domenica, Dicembre 4, 2022
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Iran: Il sostegno di due ragazzi, fratello e sorella, fuggiti dal regime al raduno di Parigi dell’opposizione iraniana

Due ragazzi, fratello e sorella, fuggiti dall’Iran dopo essere stati perseguitati dal regime teocratico hanno esortato tutti i sostenitori di un Iran libero ad appoggiare il gran raduno dell’opposizione che si terrà a Parigi il 13 Giugno.

Amineh e Ehsan Qaraee hanno visto i loro familiari arrestati e torturati prima di riuscire a fuggire in Europa per unirsi alla Resistenza Iraniana.

E ora salutano la leader della Resistenza Iraniana come l’unica scelta per un Iran nuovo, libero e democratico.

Amineh, 34 anni, scappata dell’Iran quattro anni fa, ha detto: “Provengo da una famiglia nella quale sia mia madre che mio padre erano insegnanti, attivisti per i diritti umani ed erano attivi nel movimento del PMOI.

“Quando avevo solo quattro anni mio padre venne arrestato. Due mesi dopo anche io e mia madre venimmo arrestate e ci portarono in prigione. Là ho dovuto vivere in mezzo a gente che era stata arrestata e torturata solo perché voleva la libertà.

“Ho passato alcuni mesi in prigione fino a che non lasciarono che mia madre mi consegnasse ai miei nonni. Mia madre rimase in prigione per più di due anni e mio padre per quattro anni.

“Alla fine ci informarono che avevano ucciso mio padre e altri 30.000 attivisti politici anche se tutti erano stati condannati a qualche anno di prigione e non all’esecuzione.

“Ogni anno onoriamo la memoria di coloro che hanno combattuto contro questo regime. Il gran raduno di Parigi del 13 Giugno presenta l’alternativa al governo dei mullah in Iran.

Maryam Rajavi, la presidente della Resistenza Iraniana è la scelta delle donne e dei giovani per il futuro dell’Iran”.

Suo fratello Ehsan, 28 anni, ha aggiunto: “Cinque anni e mezzo fa, nel 2009, sono venuto in Norvegia perché non potevo più stare in Iran. Studiavo ingegneria civile quell’anno ma ho dovuto lasciare l’Iran a causa del passato della mia famiglia e delle mie attività.

“Per tutta la vita ho sentito che il regime controllava noi e la nostra famiglia perché ci considerava il nemico numero uno.

“Noi possiamo imparare dalla storia della nostra resistenza e dei suoi membri, che hanno fatto così tanti sacrifici per riportare la democrazia e libertà in Iran e non ci fermeremo fino a che non avremo raggiunto questi obbiettivi. Ed io sono molto lieto e onorato di far parte di questo movimento e di essere in grado di aiutare il mio popolo e il mio paese”.

 

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