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Iran : la festa del lavoro non consiste nel picchiare e arrestare i lavoratori

ImageCNRI, 3 maggio – Amnesty International ha pubblicato la seguente dichiarazione pubblica (MDE 13/049/2007) a proposito della repressione che si è verificata durante il corteo del primo maggio in Iran :
Amnesty International esprime la sua preoccupazione davanti alle informazioni che riferiscono di botte sui lavoratori che hanno preso parte alle manifestazioni pacifiche in onore del primo maggio a Teheran e a Sanandaj, così come dell’arresto, a Sanandaj, di Sedigh Karimi e Khaled Rasouli, membri del sindacato dei lavoratori disoccupati o licenziati (Ettehadiye Kargaran-e Bikar va Ekhraji). Secondo alcune informazioni comunicate ad Amnesty International, decine d’altre persone sono state arrestate durante le manifestazioni del primo maggio.

Amnesty International chiede alle autorità iraniane di rispettare i diritti di riunione pacifica, e di accusare immediatamente gli arrestati un’infrazione penale riconosciuta dal diritto internazionale o di liberarle.
Secondo certe informazioni, un piccolo numero di manifestanti pacifici, separandosi dalla manifestazione per il primo maggio autorizzata dalle autorità allo stadio di Shahid Shiroudi, nel centro di Teheran, ha cominciato a spostarsi verso piazza 7 Tir. Un gruppo di circa 600 lavoratori ha lanciato degli slogan contro il governo e il parlamento, mentre sono scoppiati scontri in certi punti tra i manifestanti e le forze dell’ordine.
Alla stazione della metro di 7 Tir, una quindicina di rappresentanti del Ministero dell’Informazione hanno provato ad arrestare Mansour Ossanlui, presidente del sindacato della società degli autobus di Teheran e della periferia , ma è riuscito a fuggire. Secondo certe informazioni, decine d’altre persone sono state arrestate in connessione con la manifestazione del primo maggio a Teheran.

A Sanandaj la capitale della provincia del Kurdistan, nel nord ovest dell’Iran alcuni rappresentanti del ministero dell’Informazione hanno disperso alle dieci di mattina una raggruppamento di circa 400 persone ferendo e arrestando un numero ancora sconosciuto di partecipanti.
Behzad Sohrabi e Hassan Qaderi, militanti dei diritti dei lavoratori, sono stati riempiti di botte e feriti, mentre Sedigh Karimi, membro del comitato direttivo del sindacato dei lavoratori disoccupati e licenziati, e Khaled Rasouli, direttore aggiunto della stessa organizzazione, sono stati arrestati dai rappresentati del ministero dell’Informazione.
L’articolo 21 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (PIDCP), del quale l’Iran è parte, garantisce il diritto alla riunione pacifica.

Secondo l’articolo 3 del Codice di condotta delle Nazioni Unite per i responsabili dell’applicazione delle leggi, la forza non può essere utilizzata se non in caso di stretta necessità, e nella misura necessaria per l’adempimento del loro dovere. Sempre secondo questo Codice, il ricorso alla forza deve essere eccezionale, nel rispetto del principio del principio di proporzionalità.
In previsione di una manifestazione organizzata dagli insegnanti, che doveva aver luogo questo 2 maggio, Amnesty International domanda alle autorità di proteggere il diritto alle riunioni pacifiche dei partecipanti e di rispettare le norme internazionali relative ai diritti umani nell’ambito di tutte le manifestazioni, quelle ufficialmente autorizzate e quelle no.
Contesto
Dopo il mese di marzo alcuni insegnanti hanno organizzato scioperi e manifestazioni per esigere migliori salari e condizioni di lavoro a Teheran e in altre città cosa che ha portato all’arresto di decine di militanti del sindacato. Nove insegnanti sarebbero ancora detenuti senza accuse né processi in connessione con queste attività.
Questo 28 aprile un discorso che doveva essere pronunciato da Mansour Ossanlu alla società islamica degli studenti della facoltà di diritto dell’Università di Teheran è stato annullato all’ultimo minuto dai responsabili della facoltà di diritto dell’università di Teheran. Mansour Ossanlu, che doveva discutere dei problemi riscontrati dalle organizzazioni dei lavoratori ha pronunciato un discorso davanti ai cancelli dell’università in un contesto informale.

Mansur  Ossanlu è stato in carcere dal dicembre 2005 all’agosto 2006, poi è stato nuovamente arrestato nel novembre del 2006 e detenuto nella sezione 209 della prigione di Evin fino al 19 dicembre data della sua liberazione sotto cauzione. Il suo avvocato ha dichiarato il 12 dicembre che era stato detenuto per le sue attività sindacali nonché per i suoi contatti con le organizzazioni internazionali come l’OIT e altre organizzazioni per i diritti dei lavoratori della comunità internazionale e delle Nazioni Unite. Amnesty International considera Mansour Ossanlu prigioniero politico.
Per maggiori informazioni, siete pregati di consultare
http://web.amnesty.org/library/Index/FRAMDE130112007

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