lunedì, Gennaio 30, 2023
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Iran: Le “elezioni presidenziali” 2017 dei mullah in 12 domande

1. Perché le “elezioni” presidenziali dei mullah, in programma per il 19 Maggio, sono così importanti?

Le elezioni-farsa dei mullah si terranno il 19 Maggio. Queste elezioni si svolgono in un periodo critico, raro nella storia del regime.

Secondo i calcoli di Ali Khamenei, leader supremo del regime, tre sono i fattori principali in base ai quali selezionerà il presidente.

• Fattori interni. Timore di proteste, del ripetersi degli eventi del 2009 e desiderio di impedire eventi simili.

• Fattori internazionali. La politica nei confronti degli Stati Uniti. La questione che deve affrontare Khamenei riguarda i rapporti con gli Stati Uniti: cioè se il regime intenda soprassedere ed accettare altri accordi tipo il JCPOA, o resistere anche a costo di uno scontro.

• All’interno del regime. Il problema della successione alla leadership suprema. Sebbene questa questione non venga dibattuta pubblicamente nel regime, non c’è alcun dubbio che avrà un effetto importante sulla decisione di Khamenei su chi sarà presidente.

2. Qual’è la procedura per l’elezione e chi può partecipare?

La natura delle elezioni in Iran è diversa da quella dei paesi democratici. La Costituzione nega la possibilità di un’elezione in base a standards internazionali riconosciuti. L’articolo 91 regola la formazione del Consiglio dei Guardiani (CG), composto da sei teologi nominati dal leader supremo e da sei giuristi nominati dal capo della magistratura, il quale è a sua volta nominato dal leader supremo.

L’articolo 99 assegna al Consiglio dei Guardiani il compito di supervisionare qualunque elezione che si tenga in Iran.

Persino coloro i quali siano stati approvati in base alla loro lealtà verso il regime, nella prima fase di esame, come quella del Ministero dell’Intelligence, verranno poi riesaminati dal Consiglio dei Guardiani.

La legge elettorale stabilisce che i candidati devono “credere ed aderire all’Islam e al sacro sistema della Repubblica Islamica nella pratica” e devono “esprimere lealtà alla Costituzione e al principio del velayat-e faqhih” (o potere assoluto del leader religioso).

Il 5 Ottobre 2015 Ahmad Janati, Segretario del CG, è andato oltre, affermando che la fede e l’aderenza devono essere “appassionate”.

L’articolo 26 della Costituzione stabilisce che i partiti politici non devono violare le “leggi islamiche” e l’articolo 27 consente le assemblee e i raduni solo se “non violano i principi e i fondamenti islamici”. Di conseguenza, non può esistere nessun gruppo di opposizione nel paese e pertanto nessuna opposizione partecipa alle elezioni. In altre parole, questa è solamente un’elezione all’interno del regime e tra quelli fedeli al sistema.

Nel 1991 il CG ha pubblicato la sua interpretazione del suo ruolo in ambito elettorale, affermando che “la supervisione menzionata nell’articolo 90 della Costituzione è sanzionatoria e si applica a tutte le fasi delle elezioni, comprese l’approvazione o la squalifica dei candidati”.

Perciò, persino all’interno del regime e tra quelli che credono nel sistema e sono leali al leader supremo, solo coloro i quali potranno provare che la loro fede e la loro condotta è appassionatamente in linea con il potere assoluto del leader supremo, potranno partecipare alle elezioni.

3. Cosa significa “elezioni” all’interno del regime teocratico?

Come già detto, il primo fatto che deve essere preso in considerazione è che le elezioni in Iran non sono né libere, né eque. Le elezioni nel regime teocratico vogliono dire divisione del potere tra le varie fazioni del brutale regime del velayat-e-faqih. Tutto il potere resta nelle mani di un mullah e le elezioni non hanno assolutamente l’aspetto che hanno nelle società democratiche moderne. In questo regime, tutti i candidati passano attraverso il Consiglio dei Guardiani. La metà dei membri del Consiglio dei Guardiani viene scelta direttamente dal leader supremo e l’altra metà viene nominata dal capo della magistratura, il quale viene a sua volta nominato dal leader supremo. Chiunque sia anche minimamente in disaccordo con il sistema del leader supremo non potrà mai candidarsi.

Il fatto importante è che, diversamente da altri luoghi in cui si tengono elezioni libere o persino semi-libere, non esiste opposizione nelle elezioni dei mullah. Le elezioni hanno un significato solo se esiste un’opposizione. Nel regime teocratico, gli unici che possono parteciparvi sono quelli che fanno parte della cerchia al potere, ed entrambe le fazioni sono parte del regime.

