mercoledì, Dicembre 7, 2022
HomeNotizieResistenza IranianaIran: Maryam Rajavi nell’incontro di solidarietà con le nazioni del Medio Oriente

Iran: Maryam Rajavi nell’incontro di solidarietà con le nazioni del Medio Oriente

CNRI – “Solidarietà con le nazioni del Medio Oriente, l’unico modo per schiacciare il regime del velayat-e faqih ed espellerlo dalla Regione” è stato il titolo di un incontro tenutosi domenica 10 luglio nella sede del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) ad Auvers-sur-Oise, a nord di Parigi, con la partecipazione di personalità arabe e delegazioni parlamentari della regione.

Nel suo discorso durante questo incontro, Maryam Rajavi ha detto: 

“Vorrei congratularmi con tutti voi per l’Eid-al Fitr [la festa per la fine del Ramadan]. Mi auguro che l’avvento della vera festa di tutte le nazioni della regione sia vicino; una festa di emancipazione, quando tutte le nazioni della regione saranno liberate da occupazione e belligeranza.

In particolare mi congratulo in questa occasione con il popolo della Siria e con i suoi coraggiosi combattenti, con le persone coraggiose di Darayaa, Homs, Aleppo, Deir az-Zor e altre città che sono rimaste salde, con i siriani determinati e generosi che non hanno mai dubitato neanche per un attimo nella loro volontà di vincere contro Bashar Assad e Khamenei, pur soffrendo sotto un assedio crudele. Questo Eid, questa festa appartiene a coloro che resistono e preannuncia la vittoria finale degli eroi.

Prima di tutto, vorrei ringraziarvi per aver partecipato al raduno di ieri. Le delegazioni arabe hanno dato una forte dimostrazione di unità contro la dittatura religiosa in Iran con la loro stupefacente presenza. La dittatura religiosa è il principale nemico di tutte le nazioni della regione. In particolare, esprimo gratitudine alla delegazione di alto rango dell’Egitto che ha consegnato il messaggio di amicizia e solidarietà dell’Egitto al popolo iraniano.

I cuori dei musulmani di tutto il mondo stanno sanguinando a causa dell’aggressione senza precedenti contro la moschea del Profeta a Medina. La carneficina devastante di centinaia di persone innocenti a Baghdad in un recente attentato ha ancora una volta messo in evidenza la tragedia del terrorismo e dell’estremismo sotto il nome dell’Islam.

Permettetemi di dedicare il mio discorso di oggi al dolore comune e alla sofferenza di tutti i Paesi della regione. Questa sofferenza deriva dall’esportazione del fondamentalismo, dalla formazione di gruppi paramilitari, dal fomentare la guerra, e in una parola dalle aggressioni da parte della dittatura religiosa al potere in Iran.

Questa è una storia amara già pienamente sperimentata da Iraq, Siria, Yemen e Libano e si è progressivamente estesa ad altri Paesi della regione. Ciò che rende tale fondamentalismo e tale occupazione più distruttivi è il fatto che la maggior parte delle sue risorse materiali e umane sono fornite da gruppi paramilitari e milizie formate in quegli stessi Paesi.

Decine di milizie paramilitari irachene, l’Hezbollah del Libano, forze da Afghanistan, Pakistan, Yemen e altri Paesi alimentano una guerra che il regime iraniano ha imposto ai Paesi arabi e islamici violando la loro sovranità nazionale.

I mullah sfacciatamente dicono di dominare quattro capitali nel mondo arabo. Dicono che la Siria è la loro trentacinquesima provincia dell’Iran. Ciò significa che essi considerano l’Iraq, lo Yemen e il Libano come loro trentaduesima, trentatreesima e trentaquattresima province. Allo stesso tempo, essi minacciano altri Paesi vicini come il Bahrain.

Anche nei Paesi che non dispongono di una considerevole popolazione di sciiti, il regime iraniano fomenta le differenze settarie e invia unità della Forza Quds per reclutare più sciiti. Questa politica è stata anche estesa alla Nigeria, dove il regime ha formato un altro gruppo simile a Hezbollah. Più di recente, hanno tentato di attuare lo stesso piano sinistro in Algeria attraverso i loro delegati iracheni.

Nel frattempo, queste aggressioni e invasioni violano la Carta delle Nazioni Unite e il trattato dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC).

