giovedì, Dicembre 1, 2022
HomeNotizieResistenza IranianaIran - La fatwa moderna di morte e attentati ? der SPIEGEL...

Iran – La fatwa moderna di morte e attentati ? der SPIEGEL o “Tribunale della rivoluzione islamica” dei mullà?

L’articolo di Der Spiegel del 16 febbraio 2019 dal titolo “Prigionieri della rivolta” è una collezione di menzogne e di vergognose calunnie contro il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana e contro i Mojahedin del popolo iraniano ed è una chiara tradimento alla libera espressione e obiettività della stampa, che calpestando drammaticamente i principi professionali, cerca di soccorrere in maniera deplorevole la dittatura teocratica e terroristica al potere in Iran per aprire la via agli sanguinari atti terroristici dei mullà.

Un regime di cui spie e terroristi, hanno calcato tutto il territorio europeo, dalla Francia alla Germania e Belgio e Austria e Danimarca e Norvegia e Albania. Amnesty International ha denominati l’anno 2018 l’anno della vergogna per il regime al potere in Iran, a causa di oltre 7000 arresti politici. Questo genere di schiavitù e umiliazione di fronte ad un regime, di cui scricchiolio del rompersi delle ossa di fronte alla rivolta coraggiosa del popolo iraniano ha riempito il mondo, per trenta denari è davvero esemplare e soprattutto il popolo iraniano che ora subisce oppressione sanguinario di questo regime non lo potrà mai dimenticare.
Chiarificazioni e corrispondenze della rappresentanza del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana per questa rivista non lasciano alcun dubbio che Der Spiegel è del tutto prevenuto ed è volutamente parziale. Chi ha scritto l’articolo ha messo in riga con coscienza, delle clamorose menzogne contro la Resistenza Iraniana. Noi ora pubblicando la corrispondenza con Der Spiegel e ci appelliamo al giudizio di tutte le coscienze libere e tutti i difensori della libertà di espressione in Germania. Prima di esporre la cronologia, le precedenze e processo di scrivere queste menzogne di Der Spiegel, è utile ricordare tre punti:
• la sincronizzazione della pubblicazione dell’articolo mette in evidenza il suo sporco obiettivo. Secondo la lettera che il Sig. Mathieu Von Rohr, vicecapo redattore esteri ha scritto a noi, l’articolo doveva uscire il 24 novembre 2018. Però, secondo l’ordinazione, la data della pubblicazione doveva essere solo quando il regime iraniano avesse più bisogno. La conferenza di Varsavia e la manifestazione degli iraniani in quella città ha provocato tale collera che l’articolo di der Spiegel poteva fungere come un balsamo. La calda e precipitosa, accoglienza e senza precedenti della stampa del regime iraniano all’articolo, palesa la coordinazione di tutta questa faccenda. L’agenzia Irna col titolo “Racconto toccante di Der Spiegel della tortura psicologica dei membri dei Mojahedin in Albania”; l’agenza Mehr del ministero delle Informazioni col titolo “L’esercitazione dei Mojahedin in Albania: tagliare la gola tre volte a settimana”; l’agenzia Fars del Corpo dei pasdaran col titolo “Reportage di Der Spiegel dalla base dei Mojahedin: membri di questa organizzazione vengono addestrati ad uccidere”; l’agenzia Mizan del sanguinario sistema giudiziario col titolo “I Mojahedin in Albania vengono addestrati ad uccidere con coltello, cavare gli occhi e squarciare le bocche”; il sito dei sostenitori di velayat col titolo: “Reportage toccante di Der Spiegel della violenza dei Mojahedin” e centinaia dei mass media del regime hanno pubblicato pezzi coi titoli dello stesso tenore hanno pubblicato la traduzione dell’articolo di Der Spiegel.
• Soggetto principale dell’articolo sono i membri dei Mojahedin del popolo in Albania. Coloro i quali il regime iraniano era intenzionato ad annientarli in Iraq, ma grazie ad una campagna della Resistenza Iraniana hanno potuto uscirne salvi. Come si riporterà nella cronologia, il vicecapo redattore esteri ci ha informato, il 14 novembre, di voler scrivere un articolo su questo argomento. Noi l’abbiamo inviato due volte di visitare il luogo della residenza dei Mojahedin del popolo in Albania, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. È davvero vergognoso che come gli inquisitori medievali e proprio come i mullà al potere in Iran che condanna le sue vittime senza difensori e alcun bisogno di sentire la loro risposta e che ignorando perfino il loro processi li spedisce al patibolo. Tutto questo è la vergogna della democrazia, è umiliazione per la libera espressione nel terzo millennio. 2500 membri dei Mojahedin del popolo sono stati condannati a morte in contumace e sono il soggetto del terrorismo del regime; ora Der Spiegel, esattamente come i sanguinari mullà al potere in Iran, li condanna in contumace! Questo non sembra l’emissione di una fatwa di morte? Questa è Der Spiegel o il Tribunale della rivoluzione islamica?
• Questo articolo con una sporca motivazione politica tenta di far apparire i Mojahedin del popolo come criminali. Per questo per affermare la sua tesi rifiuta di appurare la veridicità dei fatti. Non è ancora asciugato l’inchiostro direttore di der Spiegel, Claas Relotius, che scusandosi scriveva, 20 dicembre 2018, che: “I nostri argomenti vengono letti da molti occhi. il nostro reparto che verifica la veridicità dei documenti e fatti, doveva controllare i nostri testi e scoprire con attenzione gli errori. Oggi, noi sappiano che questo sistema ha dei buchi”. Però oggi si ripete un’altra storia molto più drammatica che mette in sicuro pericolo la vita di migliaia membri dei Mojahedin del popolo, in Iran e furio dall’Iran. Molte di queste menzogne nell’articolo non soltanto non si sono verificate con le fonti della Resistenza Iraniana, ma neanche con un semplice cliccare sulla rete; tutto questo non certo casuale.


