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Iran. Nessuno Tocchi Caino e Partito Radicale condannano violenze su detenuti politici nel carcere di Evin

Radicali.it 22/04/2014

Nessuno tocchi Caino e il Partito Radicale condannano l’attacco del 17 aprile al carcere iraniano di Evin da parte di agenti del Ministero dell’Intelligence che, insieme a circa cento guardie del penitenziario, hanno infierito sui prigionieri della sezione 350.

 

Almeno 30 di loro hanno riportato gravi ferite durante il pestaggio e 32 sono stati violentemente trasferiti in isolamento. Fra questi, l’avvocato Abdolfattah Soltani; Sa’id Metinpour, attivista per i diritti della minoranza azera; il sindacalista Behnam Ebrahimzadeh e gli oppositori politici Behzad Arabgol e Hootan Dolati. Molti dei detenuti sottoposti ad atti di violenza appartengono all’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI). Dal 18 aprile nel carcere di Evin è in corso uno sciopero della fame.

Sergio d’Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino e Marco Perduca, Rappresentante all’Onu del Partito Radicale hanno dichiarato: “Negli otto mesi di Presidenza di Ruaounai, l’Iran si è distinto non solo per un record di esecuzioni ma anche per una politica criminale nei confronti dei prigionieri politici ed in particolare contro i componenti l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran.” I due esponenti radicali hanno continuato: “La Comunità internazionale apra gli occhi nei confronti di un Presidente salutato da tutti i Governi, in particolare quelli occidentali, come una speranza di cambiamento perché un autentico cambio di regime può esserci solo se si riforma radicalmente il sistema istituzionale basato sul dominio assoluto di una teocrazia anacronistica ed oscurantista che vede ancora nella guida spirituale suprema il fulcro intoccabile ed indiscutibile di un potere assoluto. Occorre sempre più aiutare e sostenere le opposizioni democratiche che in Iran e fuori dall’Iran da decenni lottano per questo autentico cambiamento di regime”.

“L’Italia può fare la sua parte confermando la propria disponibilità ad ospitare un centinaio di mujaidin al momento detenuti nel campo “Liberty” in Iraq”, hanno concluso i Radicali “anche a dimostrazione del sostegno della resistenza, non armata, alle angherie subite malgrado il loro status internazionale di rifugiati.”

 

 

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