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Iran: Maryam Rajavi ammonisce l’Occidente per le concessioni ai mullah iraniani nei colloqui sul nucleare

Maryam Rajavi, Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, sabato 8 Novembre 2014 ha detto che il regime iraniano continua la sua corsa alle armi nucleari che considerano garanti della sua sopravvivenza.

 

Parlando ad una conferenza al quartier generale del CNRI, ad Auvers-sur-Oise, alla periferia di Parigi, Maryam Rajavi ha detto: “I mullah insistono ancora a produrre la bomba atomica. Non sono sicuri del loro futuro e cercano di fare della bomba il garante della loro sopravvivenza”.

Ai moltissimi illustri personaggi francesi e a tutti i partecipanti alla conferenza, intitolata “Vittoria della Giustizia, Legittimazione della Resistenza Iraniana”, Maryam Rajavi ha detto che l’accordo provvisorio tra Tehran e i P5+1, firmato lo scorso Novembre, doveva portare ad un accordo esaustivo che ponesse fine alla corsa alla bomba atomica dei mullah. Ma nel momento in cui i mullah si sono resi conto che il governo da loro prescelto in Iraq era destinato a fallire Ali Khamenei, leader del regime, ha cambiato tono. Il voltafaccia dei mullah è dovuto all’instabilità dei calcoli sulle conseguenze di un accordo sul nucleare che ora vedono devastante in maniera esponenziale.

Secondo Maryam Rajavi un altro elemento che ha contribuito ad aumentare la sfacciataggine dei mullah sono le ripetute concessioni fatte dall’Occidente. Tra queste concessioni vi sono: non insistere sull’attuazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul programma nucleare iraniano e l’aumento del numero delle centrifughe che al regime è concesso di avere. Il risultato di questa politica è che il regime “è stato incoraggiato a chiedere altre concessioni dall’Occidente o a cercare di guadagnare tempo per mantenersi aperta la strada alla bomba atomica”.

Con l’approssimarsi della scadenza del 24 Novembre per l’ottenimento di un accordo esaustivo sul programma nucleare iraniano, Maryam Rajavi ha ammonito che qualunque accordo dovrà prevedere la completa attuazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la totale interruzione di qualunque tipo di arricchimento, l’accettazione del Protocollo Integrativo e le ispezioni a sorpresa in tutti i siti sospetti presenti in Iran.

La Presidente eletta della Resistenza Iraniana ha ribadito che i governi occidentali sono rimasti in silenzio di fronte all’escalation delle violazioni dei diritti umani in Iran e all’esportazione del terrorismo di massa  dei mullah in tutta la regione, per ottenere il consenso del regime iraniano ai colloqui. Ha detto che questa politica ha portato solo al rafforzamento del regime iraniano. Quindi qualunque accordo dovrà prevedere la fine delle esecuzioni e della tortura in Iran, nonché la fine delle politiche guerrafondaie del regime nella regione.

Tra gli illustri personaggi francesi che hanno partecipato alla conferenza vi sono: Henri Leclerc, Presidente onorario della Lega Francese per i Diritti Umani, Yves Bonnet, ex-capo della DST, l’agenzia francese per il contro-spionaggio e Abderrahmane Dahmane, Presidente del Consiglio dei Democratici Musulmani di Francia. Tutti hanno espresso il loro sostegno alla Resistenza Iraniana nei loro interventi. All’evento ha preso parte anche un significativo numero di associazioni di giovani iraniani di tutta Europa.

Maryam Rajavi ha esaminato la riprovevole situazione dei diritti umani durante la presidenza di Hassan Rouhani che vede questa nuova ondata di aggressioni con l’acido contro le donne, la repressione delle minoranze etniche e religiose e l’aumento esponenziale delle esecuzioni, tra le quali quella di Reyhaneh Jabbari il cui unico crimine era quello di essersi difesa da terribili violenze fisiche.

Maryam Rajavi ha sottolineato che questo regime non può sopravvivere senza le esecuzioni dei giovani e la repressione delle donne poiché è molto fragile e teme la protesta popolare. Questo regime è il principale protettore del fanatismo e il principale esportatore della crisi e del terrorismo in Iraq e Siria. L’esportazione del terrorismo è una componente vitale del regime, dato che è sommerso da una crisi economica, politica e sociale irrimediabile.

Maryam Rajavi ha anche affrontato la questione delle pressioni esercitate dal regime teocratico e dai suoi agenti in Iraq sui dissidenti iraniani residenti a Camp Liberty, in Iraq, tra i quali si trovano membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK), il principale movimento di opposizione iraniano.

Ha chiesto che Camp Liberty venga riconosciuto come campo per rifugiati e venga posto sotto la supervisione dell’ONU. Che tutti i blocchi al campo, in particolare quello sanitario, vengano rimossi e che vengano garantite le misure necessarie per la protezione e la sicurezza dei residenti nel campo.

 

 

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