Cronologia e precedenti della compilazione di un bugiardino in Der Spiegel
1. Der Spiegel online del 11 maggio in un articolo scritto da Hasnain Kazim dal titolo “Mojahedin del popolo in Iran, nuovi amici dell’America” ha elencato una serie di menzogne contro i Mojahedin del popolo e scritto: “questo movimento non ha una base all’interno del paese. Nel passato s’era apparso come marxisti-stalinisti e alcuni degli ex li accusano di avere le relazioni come una setta”;
2. In seguito la rappresentanza del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana in risposta a queste menzogne ha scritto: “Una domanda che rimane senza risposta è che se, secondo la tesi dell’articolo, i Mojahedin del popolo non hanno basi popolari tra la gente e che sono una setta o che sono una forza senza importanza, allora perché sono il principale pensiero del regime iraniano? Perché sono il primo obiettivo della sua repressione? Perché la prima richiesta del regime agli incontri internazionali è limitare i Mojahedin del popolo? E alla fine, perché l’intelligence tedesca più volta ha annunciato che sono l’obiettivo principale della disinformazione dell’intelligence del regime iraniano? Nonostante le insistenze della nostra rappresentanza mai una risposta, neppure una frase, è stata pubblicata;
3. La signora Luisa Hommerich è arrivata, il 30 settembre, senza l’appuntamento sul posto della residenza dei Mojahedin del popolo in Albania ed ha chiesta di parlare con il signor Farid Tutunchi, uno dei consiglieri dei residenti. Lei per acquistare la fiducia aveva detto che è in rapporto con il signor Javad Dabiran in Germania. Aveva detto che era andata di preparare un reportage sui rifugiati siriani in Albania, ed ora sfruttando l’occasione voleva visitare anche il posto di residenza dei dissidenti iraniani e che doveva lasciare l’Albania il 2 ottobre. Era chiaro che i residenti non potevano essere d’accordo con l’accesso di una persona sconosciuta, per di più senza appuntamento;
4. Le indagini hanno rilevato velocemente che la signora Luisa Hommerich non era affatto una giornalista qualunque, ma è una che è stata per lunghi periodi in Iran e ha relazioni con gli organi di repressione e di sicurezza del regime. Lei aveva studiato a Teheran tra 2016-17 e nel gennaio 2018 era stata in Iran. Il buon senso dice che i Mojahedin del popolo, l’obiettivo principale del terrorismo del regime iraniano, non si dovessero fidare di tale personaggio e con il suo comportamento alquanto sospetto; un regime che con il denaro degli iraniani e con le più oscene truche moralmente mette in trappola il ministro della Pesca norvegese Per Sandberg, recluta Monica Witt, un ufficiale dei servizi segreti americani e assolda Abdul Hamid S. il traduttore afgano dell’esercito tedesco e che i suoi agenti uno dopo l’altro vengono individuati in diversi paesi. Gli accadimenti successivi dimostrano il sospetto dei Mojahedin del popolo quanto era opportuno, saggio e fondato;
5. Le successive indagini hanno rivelato che la sceneggiata di “rifugiati siriani” era falsa e la signora Luisa Hommerich era venuta in Albania in base ad un programma ben organizzato e con l’intenzione di un intrigo. Ella il 1 ottobre s’era incontrato con alcuni noti mercenari, con precedenti rilevate e pubblicate in dettaglio, del ministero delle Informazioni del regime. Mercenari come Ehsan Bidi e Hassan Heyrani e Manochehr Abdi; le precedenti di questi individui si possono leggere nei seguenti link:
https://www.ncr-iran.org/en/ncri-statements/terrorism-fundamentalism/15404-mullahs-intelligence-dispatches-agent-to-albania-as-refugee-to-disrupt-transfer-of-camp-liberty-residents?highlight=WyJlaHNhbiIsIidlaHNhbiIsImJpZGkiLCJlaHNhbiBiaWRpIl0=
http://iranprobe.com/camp-liberty-2/mois-s-agents-and-spies/ehsan-bidi,-iran-ministry-of-intelligence-agent-in-albania.html

