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Iran – Iraq: I residenti di Camp Liberty raccontano la loro tremenda situazione alla TV Al Arabiya

TV Al Arabiya – 4 Giugno 2015

Sabriya e Shokriya Shafabin raccontano la loro storia

Al Arabiya: Prima di lasciare l’Iraq gli Stati Uniti chiesero all’Iraq di garantire la sicurezza dei rifugiati iraniani a Campo Ashraf, ma le forze di Nuri Maliki hanno attaccato questo campo molte volte arrivando a massacrare i residenti.

Shokriya: Ad Ashraf dicevamo che Ashraf è un mini-Iran. Tutte le etnie iraniane sono presenti, baluci, curdi, farsi e davvero non c’è nessuna differenza tra loro.  Ashraf era un Iran in miniatura ed un modello per l’Iran del futuro.

La mia vita ad Ashraf era bellissima. Avevamo una biblioteca, uno stadio, una piscina e un’università. Io ho imparato l’arabo all’Università di Ashraf in Iraq. Le persone sono molto vicine agli altri e si vogliono bene. C’è una bella relazione umana tra le persone. Mi sono fatta molti amici là, in particolare la mia cara amica Faezeh Rajabi che è divenuta una dei martiri dell’attacco dell’8 Aprile 2011. Lei era curda ed era arrivata ad Ashraf dall’Iran.

Sabriya: Io ho imparato da mio padre cos’era la resistenza e ho deciso di andare ad Ashraf. Sono stata ad Ashraf per 12 anni e a Camp Liberty per tre anni. Durante tutto questo periodo in cui sono stata ad Ashraf e a Camp Liberty purtroppo ci sono stati cinque attacchi criminali dei mercenari iracheni agli ordini di Maliki e del regime iraniano. Hanno attaccato sia Ashraf che Liberty. Quasi tutti i miei amici sono stati uccisi in questi attacchi. Ragazze come Asiyeh Rakhshani, Faezeh Rajabi, Rahman Mannai, Hanif Emami ed altri. Non ricordo tutti i nomi ora.

L’8 Aprile, o per essere più esatti già dal 2 Aprile, gli uomini di Maliki erano pronti ad attaccare Ashraf. Il 2 Aprile affrontammo i carri armati iracheni arrivati ad Ashraf. Dato che conosco l’arabo, insieme a molte altre mie sorelle andammo a parlare con loro chiedendogli perché avessero portato quei carri armati ad Ashraf. Ci dissero che non lo sapevano, che stavano solo eseguendo degli ordini e che dovevamo chiederlo ai loro comandanti.

I loro comandanti dissero che gli era stato ordinato di andare e riconsegnare il terreno agricolo ai suoi proprietari. Noi confutammo la loro storia dicendo loro che vivevamo ad Ashraf e che ci vivevamo da 25 anni. Ci dissero che non sapevano niente di questo che non ci potevano rispondere. Questa situazione andò avanti fino all’8 Aprile. Loro avanzavano e noi cercavamo di respingerli e,soprattutto, di impedirgli di entrare negli alloggi delle donne. Sarebbe stato tremendo per noi se vi fossero entrati.

L’8 Aprile abbiamo saputo che il governo iracheno aveva dato loro ordine di attaccare Ashraf. Maliki era a capo del governo allora. Credo che fosse intorno alle 5 o alle 5:30 del mattino quando iniziò l’attacco che durò fino a mezzogiorno. Trentasei persone sono state martirizzate, tra cui otto donne. La notizia della morte di queste persone fu un vero colpo per me. Fu difficile vedere gli altri morti, mentre io ero viva. Il suono delle mitragliatrici e di diversi tipi di armi non cessava.

E’ stato a mezzogiorno che ho sentito il suono dell’appello alla preghiera provenire dalla moschea di Fatemeh Zahra ed improvvisamente sono scoppiata a piangere pensando a quelli che erano stati martirizzati. Simay-e Azadi, la stazione televisiva della resistenza, annunciò i nomi di quelli che erano stati massacrati. Fu terribile per me sentire che tra loro c’era anche Faezeh.

Al Arabiya: Gli Stati Uniti hanno tentato di risolvere il problema dei rifugiati ad Ashraf trasferendoli in un luogo che avevano utilizzato mentre erano in Iraq e che era stato chiamato Camp Liberty. Ma l’assedio ai rifugiati è continuato.

Un residente di Camp Liberty: Vi parlo da un campo che prima di tutto ha un nome che è una farsa. Lo chiamano Camp Liberty, ma non c’è nessuna libertà qui. Noi passiamo le giornate come detenuti. Non possiamo uscire dal campo e nessuno può entrare nel campo. Impediscono persino alle cose che compriamo attraverso degli intermediari di arrivare al campo. Non possiamo comprare computers e portarli al campo o insetticidi nonostante viviamo vicino ad un fiume e ad una palude. Non possiamo portare telefoni cellulari nel campo. Abbiamo bisogno di cemento per le strade, ma ci impediscono di averlo. Come possiamo vivere in questo campo?

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