lunedì, Dicembre 5, 2022
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IRAN: Le militanti dei diritti delle donne represse in Iran

ImageAssociated Press – il mese scorso (marzo 2007), 31 militanti difensori della causa delle donne in Iran sono state fermate, molestate e condotte in prigione. Una repressione che illustra l’arretramento dei diritti delle donne iraniane fin dall’arrivo al potere del presidente ultra conservatore Mahmoud Ahmadinejad.
Le 31 militanti sono state accusate di ricevere fondi dell’estero per fomentare la contestazione in Iran. Ma secondo una militante di nome, Mahboubeh Abbasgholizadeh, l’unica loro colpa è di essersi raccolte dinanzi ad un tribunale di Teheran per sostenere cinque attiviste arrestate con l’accusa di aver chiesto la modifica delle leggi discriminatorie misogine.

Il codice penale iraniano è fortemente influenzato da interpretazioni dell’islam favorevoli agli uomini. Ad esempio, fin dall’età di nove anni le ragazze sono considerate adulte: possono così essere giudicate penalmente, ed incorrere nella pena di morte. In compenso, i ragazzi diventano legalmente adulti a 15 anni.

Una ragazza può sposarsi fin da 13 anni con il consenso del padre e l’autorizzazione di un giudice. Se un uomo ed una donna sono feriti in un incidente, l’uomo ottiene due volte tanto i risarcimenti e gli interessi. Le donne devono avere il permesso del padre o del marito per viaggiare.

Gli uomini hanno il diritto incontestato di divorziare e possono praticare la poligamia, raro nelle città, ma più partecipa nelle campagne. La donna riceve metà d’eredità e può essere condannata a morte da lapidazione per adulterio, pena applicata una sola volta dal 1998.

I diritti delle iraniane, in progresso sotto la presidenza del riformatore Mohammad Khatami, sono in arretramento dall’arrivo al potere di Mahmoud Ahmadinejad nell’agosto 2005.

Mentre l’attenzione internazionale riguarda la crisi diplomatica legata al nucleare iraniano, i danni ai diritti delle donne si sono intensificati ed il timore di un attacco americano funge spesso da pretesto a questa indurimento, secondo le militanti.

Quest’ultimi dieci mesi, le forze di sicurezza "sono diventate sempre più aggressive proprie, quando le azioni delle donne sono sempre più pacifici e morbidi", sottolinea Jila Baniyaghoub, una militante che è stata anche imprigionata. "con l’uso della repressione cercano di farci capire che non tollereranno più i critici.".

Una delle prime decisioni di Ahmadinejad fu di sostituire il centro per la partecipazione delle donne, organismo governativo creato per promuovere i diritti delle iraniane, con un "centro per le donne e gli affari familiari", nuova denominazione che rifletté la sua convinzione che il posto delle donne è principalmente alla casa. Dall’inizio della sua presidenza, l’accesso ad Internet è stato restretto, quasi tutti i giornali pro- riformatori chiusi e le militanti dicono di essere maggiormente sorvegliati.

La sig.ra Abbasgholizadeh, madre, divorziata, 48 anni, ed altre persone si battono contro le leggi che autorizzano la lapidazione, la poligamia, che favoriscono gli uomini in materia d’occupazione e d’eredità o che rifiutano divorziate alla piena custodia dei loro bambini.

Lungi da arretrare, il governo sta elaborando una legge per limitare il numero di studenti alla metà degli iscritti nelle università (vi sono 65% oggi) e limitare il loro accesso a scuole di medicina. D’altra parte, le donne funzionari devono lasciare il loro lavoro alle 18h, per rientrare e occuparsi della loro famiglia.

Ed una volta ancora, con l’arrivo dell’estate, le autorità se la prendono con donne non abbastanza "coperte". Secondo la polizia, più di 200 donne sono state fermate fin dall’inizio dell’anno e liberate dopo avere promesso di coprirsi in modo più conservatore.

Il 12 giugno 2006, la polizia aveva disperso a Teheran una manifestazione di 5.000 donne che evocavano le riforme. Settanta donne furono arrestate e cinque organizzatori fermati. Le 31 militanti fermate il 4 marzo scorso sono state rapidamente liberate, eccetto la signora Abbasgholizadeh, che ha passato 15 giorni in prigione in condizioni particolarmente difficili insieme al suo avocate Shadi Sadr.

Durante la sua detenzione, la signora Abbasgholizadeh è stata interrogata cinque volte da un agente del ministero delle informazioni. "ho provato a convincerli che richiedere i nostri diritti non ha nulla da vedere con il nemico". Ma le hanno affermato che "governi stranieri sfruttavano (la) causa".
 

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