6. Alla fine la Hommerich il 2 ottobre di nascosto s’era avvicinata da un altro lato del campo della residenza dei rifugiati membri dei Mojahedin del popolo, che il personale di sicurezza albanese l’ha ammonita e lei s’è allontanata;
7. Al 12 ottobre 2018 la rappresentanza del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana in una lettera alla direzione di Der Spiegel, Steffen Klusmann, Barbara Hans e Ullrich Fichtner, ha parlato del comportamento non professionale e sospetto della signora Hommerich che avrebbe potuto essere oggetto dell’abuso da parte della dittatura teocratica al poter in Iran contro la sua opposizione. In quella lettera si chiedeva, spiegando le cose per filo e per il segno ricordando l’articolo dell’11 maggio, di non permettere che ancora una volta Der Spiegel diventasse un pulpito per la dittatura iraniana e per i suoi famigerati mercenari contro il popolo iraniano e contro la sua resistenza organizzata.
Come il consueto noi non abbiamo ricevuto alcuna risposta da questo impero di cartapesta, da Der Spiegel. L’arrogante e superbo Der Spiegel forse non si renderà conte ch’è trascorso l’era della schiavitù con l’abuso della sacra bandiera della stampa. La Resistenza Iraniana ha già stracciato la bandiera “islamica” di Khomeini, migliaia volte più forte della bandiera dei potentati di Der Spiegel, sotto cui faceva i più atroci crimini, pagando sì un prezzo assai pesante;
8. Il 14 novembre 2018 il vicecapo della redazione esteri di Der Spiegel Sig. De Mathieu Von Rohr, per assolversi dai suoi compiti, ha scritto al signor Dabiran: “La nostra collega Sig.ra Luisa Hommerich più volte ha cercato di contattarvi, ma purtroppo non ha avuto successo. Siccome noi pubblicheremo un articolo sull’organizzazione dei Mojahedin del popolo vi chiediamo di rispondere alle seguenti domande urgentemente entro il martedì 21 novembre ore 12:00”. Il signor vicecapo redattore preso dalla fretta di costruire una giustificazione, ha dimenticato di guardare il suo calendario per vedere che il martedì era il 20 novembre e non 21! In quella lettera c’era un cumulo di calunnie travestito in 10 domande che perfino lo stesso ministero delle Informazioni del mullà avrebbe trovato vergogna a formularle. Per esempio nella prima domanda si domandava: “Secondo le nostre indagini [i Mojahedin del popolo] in Albania non hanno permesso di usare il telefono cellulare, l’orologio e il calendario”. Vista la confusione del signor vicecapo sulle date sembrerebbe che il suo calendario fosse stato sequestrato di forza dai Mojahedin del popolo;
9. Nello stesso giorno, il 14 novembre, la rappresentanza del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana in Germania ha risposta al vicecapo: “Io oggi ho ricevuto la sua lettera e sto preparando la risposta. Quando è fatta gliela spedirò. Voglio invitare proprio lei a visitare il campo dei rifugiati in Albania. Nel frattempo vorrei chiamare la sua attenzione sui alcuni punti e per spiegare ogni documento che le invio in allegato”. Allegando i 13 documenti di solida legalità e la risposta di tutte le sciocchezze dell’articolo del 16 febbraio di Der Spiegel tra l’altro ha scritto: “Confermo che nel caso dell’obiettività giornalistica e lontani dagli equivoci e piani e programmazioni della dittatura teocratica iraniana, io non vedo alcun ostacolo che lei si rechi al campo dei rifugiati in Albania e vistare ogni suo angolo e intervistare chiunque, finché la verità di prima mano venga a galla. L’unica linea rossa per noi è il ministero delle Informazioni, la Forza terroristica Qods e le loro azioni di spionaggio e terroristico”;
10. In seguito la rappresentanza del Consiglio in una lettera di 6600 battute ha risposto, il 18 novembre 2018, con esaurienti documentazioni allegate e precisi riferimenti al cumolo di ciarpame di Der Spiegel ammantato di 10 domande inquisitori, di cui il cattivo odore ha infestato l’ambiente. In questa lettera il rappresentante del Consiglio invita ancora una volta il vicecapo di Der Spiegel di visitare il campo dei rifugiati membri dei Mojahedin del popolo in Albania e così scrive: “È davvero allucinante che Der Spiegel con quanta facilità dia corpo alle menzogne prive di ogni logica che contro ogni mente sana e che non hanno alcuna familiarità con la struttura e condizioni dei Mojahedin del popolo. Queste non sono altro che le menzogne del regime iraniano ormai ampiamente smascherate. Come le avevo scritto nella lettera del 14 novembre, lei potrà recarsi personalmente nel campo dei Mojahedin in Albania e vederli da vicino e parlare con loro, per scoprire che il regime iraniano, con simili domande, in che trappola ha messo Der Spiegel”;