È interessante il fatto che i candidati alle prossime elezioni, come Hassan Rouhani ed Ibrahim Raeisi, stanno partecipando con l’approvazione di Khamenei. Mohammad Reza Nematzadeh, attualmente Ministro dell’Industria e delle Miniere di Rouhani, l’8 Aprile ha detto: “Un giorno Rouhani ha detto al governo ‘Ho discusso con Khamenei su ciò che è meglio fare? Devo partecipare o no? E lui ha insistito sul fatto che devo presentarmi e che devo candidarmi’. Sono sicuro che se il leader avesse detto ‘No, non va bene’, lui avrebbe accettato. Senza il permesso esplicito del leader, lui non decide sulle questioni più importanti”.

Il 21 Marzo, cinquanta mullah dell’Assemblea degli Esperti hanno inviato una lettera a Khamenei chiedendogli di approvare la candidatura di Raeisi, precisando che Raeisi aveva detto che sarebbe entrato in scena solo con l’approvazione di Khamenei. Solo dopo l’approvazione di Khamenei ha annunciato la sua candidatura.

4. Qual’è l’entità del potere e dell’autorità del presidente nel regime dei mullah?

Il presidente iraniano, sotto il sistema del velayat-e-faqih, non può essere paragonato al presidente americano o francese. Secondo la costituzione del regime, gran parte dell’autorità e dei poteri previsti per il presidente in questi paesi, in Iran rientrano nei poteri del leader supremo. Bisogna precisare che l’autorità del leader supremo è talmente assoluta che i poteri limitati del presidente, così come sono definiti nella costituzione, possono facilmente essere revocati dal leader supremo. Qualunque tipo di affari dello stato nel regime teocratico è nelle mani di Khamenei, del suo ufficio, del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (IRGC) e della sua forza Quds. Mohammad Khatami, il cosiddetto presidente moderato del regime tra il 1997 e il 2005, negli ultimi anni della sua presidenza soleva dire “siamo solo dei facilitatori del regime”.

5. Il regime dei mullah è formato da fazioni differenti. Qual’è il messaggio delle fazioni interne del regime e qual’è la differenza tra l’una e l’altra?

La presenza di due o più fazioni all’interno del regime non rappresenta in alcun modo individui o fazioni che rappresentino settori diversi della società, come nei paesi occidentali. Il punto in comune tra queste fazioni è che tutte sono state coinvolte nelle attività terroristiche all’estero e nelle uccisioni in Iran sin dal principio. Ciò che avviene nelle cosiddette elezioni è che tutti lottano per la loro fetta di potere e per una parte maggiore nel saccheggio delle proprietà del popolo. Ora che il regime si trova in uno stato di fragilità e deve affrontare una crisi sociale, regionale ed internazionale, è assolutamente naturale che la lotta interna al regime si sia intensificata e che la crisi del regime si sia aggravata. L’inasprimento della lotta interna non è dovuto a due nature diverse o a due diverse mentalità, è, prima di tutto, un riflesso del fallimento del regime che non riesce a risolvere i problemi sociali e una crescente insoddisfazione. Le differenze sono su come salvare il regime da queste crisi. Ciascuna parte dice all’altra che continuare di questo passo porterà alla caduta del regime.

6. Quali sono le circostanze che incidono sulle attuali elezioni presidenziali?

• Primo – Un anno e mezzo dopo il JCPOA, e nonostante una serie di concessioni ingiustificate che ha avuto dagli Stati Uniti e dall’Occidente, il regime non è riuscito a risolvere nessuno dei suoi problemi fondamentali. Al contrario, rinunciando alle armi nucleari, anche se temporaneamente, tutto il regime nel suo complesso, e Khamenei in particolare, si è indebolito e la sua crisi interna si è aggravata. Sfruttando al meglio il JCPOA, Rouhani voleva consolidare la sua posizione nel regime. Ma nonostante l’accordo sul nucleare e nonostante tutte le concessioni illegittime e ingiustificate fatte da Obama al regime, l’accordo sul nucleare non ha risolto nulla. Per quanto riguarda il popolo iraniano, esso non ha beneficiato del JCPOA. Rouhani non è riuscito a mantenere nessuna delle promesse che aveva fatto e non c’è stato nessun miglioramento in termini economici e sociali. Quindi è un elemento totalmente fallimentare.

