
Dopo la recente condanna a morte di Ramin Hosseini Panahi a Sanandij, sette prigionieri politici di Rajaee Shahr (nella provincia di Karaj) hanno scritto una lettera aperta intitolata “L’impiccagione è un omicidio da parte del governo, in ogni circostanza”, nella quale hanno invitato le società internazionali e le persone coscienziose a lottare per l’estirpazione di questa forma di punizione inumana:
“Negli ultimi decenni e secoli, l’impiccagione è stata il principale tipo di esecuzione in molte società; tuttavia, con l’introduzione nel tempo di trattati e di emendamenti costituzionali, è stata ormai completamente bandita in oltre 100 Paesi.
Sfortunatamente, questo non è il caso in Iran; non solo questa forma di esecuzione non è diminuita nel secolo scorso, ma è diventata ancora più diffusa, ed è sempre più utilizzata per giustiziare i prigionieri politici; molte persone sotto il regime di Pahlavi o sotto quello attuale sono state vittime di questa pena. Ramin Hosseini Panahi è l’esempio più recente di un prigioniero politico che può essere impiccato da un giorno all’altro.
Noi, come prigionieri politici di Gohardasht (nella provincia di Karaj), vorremmo esprimere pubblicamente la nostra opinione al riguardo; consideriamo l’impiccagione un omicidio da parte del governo, in ogni circostanza. Condanniamo fermamente questo atto disumano e chiediamo la sua estirpazione. Speriamo che le società internazionali, le organizzazioni per i diritti umani e le persone coscienziose non rinuncino ai loro sforzi e continuino a combattere.
Saieed Masvari, Zanyar Moradi, Saieed Shirzad, Arash Sadeghi, Payam Shakiba, Loqman Moradi, Majid Asadi
Prigione di Gohardasht
Maggio 2018”