11. Se la dittatura teocratica al potere in Iran non avesse fatto dominare lo spirito di Relotius a Der Spiegel dal 14 novembre 2018 al 16 febbraio 2019 ci sarebbe stato il tempo sufficiente fiche i rappresentanti dell’Impero si scomodassero a recarsi al campo dei Mojahedin del popolo in Albania. Ma questi hanno preferito scrivere in pieno stile khomeinista che i Mojahedin del popolo “esercitano tre volte a settimana a tagliare la gola con coltello, rompere le braccia, cavare gli occhi e squarciare le bocche”. I muftì di Amburgo sanno sicuramente che queste precise parole sono come emettere la fatwa di morte nei confronti dei Mojahedin del popolo iraniano. Questi però non si rendono conto che ormai è troppo tardi, è passato davvero il tempo in cui valeva il principio che “Più grande è la menzogna più grandi sono le probabilità che venga creduta!”;
12. Il 19 novembre il Sig. Mathieu Von Rohr ha scritto al signor Dabiran: “I migliori ringraziamenti per la sua lettera e per le sue risposte. Noi li prendiamo in considerazione nelle nostre reportage”. Le nostre risposte fornite a Der Spiegel si trovano nel sito www.ncr-iran.org della Commissione esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana in lingua tedesca. Leggendo le risposte e leggendo il reportage di Der Spiegel si può facilmente dedurre quanto la rivista di Amburgo le abbia prese in considerazione. Nonostante le nostre delucidazioni l’articolo riporta: Dopo una mail sfidante che riportava le accuse dei fuoriusciti, il portavoce del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana in Germania ha risposto smettendo praticamente tutto”. Quando gli sporchi pregiudizi politici e miseri interessi economici tolgono spazio al resto, l’oscenità surroga prepotentemente la vergogna;
13. Nello stesso 24 novembre, il giorno in cui Der Spiegel pubblicava il suo reportage e per questo ci aveva data un ultimatum, s’è verificato che la rivista amburghese condividesse le sue argomentazioni con dell’intelligence dei mullà. Mentre Der Spiegel non ancora pubblicava il suo articolo, l’associazione Nejat, un noto filiale dell’intelligence del regime iraniano pubblicava l’intervista con Gholamreza Shekari con Der Spiegel, in lingua farsì. Gholamreza Shekari è l’individuo che aveva dichiarato, il 16 febbraio, nell’articolo di Der Spiegel che i Mojahedin del popolo l’avevano imprigionato e torturato 24 anni fa;
14. L’articolo per giustificare l’incoerenza del perché Gholamreza Shekari era rimasto comunque 24 anni tra fila dei Mojahedin del popolo dopo essere stato torturato, sostiene che era sottomesso ad un lavaggio di cervello. Mentre Gholamreza Shekari, come tutti i Mojahedin dei campi Ashraf e Liberty erano soggetto delle visite private, e senza presenza dei nessuno dei Mojahedin, degli ufficiali statunitensi, dei rappresentanti dell’Alto commissariato per i rifugiati, dei rappresentanti della Croce rossa internazionale, e avrebbe potuto dirgli, e lui sapeva di poterlo fare, che voleva lasciare il campo, come quelli che hanno chiesto di abbandonare e l’hanno fatto. Ora che questo individuo è al servizio dell’intelligence del regime si ricorda che 24 anni fa era stato torturato. Il testo dell’intervista nel sito del ministero delle Informazioni del regime è stato redatto chiaramente dal giornalista di Der Spiegel e nell’articolo del 16 febbraio viene riportato in parte. È interessante che il mercenario in questione nella sua intervista con Der Spiegel sostiene che “Allo scopo di ritornare nella mia patria mi sono rivolto all’ambasciata dell’Iran”, ma Der Spiegel, nell’articolo del 16 febbraio, lo censura per paura di essere screditato.
15. La rappresentanza del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana in un atto di buona volontà, che poi s’è verificato che non c’è spazio alcuno per questo in un moderno ente mendacia, ha spedito questa intervista con la traduzione per il vicecapo e in quell’occasione ha scritto: “Le voglio informare che oggi il sito dell’associazione Nejat, che fa parte del ministero delle Informazioni del regime iraniano riferendosi al “associazione Nejat, filiale di Kermanshah” (una regione dell’ovest dell’Iran) ha pubblicato un articolo dal titolo “l’intervista del giornale tedesco Der Spiegel con Gholamreza Shekari”, per demonizzare la PMOI. Mentre Der Spiegel non aveva pubblicato tale intervista, questo è un chiaro abuso nei confronti di Der Spiegel”. La rappresentanza aggiunge “Questo individuo è al servizio dell’intelligence del regime iraniano. Questo fatto è stato rivelato, il 26 aprile 2017, dalla Resistenza iraniana che lo potrete visionare nel seguente URL, e comunque le inviamo in allegata.
https://www.iran-efshagari.com/%D8%AA%D8%B4%D8%A8%D8%AB%D8%A7%D8%AA-%DA%A9%D8%AB%DB%8C%D9%81-%D9%88%D8%B2%D8%A7%D8%B1%D8%AA-%D8%A7%D8%B7%D9%84%D8%A7%D8%B9%D8%A7%D8%AA-%D8%A2%D8%AE%D9%88%D9%86%D8%AF%D9%87%D8%A7-%D8%AF%D8%B1-%D9%84/

