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Iran: Khamenei nomina Ebrahim Raisi, membro della “Commissione della morte” nel massacro dei prigionieri politici, capo del sistema giudiziario del regime

Il 7 marzo Ali Khamenei, leader della dittatura religiosa iraniana, ha nominato Ebrahim Raisi, un membro della “Commissione della morte” nel massacro di 30.000 prigionieri politici nel 1988 e devoto sostenitore del leader supremo, come capo del sistema giudiziario iraniano.

Raisi dovrebbe essere oggetto di procedimenti giudiziari internazionali per aver commesso crimini contro l’umanità nel massacro di prigionieri politici nel 1988, e processato per il genocidio dei membri dell’OMPI. La sua nomina alla massima autorità giudiziaria del regime clericale segna una dura svolta verso una repressione ancora maggiore da parte del regime contro il popolo iraniano e la resistenza. Khamenei ha descritto la nomina come una “nuova era” e il “secondo stadio” della cosiddetta rivoluzione del regime, e ha ordinato a Raisi di “non prestare attenzione agli estranei quando si tratta di questioni giudiziarie”.
Nel 1988, il grande ayatollah Hossein-Ali Montazeri, designato successore di Khomeini all’epoca, ecclesiastico di rango più elevato di Khamenei e dei suoi servitori, convocò membri della “Commissione della morte”, incluso Raisi. Montazeri si rivolse loro in un incontro che fu registrato e successivamente pubblicato, affermando: “Il più grande crimine commesso sotto la Repubblica Islamica, per il quale la storia ci condannerà, è stato commesso da voi. I vostri [nomi] verranno in futuro incisi negli annali della storia come quelli di criminali”.
Oltre a commettere un gravissimo crimine nel massacro del 1988, Raisi è un ecclesiastico di basso rango senza adeguate credenziali religiose. È sotto il controllo di Khamenei e ha prestato servizio nelle agenzie repressive del regime sin dall’età di vent’anni. Assegnarlo a capo del potere giudiziario del regime si rivelerà inaccettabile per molti chierici affiliati al governo. Durante le elezioni presidenziali truffa del maggio 2017, il clero del regime rifiutò di sostenere Raisi nonostante le pressioni coercitive di Khamenei. Rouhani, che gareggiò contro Raisi durante le elezioni truffa, disse che Raisi era uno di quelli che “conoscevano solo le esecuzioni e le carceri da 38 anni”.
Khamenei, che era profondamente preoccupato per l’accoglienza pubblica della nomina di Raisi, ha preparato il terreno diffondendo voci per qualche tempo. Nonostante le reazioni negative nazionali e internazionali, tuttavia, ha nominato Raisi capo del sistema giudiziario del regime.
La nomina di Raisi da parte di Khamenei dimostra ancora una volta che, come capo del regime teocratico scosso dalla crisi, egli non trova altra soluzione se non una dura svolta verso un’ulteriore repressione per contenere la crisi del prossimo capodanno iraniano (il 21 marzo 2019) . Khamenei vuole così barricare il suo regime clericale contro la rivolta del popolo iraniano e la sua resistenza organizzata per la giustizia e la libertà in Iran.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
7 marzo 2019

 

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