• Secondo – Con la partenza di Obama il regime teocratico ha perso il suo maggiore appoggio sulla scena internazionale ed è assolutamente consapevole di stare entrando in una nuova era, cosa che lo preoccupa enormemente viste le politiche del nuovo governo. La strategia regionale di Obama era basata sul compromesso con il regime, perciò con la partenza di Obama, il regime teocratico è particolarmente debole nell’equilibrio regionale.

• Terzo – Il completamento del trasferimento di migliaia di membri del PMOI da Camp Liberty e da Ashraf, in Iraq, verso i paesi europei ha scioccato il regime. Il regime non è riuscito, nonostante enormi investimenti e l’utilizzo di tutti i suoi mezzi e risorse, a massacrare i membri del PMOI o a costringerli ad arrendersi e questo è stato un duro colpo per il regime. La presenza di una resistenza organizzata con radici diffuse a livello sociale in Iran, è un fattore determinante che il regime deve considerare seriamente nei suoi calcoli.

• Quarto – La morte dell’ex-presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, da un lato ha indebolito il regime in tutto il suo complesso e, dall’altro, ha lasciato la fazione di Rouhani senza appoggio, dando mano libera a Khamenei per consolidare il suo potere.

7. Qual’è la più grossa preoccupazione di Khamenei e il limite più importante per il regime?

Il limite invalicabile per Khamenei è la ribellione del popolo. Gli esponenti del regime stanno mettendo in guardia da mesi sulla minaccia di una ribellione. Nel regime teocratico, la frode organizzata per fare uscire vincente dalle urne il candidato desiderato, viene detta “ingegneria elettorale”. Khamenei ha il potere di orchestrare le elezioni in modo tale da far sì che le lotte intestine tra le varie fazioni non portino allo scoppio di una ribellione. L’analisi interna e le valutazioni del regime dicono che se le proteste iniziassero nonostante tutte le misure applicate dal regime negli ultimi anni, questa volta il regime non sarebbe in grado di controllarle e il ripetersi di scene come quelle delle proteste del 2009, metterebbero in serio pericolo tutto il regime nel suo complesso.

8. Chi sono i due principali candidati?

Ibrahim Raeisi, ha fatto parte della magistratura sin dalla creazione del regime teocratico, emettendo le condanne a morte. All’età di 8 anni, era assistente procuratore e a 19 procuratore dei tribunali rivoluzionari del regime. Era uno dei componenti della Commissione della Morte che applicava la fatwa di Ruhollah Khomeini per il massacro dei membri del PMOI nel 1988. Durante questo massacro furono giustiziati 30.000 prigionieri politici. Ali Hossein Montazeri, l’allora successore di Khomeini, incontrò Raeisi e gli altri membri della Commissione della Morte 20 giorni dopo l’inizio del massacro e disse loro che queste esecuzioni erano il più grosso crimine della Repubblica Islamica. Una registrazione audio di questo incontro è stata resa pubblica dopo 28 anni. In essa si sente Montazeri parlare dell’esecuzione di donne incinte e di ragazzine di 15 anni, durante il massacro. Secondo alcuni rapporti Raeisi fu il più brutale e crudele dei membri della Commissione della Morte. Godeva della totale fiducia di Khomeini per quanto riguardava le pene più disumane, come le amputazioni. In seguito ha detto che chiunque avesse protestato durante le manifestazioni del 2009, sarebbe stato considerato Mohareb (in guerra con Dio) e avrebbe dovuto essere giustiziato. Raeisi è noto nel regime per la sua brutalità, soprattutto nel massacro dell’opposizione, vale a dire del PMOI. Raeisi deve essere processato come uno dei massimi responsabili di crimini contro l’umanità.

Hassan Rouhani ha fatto parte dell’apparato decisionale del regime sin dal principio ed è direttamente coinvolto in tutti i crimini commessi dal regime, comprese la repressione, la guerra, l’invio di ragazzi e minorenni nei campi minati. Ha ammesso di essere coinvolto nella repressione delle proteste popolari del 1999. Non si è espresso sul massacro del 1988, ma nel corso degli anni non ha fornito nessuna prova che attesti che ne abbia preso le distanze e quindi ha praticamente espresso il suo appoggio. Tremila persone sono state giustiziate durante la sua presidenza e Rouhani ha definito queste esecuzioni “l’applicazione delle leggi divine”. Secondo un rapporto dell’ONU, la situazione dei diritti umani è peggiorata nettamente in molti ambiti durante la sua presidenza. Nei quattro anni della sua presidenza ha ripetutamente ed esplicitamente appoggiato Bashar al-Assad e il massacro del popolo siriano, nonché i tests missilistici del regime. Nonostante tutte le sue affermazioni sulla ripresa economica, nonostante l’accordo sul nucleare, la situazione economica è regredita considerevolmente. E prima di diventare presidente, Rouhani aveva ammesso di aver ingannato l’Occidente sul programma nucleare iraniano. La differenza tra Rouhani e Raeisi è che Rouhani ha combinato la brutalità con l’inganno.