in questa lettera era riportato tutti i dettagli e fornito tutti i documenti relativi del caso “Credo che la ammissione, nell’intervista riferita a Der Spiegel di Gholamreza Shekari, di rivolgersi all’ambasciata iraniana in Albania per far ritorno in Iran, non lascia alcun dubbio. La partecipazione alla campagna di calunnie e menzogne contro la PMOI fa parte dell’affare del suo ritorno in Iran”;
16. La rappresentanza del Consiglio, il 25 novembre, in una mail inviata al vicecapo, tra l’atro ha scritto: “In seguito alla mia lettera del 24 novembre le vorrei informare che i noti siti del ministero delle Informazioni del regime iraniano, tra cui “yaran Iran e Ava e Inter link” in un palese inganno hanno pubblicato un’intervista, riferendola a Der Spiegel, di Gholamreza Shekari contro la POMI. Queste interviste si trovano in:

http://www.yaraniran.com/%D8%BA%D9%85-%D8%A7%D9%86%DA%AF%DB%8C%D8%B2%D9%87-%D8%AA%D8%B1%DB%8C%D9%86-%D8%B3%D8%B1%DA%AF%D8%B0%D8%B4%D8%AA-%D8%A8%D8%B1%D8%A7%DB%8C-%D8%AC%D8%AF%D8%A7%D8%B4%D8%AF%D9%87-%DA%AF%D8%A7%D9%86-%D9%81/