Un’altra calamità che il regime dei mullah ha inflitto alla regione è il fenomeno chiamato Daesh (ISIS/ISIL), che è il prodotto della repressione dei popoli di Iraq e Siria da parte rispettivamente di Maliki e di Bashar Assad, sotto la diretta supervisione di Khamenei. Nonostante alcune differenze tattiche e provvisorie con il regime iraniano, Daesh promuove gli stessi fondamenti politici e teorici che la dittatura religiosa di Teheran ha offerto dal 1979. In pratica, inoltre, è stato dimostrato che il regime iraniano e i suoi mercenari si coordinano e cooperano con Daesh.

Ci sono quelli che propongono che i popoli del Medio Oriente debbano scegliere tra Daesh e il regime iraniano. Essi sono in realtà i portavoce dei mullah. Essi cercano di preservare lo status quo dei mullah in Iraq e in Siria, nonostante la sua vulnerabilità. È vero l’opposto. Nel momento in cui questo regime si sgretola, non ci sarà alcun posto lasciato per Daesh e per altri terroristi che operano sotto il nome dell’Islam, perché i popoli del Medio Oriente, i popoli arabi e musulmani, non riconoscono alcun nemico peggiore del regime clericale iraniano.

Cari amici,

Vorrei evidenziare una realtà molto importante. L’ingerenza del regime iraniano nella regione non deriva da una posizione di forza, ma dalle crisi che deve affrontare e dalle sue fondamentali debolezze.

Come ha detto Massoud Rajavi, leader della resistenza iraniana: fin dall’inizio, l’interferenza del regime nei Paesi della regione “serve a coprire la repressione e i crimini commessi da un regime inetto che appartiene al medioevo, che non può dirigere le forze liberate dopo la rivoluzione antimonarchica verso la giustizia, la libertà e il progresso economico e sociale”.

L’esportazione della crisi e la guerra garantiscono la sopravvivenza del regime. Se il regime fosse limitato all’interno dell’Iran, dovrebbe rapidamente affrontare dispute interne fatali e, conseguentemente, sarebbe rovesciato dalle onde del popolo iraniano che anela alla libertà.

L’altra realtà significativa è che l’apparente manifestazione di potenza del regime non è da una posizione di forza, ma è il risultato di inerzia e mancanza di fermezza da parte della comunità internazionale e delle potenze regionali. Analogamente, laddove il regime incontra fermezza e seria resistenza, viene rapidamente scosso. Il primo colpo significativo che ha ricevuto è stato nello Yemen durante l’operazione Tempesta Decisiva, quando tutti i suoi piani sono stati sventati.

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha anche subito diverse battute d’arresto consecutive in Siria, perdendo un gran numero dei suoi membri e mercenari nonché decine di generali di alto rango, cosa che ha dimostrato che sconfiggere il regime è un obiettivo a portata di mano.

Un’altra realtà importante è che, tra tutti i vari Paesi in cui il regime è impegnato in guerra e terrorismo, la Siria è quello dove è più vulnerabile. Pertanto, è necessario evidenziare la necessità di rovesciare Bashar Assad, che è considerato interesse fondamentale dei mullah. Non vi è alcun dubbio che il popolo e i combattenti siriani hanno forza sufficiente per porre fine a questa dittatura decadente. E, naturalmente, questo sarebbe l’inizio della fine anche per il regime del velayat-e faqih in Iran.

Cari ospiti,

La stragrande maggioranza del popolo iraniano è fortemente contraria alla politica di occupazione e guerrafondaia del regime iraniano. L’espulsione del regime della regione non è fattibile senza l’attivo impegno del popolo e della Resistenza iraniani. Nessuna coalizione o alleanza potrebbe avere un vero successo senza avere al centro il popolo e la Resistenza iraniani.

Questa è stata l’esperienza degli ultimi 38 anni. Durante la guerra Iran-Iraq, la Resistenza iraniana era l’elemento interno più significativo che ha spezzato la mobilitazione di guerra del regime. Khomeini diceva che avrebbe continuato la guerra fino all’ultima casa e all’ultima persona; ma la resistenza iraniana lo costrinse ad accettare il cessate il fuoco.

È stata la Resistenza iraniana anche a scuotere la comunità mondiale con la sua campagna internazionale che ha esposto il programma nucleare del regime. In caso contrario, la regione e il mondo avrebbero dovuto affrontare l’incubo dei mullah armati di armi nucleari. Nell’esporre la natura fondamentalista del regime iraniano e l’estremismo religioso sotto il nome dell’Islam, è stata l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI/MEK) che ha pagato il più grande costo di migliaia di martiri e di prigionieri politici, dimostrando che le pretese e i comportamenti di Khomeini e del suo regime non hanno nulla a che fare con l’Islam. Il MEK diffonde il messaggio dell’autentico Islam, che è libertà, compassione, tolleranza, così come pace, fraternità e coesistenza con i vicini e con il mondo.