9. Che cosa vuole significare la candidatura di Ibrahim Raeisi e che messaggio invia?

Come già detto, Khamenei ha proposto la candidatura a presidente di Ibrahim Raeisi dopo molte considerazioni. Tutto questo è coerente con il tentativo di Khamenei di portare avanti la linea di contrazione del regime, applicare il suo potere consolidato per proseguire, per quanto possibile, le politiche che prevedono l’esportazione del terrorismo e del fondamentalismo, gli interventi nella regione e la repressione, dato che Khamenei vede tutto questo come qualcosa che aumenta le possibilità di sopravvivenza del regime. Questo processo inevitabilmente intensificherà le differenze all’interno del regime durante le elezioni.

10. Quali sono le prospettive?

Vista la situazione che tutto il regime nel suo complesso si trova ad affrontare, Khamenei non ha scelte semplici o gratuite. Tutto questo ha creato una situazione praticamente senza precedenti con due percorsi e due visioni globali per il leader supremo.

• Se Khamenei riuscirà e potrà fare le necessarie manovre, per fare diventare Raeisi presidente, questo regime avrà una base molto più piccola. Questo intervento provocherà defezioni all’interno del regime e un aumento del malcontento. Dall’altro lato la comunità internazionale saprà ancora meglio di prima che le riforme, la moderazione e un cambio di regime dall’interno sono un assoluto miraggio.

• Se le manovre di Khamenei fallissero e, per qualunque ragione non riuscisse a far diventare presidente Raeisi, la dispersione all’interno del regime aumenterebbe persino di più. Khamenei, in quanto leader supremo, ne verrebbe indebolito e si troverebbe in una posizione più difficile nella scelta di un successore. Dall’altro lato, la sua debolezza causerebbe un’escalation della crisi tra le fazioni per la divisione del potere. A questo punto l’assenza di Rafsanjani diventerebbe più lampante, la dispersione raggiungerebbe l’apice e tutto il regime si troverebbe ad affrontare una enorme crisi.

11. Quanto è grave la questione della successione di Khamenei?

Sebbene non sia di dominio pubblico, la questione della successione è da tempo una delle principali preoccupazioni di Khamenei. Non molto tempo fa, l’ayatollah Ahmad Khatami, membro dell’Assemblea degli Esperti e leader della preghiera del venerdì a Teheran, ha rivelato che su sette sessioni dell’Assemblea degli Esperti, cinque si erano occupate della scelta del prossimo leader. In tali circostanze è vitale per Khamenei che qualcuno della sua stessa fazione occupi la presidenza. Uno il cui nome viene spesso menzionato è Raeisi. Perciò se Khamenei non riesce durante le elezioni a far uscire dalle urne il nome di Raeisi, grazie alle sue manovre elettorali, dovrà affrontare altre crisi. Ciononostante, questa è una disputa seria tra i mullah e la sua rivelazione provoca al regime una crisi per la sua sopravvivenza.

12. Qual’è la via d’uscita da tutti questi fattori?

I due candidati non presentano differenze fondamentali in termini di politiche di repressione, di esportazione del terrorismo e del fondamentalismo e di appropriazione delle ricchezze del popolo, elementi che costituiscono le fondamenta di questo stato. Ma queste elezioni, di per sé, rappresentano una crisi per il regime teocratico e il risultato sarà un indebolimento del regime stesso. Dato che tutto il regime nel suo complesso è in crisi e ad un’impasse, a prescindere da quale direzione prenderanno gli eventi, tutto il regime ne verrà fuori più debole. Se Khamenei riuscirà a far diventare presidente Raeisi, il suo regime ne sarà maggiormente consolidato. Ma anche se diventerà più coeso internamente sarà comunque più debole e dovrà affrontare molte crisi interne ed esterne. Ma se il leader supremo non riuscirà a far vincere Raeisi, questo sarà un duro colpo per il prestigio e la reputazione di Khamenei  e i conflitti all’interno del regime si intensificheranno.

 

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