http://aawa-association.com/index.php/sport/sport-news/football/5421-2018-11-24-10-14-49

http://iran-interlink.org/wordpressfa/%D8%B3%D8%B1%DA%AF%D8%B0%D8%B4%D8%AA-%D8%BA%D9%85-%D8%A7%D9%86%DA%AF%DB%8C%D8%B2-%DB%8C%DA%A9-%D8%AC%D8%AF%D8%A7%D8%B4%D8%AF%D9%87-%D8%A8%D9%87-%D9%86%D9%82%D9%84-%D8%A7%D8%B2-%D8%A7%D8%B4%D9%BE/

17. Der Spiegel online ancora una volta ha eseguito i suoi compiti assegnati, il 23 gennaio, ed abusando una diatriba politica in Spagna, ha colto l’occasione di sferrare i suoi attacchi contro i Mojahedin del popolo e li ha accusati di essere “setta” e professare “culto della personalità” che “in Iran godono di scarsa popolarità” e a causa della loro presenza in Iraq “Gli iraniani né hanno dimenticato né perdonano”.
18. La rappresentanza del Consiglio, il 1 febbraio, in una lettera ha risposto a queste menzogne: “La cosa che gli iraniani né dimenticano né perdonano, sono i crimini di guerra e i crimini del regime iraniano contro l’umanità che ricordano i forni di Hitler dove bruciavano gli essere umani. Però l’articolo preferisce “dimenticarli e perdonali ai fascisti al potere in Iran”. Lisciare i peli dei mullà sanguinari dalla tasca del popolo iraniano che in centinaia di migliaia sono stati in carcere per la loro idea politica e impiccati, è davvero odioso.
Se le relazioni della Resistenza Iraniana non fossero profondamento democratiche non avrebbe mai potuto resistere di fronte alla dittatura teocratica al potere in Iran con la sua inaudita violenza e tutti gli soccorsi ricevuti dai governi occidentali. Ripetere le odiose calunnie come il culto della personalità e autoritarismo e relazioni non democratiche e settarie, non potrà mai fermare la ruota del rovesciamento della dittatura iraniana, che è in solido moto con i suoi pionieri, i Mojahedin del popolo iraniano. Il corso del rovesciamento del regime iraniano è in cammino ed è irreversibile”.
La rappresentanza del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ancora una volta si appella alle coscienze libere a giudicare questa discriminazione e questa violazione dell’imparzialità, la base della libertà di espressione. Il silenzio di fronte a questa inquisizione medievale, giova solo e soltanto alla sanguinaria dittatura al potere in Iran, che ha sulla coscienza l’impiccagione di oltre 120.000 donne e uomini che non chiedevano altro che la Libertà.

18 febbraio 2019
Rappresentanza del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana – Germania

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,633FollowersFollow
40,407FollowersFollow