domenica, Novembre 27, 2022
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Iran – Italia: Discorso della Sig.ra Dowlat Norouzi Rappresentante del CNRI in UK nell’audizione della delegazione della Resistenza Iraniana al senato

Grazie sig. Presidente. Mi permetto innanzitutto di esprimere riconoscenza a lei Sen. Corsini e al Sen. Manconi per questa opportunità e sono grata anche a tutti gli altri membri del parlamento per questa occasione.

La principale aspirazione del popolo iraniano è di riuscire a raggiugere la libertà e la democrazia. A causa della repressione e della censura, il popolo iraniano e i Mojahedin del popolo Iraniano non hanno molte possibilità per esprimersi. Il regime dei Mullah e specialmente Khomeini hanno preso vantaggio abusando dell’Islam  in nome della religione hanno creato il peggiore dei regimi repressivi.

Molto presto i Mullah, formando le Guardie Rivoluzionarie e le forze paramilitari come quelle dei Basiji, hanno iniziato ad attaccare studenti universitari, donne e altre categorie che si opponevano e si oppongono al regime dei Mullah. Hanno alterato il corso della rivoluzione da democrazia a teocrazia o come diciamo noi in Iran, in Mullah-crazia. Hanno alterato tutto il sistema giudiziario. Hanno cambiato i giudici, gli avvocati. Hanno forzato precedenti giudici e avvocati al pensionamento. Hanno creato un nuovo sistema legale, adoperandolo non per adeguarsi al diritto internazionale ma per giustificare il proprio sistema di potere.

I crimini commessi oggi dall’Isis sono stati commessi nel corso di 35 anni dal regime dei Mullah in nome dell’Islam: amputazioni, impiccagioni in pubblico, fustigazioni anche con cavi, altre forme di tortura, la violenza sistematica contro le donne.

Oltre 120 mila attivisti politici sono stati giustiziati in questi 35 anni di regime. Si tratta del numero più alto di esecuzioni di attivisti politici in qualsiasi altro paese del mondo. Oltre 500 mila sono stati imprigionati e torturati e tutto questo sempre nel nome dell’Islam.

Sotto la presidenza di Rohani sono oltre 1200 le persone giustiziate. Rispetto alla presidenza di Ahmadinejad si tratta del 45% di giustiziati in più nello stesso arco di tempo. E questo sotto il cosiddetto “moderato” Rohani. 

Oltre il 90% delle persone giustiziate erano sostenitori dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano che costituiscono un’antitesi al fondamentalismo islamico, poiché hanno una visione dell’Islam democratica, tollerante, progressista che è l’opposta della visione fondamentalista del regime. Finora diversi organi delle Nazioni Unite hanno approvato 69 risoluzioni che condannano le violazioni massicce e sistematiche dei diritti umani in Iran.

Marjam Rajavi presidente della Resistenza Iraniana ha chiesto ai membri delle Nazioni Unite, in particolare ai membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di fare pressione sul regime iraniano affinché interrompa questi comportamenti violenti nei confronti dei diritti umani, in particolare l’esecuzione di minori e donne e di interrompere le torture. 

La signora Rajavi chiede che piuttosto dei negoziati con i Mullah, vengano imposte sanzioni più dure contro il regime. Alcuni dicono che con maggiori sanzioni ci saranno più problemi per il popolo iraniano, più durezza, ma in realtà è già da 35 anni che il regime ha imposto sanzioni contro il popolo, tanto che oltre il 70%  degli iraniani vive in condizioni di povertà nonostante il paese sia un grande produttore di petrolio. La maggior parte delle risorse petrolifere sono controllate dalle Guardie della Rivoluzione e dai Pasdaran, circa il 90%  è nelle mani di Khamenei e i ricavi del petrolio vengono impiegati per diffondere il fondamentalismo e il terrorismo in Iran, in Iraq, in Siria, nello Yemen e in altri paesi del medioriente, per cercare di realizzare l’arma nucleare, per i missili e per ricattare  la comunità internazionale, in particolare gli stati occidentali. Inoltre queste ricchezze vengono spese dal regime per mantenere al potere Bashar Assad in Siria, Al Maleki in Iraq. In cambio il regime chiede che vengano perseguitati gli oppositori politici, i Mojahedin, che si trovano in territorio iracheno, prima ad Ashraf, ora a Camp Liberty. Ci sono stati sette attacchi mortali contro questi campi, che hanno provocato 116 morti, 22  residenti hanno perso la vita per non aver ricevuto cure mediche e oltre 1400 feriti gravi.

Quindi noi speriamo e chiediamo ai membri del Parlamento in Italia affinchè lo facciano presente al governo italiano, cosi come chiediamo gli altri governi del mondo di adottare nuove sanzioni contro il regime iraniana per uscire dalla loro interferenza in Iraq, in Siria e altri paesi e consentano che vengano trattai in modo umano, nel rispetto del diritto internazionale, i rifugiati a Camp Liberty. 

 

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