venerdì, Gennaio 27, 2023
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Iran: Il popolo grida “Il mio voto: cambio di regime”

I candidati alle presidenziali iraniane: due della stessa pasta

“Le elezioni presidenziali in Iran, in programma per il 19 Maggio, stanno riservando grossi sviluppi da quando giovedì scorso, Ebrahim Raisi, della fazione dei “principalisti” e considerato uno stretto confidente del leader supremo Ali Khamenei, ha annunciato la sua candidatura. Qualche settimana fa 50 membri, tutti religiosi, dell’Assemblea degli Esperti, l’organo incaricato di nominare il prossimo leader supremo, hanno inviato una lettera a Khamenei chiedendo che Raisi divenga il prossimo presidente del regime.

Lo stesso Raisi aveva informato le varie fazioni del regime che avrebbe partecipato solo se avesse avuto la benedizione di Khamenei”, ha scritto Shahriar Kia su American Thinker il 12 Aprile 2017. L’articolo prosegue così:

L’attuale presidente Hassan Rouhani, il cosiddetto “riformista” che aspira ad un secondo mandato, aveva casualmente informato la sua cerchia più stretta di godere dell’approvazione di Khamenei a prendere parte alle elezioni. A tuttoggi, possiamo arrivare ad una prima conclusione, e cioè che la sciarada che Teheran sta ribattezzando elezione è più che altro una selezione, dato che entrambi i principali candidati stanno prima di tutto cercando l’approvazione di un individuo, persino prima di fare campagna elettorale tra la gente.

Tra gli altri candidati attualmente in corsa c’è Hamid Baqai, ex-vice presidente nel governo dell’ex-presidente Mahmoud Ahmadinejad e l’ex-negoziatore sul nucleare Saeed Jalili. Il sindaco di Teheran Mohammad Baqer Qalibaf si è ritirato di recente.

Ma per il popolo iraniano essi sono, un personaggio assolutamente ingannatore, Rouhani,  e Raisi un individuo assolutamente brutale, noto per il suo decennale servizio nella magistratura del regime e per aver mandato al patibolo migliaia di persone.

Il curriculum di Rouhani come funzionario della sicurezza che, come lui stesso ha detto, è stato coinvolto in tutte le decisioni più importanti del regime iraniano, dimostra come abbia avuto un ruolo attivo nell’adozione delle misure repressive nei confronti delle donne nei primi giorni seguenti alla rivoluzione del 1979, nel mandare minori e bambini nei campi minati durante la guerra Iran-Iraq, nel soffocare le proteste degli studenti nel 1999, nel portare avanti il programma nucleare clandestino dell’Iran, ingannando la comunità internazionale e nelle oltre 3000 esecuzioni durante i suoi quattro anni da presidente. Abbiamo anche assistito ad un’impennata della povertà generale, al blocco di vasti settori dell’economia iraniana e alla maggior parte del patrimonio del paese destinato all’ingerenza all’estero, in Siria, in Iraq, nello Yemen e oltre.

Raisi ha salito la scala del regime grazie alla magistratura, dimostrando la sua lealtà verso l’establishment da vice-procuratore pubblico di Teheran, emettendo condanne a morte facili come un tratto di penna ed è noto per il suo appoggio alle orribili esecuzioni di massa. Ma più terribile di tutto è l’appartenenza di Raisi alla famigerata “Commissione della Morte” responsabile del massacro del 1988 di oltre 30.000 prigionieri politici, soprattutto membri e sostenitori dell’opposizione iraniana, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK).

Khamenei ha ricompensato Raisi nominandolo procuratore di Teheran, capo dell’Organizzazione dell’Ispettorato del paese, vice-capo della magistratura, procuratore pubblico del Tribunale Speciale per i Religiosi e primo procuratore pubblico del regime. Di recente Khamenei ha dimostrato la sua fiducia in Raisi, mettendolo a capo della Astan Quds Razavi, una cosiddetta “fondazione”, considerata una delle organizzazioni politiche ed economiche più potenti dell’Iran. Larga parte del budget del regime destinato all’esportazione del terrorismo e del fondamentalismo all’estero attraverso le Guardie Rivoluzionarie, viene fornito proprio da questo istituto.

Notizie provenienti dall’Iran, indicano un aumento del senso di repulsione tra il popolo iraniano riguardo alle elezioni-farsa del regime. La gente non si fida di nessuna delle fazioni del regime o dei loro candidati. Gli iraniani che vivono in patria e all’estero sono ricorsi ai social media per dire “Il mio voto è per un cambio di regime”.

Il MEK recentemente ha postato un comunicato sul suo sito web, molto seguito in Iran, chiedendo a persone di ogni fascia sociale che subiscono la repressione del regime, di boicottare le elezioni. In una parte del comunicato si legge: “La libertà e le libere elezioni si basano sul diritto alla sovranità del popolo” e invita l’intera nazione ad una “campagna in tutto il paese” volta a boicottare le elezioni attraverso tutta una serie di proteste.

La lotta di potere tra le fazioni del regime iraniano e i loro rappresentanti, come Rouhani e Raisi, è semplicemente una disputa su come appropriarsi di una grossa fetta delle risorse del popolo iraniano già rubate. Un’ulteriore lotta intestina a Teheran è una chiara indicazione del fallimento di questo regime nell’affrontare una sempre maggiore crisi interna ed internazionale. In tutto questo rientra il recente attacco aereo americano sulle basi aeree militari di Assad in Siria, che da’ un messaggio forte sul cambio di marea in Iran.

Il regime di Teheran è terrorizzato dal fatto che tutto questo trambusto si riversi in una società che è ormai una polveriera, potenzialmente in grado di ripetere le proteste del 2009. Solo che questa volta su scala molto più vasta.

 

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