Per queste ragioni, il regime iraniano è ben consapevole della minaccia esistenziale che per esso è costituita dall’OMPI. È per questo che negli ultimi nove mesi ha lanciato due attacchi missilistici su Camp Liberty, dove alcuni dei membri dell’OMPI risiedono.

Nel recente attacco, parti di Camp Liberty sono bruciate e 50 residenti sono stati feriti.

Ed è anche per questi motivi che il regime iraniano ha tracciato una linea rossa che vorrebbe inviolabile per gli altri Paesi diffidandoli dall’avvicinarsi alla Resistenza iraniana, al fine di prevenire la formazione di qualsiasi fronte che suonerebbe la campana a morto per il regime. È solo attraversando questa linea rossa che è possibile rovesciare il regime, o almeno neutralizzare le sue minacce e i suoi pericoli.

Cari amici,

Fortunatamente, nell’ultimo anno alcuni Paesi arabi e musulmani hanno compiuto passi preziosi nell’affrontare il pericolo del regime iraniano, tra i quali la censura da parte della Conferenza di vertice della Organizzazione della Cooperazione Islamica di Istanbul contro l’ingerenza della dittatura religiosa nella regione, mentre alcuni Paesi hanno reciso i legami con il regime iraniano e alcuni hanno imposto sanzioni contro Hezbollah.

È giunto il momento, però, di intensificare gli sforzi concreti per espellere la dittatura religiosa di Teheran da tutta la regione. A tal fine, in nome del popolo iraniano che finora ha sacrificato 120.000 vite nella lotta contro il regime di Teheran, vorrei evidenziare la necessità dell’adozione di una politica decisa da parte degli Stati Uniti, dell’Europa e dei Paesi della regione, perché adottino le seguenti misure concrete per porre fine alla guerra distruttiva in Siria, che ha portato allo spostamento di metà della popolazione di quel Paese. Questi sono gli auspici del popolo della Siria, del popolo iraniano e di tutti i popoli della regione, per la pace e la tranquillità in questa parte del mondo:

1. Condanna delle atrocità del regime iraniano e della sua ingerenza in Siria da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, degli Stati membri dell’ONU e di tutti gli altri organismi internazionali;

2. Espellere il regime iraniano dalla Organizzazione della Cooperazione Islamica e tagliare i legami con il regime iraniano da parte dei Paesi arabi e musulmani a seguito delle decisioni prese dalla Conferenza di vertice dell’OIC a Istanbul, fino al momento in cui il regime termini completamente la propria ingerenza nella regione;

3. Fornire ampio sostegno politico e finanziario all’opposizione siriana democratica, così come soddisfare le sue esigenze essenziali militari e di rifornimento di armi; 

4. Adottare le necessarie misure internazionali per rimuovere le forze del regime iraniano e le milizie ad esso affiliate dalla Siria, e intraprendere misure punitive tra le quali sanzioni contro il regime. Se esso rifiuta di ritirare le proprie forze, tutte le relazioni economiche e politiche con il regime iraniano devono essere subordinate ala cessazione della sua ingerenza nella regione;

5. Escludere il regime iraniano da qualsiasi negoziato sulla crisi siriana;

6. Piena attuazione della Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite attraverso l’adozione di misure pratiche efficaci per prevenire l’invio di armi da parte del regime iraniano alla Siria, all’Iraq e a gruppi terroristici;

7. Vietare tutti gli accordi e il commercio con aziende affiliate all’IRGC;

8. Vietare tutte le forme di cooperazione e di azione comune con l’IRGC e la milizia sotto il suo comando in Siria e in Iraq con il pretesto di combattere il Daesh;

9. Stabilire una no-fly zone nel nord della Siria per proteggere la popolazione civile e per fornire aiuto ai richiedenti asilo e ai rifugiati sfollati.

Non ho alcun dubbio che, indipendentemente dalle loro differenze, i Paesi della regione siano in grado di unirsi mano nella mano con il popolo e la Resistenza iraniani, al fine di porre fine una volta per tutte al potere del regime del velayat-e faqih e voltare pagina nella storia di questa parte del mondo.

Vi ringrazio tutti.

 

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,634FollowersFollow
40,476FollowersFollow