lunedì, Gennaio 30, 2023
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Iran – Il secondo mandato di Rouhani aggrava le fratture all’interno del regime, inasprisce la crisi dei mullah e la lotta di potere

  • La pesante sconfitta di Khamenei nel manipolare le elezioni è un’indicazione della fine del regime

• La crisi ai vertici del fascismo religioso continuerà fino alla sua caduta

• Rouhani non vuole, né è in grado di cambiare le fondamenta e il comportamento del regime. La distruzione sociale e dell’economia, la repressione e l’oppressione persisteranno

Maryam Rajavi, Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ha definito il regime dei mullah, alla fine delle sue elezioni presidenziali-farsa, un regime diviso, gravemente indebolito dalla sua lotta di potere interna. Ed ha aggiunto: “Il secondo mandato di Rouhani provocherà solo una maggiore crisi e una lotta di potere più intensa.

La crisi è piombata a livello della leadership del fascismo religioso e continuerà fino alla caduta del regime del velayat-e faqih (il potere assoluto dei religiosi). L’inasprimento della lotta di potere riflette il fallimento strategico del regime che non riesce a risolvere i problemi sociali più pressanti e il malcontento crescente”.

Maryam Rajavi ha detto: “Nelle attuali gravi circostanze a livello interno, regionale e internazionale, per Khamenei è fondamentale mantenere compatto questo regime medievale, per potere affrontare la crisi e conservare l’equilibrio del regime. Quindi, il fatto che Khamenei non sia riuscito a manipolare il risultato delle elezioni per fare uscire Raisi vincitore alle urne, ricompattando il regime, è un duro colpo per lui e un segnale dell’approssimarsi della fine del regime. La campagna elettorale questa volta ha attirato, sin dall’inizio, una maggiore attenzione del pubblico sul massacro dei prigionieri politici del 1988. La rabbia popolare nei confronti di Raisi, per il suo ruolo nel massacro, e la paura del regime della campagna per ottenere giustizia per le vittime, ha raggiunto una portata tale che molti esponenti religiosi e persino personaggi potenti all’interno della fazione di Khamenei, non erano pronti ad appoggiare Raisi.

La crescita del movimento per ottenere giustizia per le vittime del massacro, che ha messo in luce il ruolo di entrambe le fazioni del regime in queste esecuzioni politiche, ha fatto sentire una violenta reazione a tutto il regime ed ha dimostrato che il desiderio del popolo è il rifiuto di tutto il regime con tutte le sue fazioni.

Nel corso di questa campagna elettorale, basata sull’ammissione di candidati prescelti, è stato dimostrato che il regime gode dell’appoggio solo del 4% della popolazione e che le fazioni interne al regime, compresa quella legata a Rouhani e ai suoi affiliati, stanno tutti gareggiando l’uno contro l’altro per avere la meglio nella corruzione e nelle ruberie. Lo slogan “No all’impostore! No al boia! Il mio voto è per il rovesciamento del regime”, è diventato popolare ed è stato ampiamente utilizzato in tutto il paese, facendo sì che il regime concentrasse tutto il processo elettorale nella prima tornata. Questa decisione è stata presa per paura che le fratture nella leadership del regime sarebbero diventate più profonde e che le proteste dei giovani e delle masse disilluse sarebbero aumentate durante la seconda tornata di elezioni.

Rouhani ha solo portato altra repressione, esecuzioni, povertà e ingiustizia durante i quattro anni della sua presidenza. I fondi svincolati dopo l’accordo sul nucleare, sono stati utilizzati per alimentare le guerre nella regione e per aumentare le spese militari e per la sicurezza. Il ministro della difesa di Rouhani, il brigadiere generale delle Guardie Rivoluzionarie Hossein Dehghan, in alcune sue dichiarazioni di due settimane fa, ha definito il mandato di Rouhani “il periodo più glorioso nello sviluppo del programma missilistico e della difesa del paese, sia in termini di quantità che di qualità”. Ed ha aggiunto che fino a Marzo 2017 “i crediti garantiti alla difesa sono cresciuti di due volte e mezzo, rispetto a quelli del governo precedente” e che “aumenteranno fino a quattro volte di più a Marzo 2018, rispetto al precedente governo”.

Rouhani ha dichiarato apertamente l’8 Febbraio 2016, che la presenza del regime in Siria e in Iraq è stata usata come strumento per ottenere concessioni durante i colloqui sul nucleare. E ha detto: “Se le nostre truppe non avessero combattuto a Baghdad, Samarra, Falluja e Ramadi, e se non avessero aiutato il governo siriano a Damasco e ad Aleppo, non avremmo avuto quella sicurezza che ci ha permesso di condurre così bene i negoziati”.

Rouhani nel suo secondo mandato cercherà, come in passato, attraverso l’inganno e gli atteggiamenti vacui, di presentarsi come la soluzione a tutti i problemi, ma questo farà solo aumentare di più la crisi e le tensioni all’interno del regime e verrà rapidamente screditato quando dovrà affrontare le aspettative e le richieste del popolo. Il popolo iraniano sa bene che nel secondo mandato di Rouhani l’enorme distruzione sociale ed economica, insieme alla repressione politica, continueranno. Rouhani non vuole, né è in grado di cambiare seriamente le fondamenta, la struttura o il comportamento di questo regime storicamente arretrato. Dieci giorni prima delle elezioni, Khamenei ha avvertito: “Signori, badate bene che un cambiamento di comportamento non è diverso da un cambiamento di regime”.

Nel tentativo di mandare al tappeto il suo oppositore, durante la corsa alle elezioni, Rouhani ha ammesso che la fazione al potere “in 38 anni ha saputo solo arrestare e giustiziare le persone”. Ma quando Khamenei ha reagito alla sua rivelazione, minacciando di dargli “uno schiaffo”, lui ha fatto subito marcia indietro annunciando durante una manifestazione pubblica, di essere pronto a baciare la mano del “leader eccelso” decine di volte.

Naturalmente questo non è inusuale per Rouhani, uno che negli ultimi 38 anni ha ricoperto le cariche più alte all’interno degli apparati militari e della sicurezza del regime, occupandosi di repressione interna e di attività belliche. Come notato dal suo rivale, Rouhani è quello che ha chiesto le impiccagioni pubbliche dei cospiratori durante le preghiere del venerdì, sin dal principio. Alla luce di tutto questo, dipingerlo come un personaggio moderato non serve più a niente. Quelli che accettano questo concetto devono essere sfidati chiedendo loro di fargli rivelare il vero numero delle vittime del massacro dei prigionieri politici del 1988 e i dettagli sui loro casi, il rispetto dei diritti umani, la libertà di parola, la libertà per il partiti politici, la libertà per i prigionieri politici e il ritiro dalla Siria, dall’Iraq, dallo Yemen, dal Libano e dall’Afghanistan.

L’unica soluzione ai problemi dell’Iran è il rovesciamento di questa tirannia religiosa per mano del popolo iraniano e della Resistenza. La libertà e la sovranità del popolo al posto di un potere teocratico”.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

20 Maggio 2017

 

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