di Teheran. Vale la pena ricordare che Mohammad Bagher Ghalibaf, l’attuale speaker del Parlamento, era sindaco di Teheran nel periodo in questione. La magistratura ha commentato l’arresto di Mousavi, come un grande passo avanti nella lotta alla corruzione, allo stesso tempo però si è rifiutata di spiegare il motivo per cui non sono arrivati al capo, cioè Ghalibaf.
Di recente la famiglia Ghalibaf si è recata in Turchia per comprare vestiti di lusso per bambini, destando così scalpore anche tra i funzionari del regime e i media statali.
“Le famiglie dei funzionari statali possono permettersi il lusso?”, ha scritto il 20 aprile l’emittente statale Javan online. “Forse possono, ma per una persona la cui campagna elettorale era semplicemente incentrata su una ribellione contro il 4% dei capitalisti, sua moglie e sua figlia non possono essere i passeggeri di un tale volo, se qualcuno sostiene di essere il pioniere ed usa slogan rivoluzionari, non può fare spese per suo nipote, non ancora nato, nei negozi di Istanbul”.
La gente subito ha preso d’assalto i social media deridendo la lotta del regime contro l’imperialismo, che invita la popolazione a non consumare prodotti stranieri e a privilegiare quelli nazionali.
L’atteggiamento del regime a proposito dell’incoraggiare a spendere per i prodotti nazionali, ricorda il famoso detto della regina Maria Antonietta, quando prima della rivoluzione, le fu riferito che i suoi sudditi non avevano neppure il pane per sfamarsi, ed ella allora rispose:”Qu’ils mangent de la brioche”, cioè ” Che mangino la brioche (torta)”.
È interessante notare che la moglie di Ghalibaf, Zahra Sadat Moshir, ha usato la Imam Reza Charity per appropriarsi di miliardi di dollari, sfruttando la posizione del marito, allora sindaco di Teheran.
La corruzione non si limita ai parlamentari del regime. La cleptocrazia iraniana, il suo nepotismo endemico e gli innumerevoli casi di malversazione di alto profilo superano l’immaginazione.
Il quotidiano statale Jahan-e Sanat ha deriso il nepotismo del regime in un articolo del 17 gennaio, dicendo:”Arrivano in autobus e occupano posizioni elevate e l’unica cosa che non conta è il merito. Non si trovano criteri come l’istruzione e i titoli di studio, il background e l’esperienza. Invece, ci viene detto solo delle loro posizioni e dei titoli manageriali”.
La corruzione è istituzionalizzata nella teocrazia al potere in Iran. I funzionari del regime e i loro parenti godono di vite lussuose e i loro bambini, non ancora nati, ricevono regali costosi. Intanto, molti iraniani vendono i loro bambini per sopperire ad una vita miserrima; molte madri vendono i loro capelli per comprare libri e penne per i loro figli; i ragazzi e le ragazze iraniani per sopravvivere si dedicano al commercio ambulante o alla raccolta della spazzatura.
Il video straziante di un bambino che non conosce neppure il significato di “sogno” scalfisce la coscienza di qualsiasi essere umano.
Indipendentemente dalla fazione a cui appartengono, i funzionari del regime rimangono profondamente invischiati in vari scandali di corruzione interna e i fatti menzionati sopra sono solo la punta dell’iceberg.
In questo scenario, fornire una pur esigua concessione a Teheran o inondarla di denaro non può e non vuole rivitalizzare l’economia iraniana e dare un aiuto ai cittadini iraniani.
La radice della crisi economica del Paese risiede nella corruzione del regime, nel suo sperpero delle risorse dell’intera nazione, nella repressione interna e nel terrorismo internazionale.
Le proteste in corso in Iran, vedono la partecipazione di tutti i ceti sociali contro il regime e i suoi leader corrotti. Uno dei tanti slogan gridati dalla folla è stato:”Una malversazione in meno e i nostri problemi saranno risolti”.

 

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