giovedì, Dicembre 8, 2022
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Iran: Il messaggio della madre di Reyhaneh Jabbari per la Giornata Internazionale della Donna

Alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna, Sholeh Pakravan, madre di  Reyhaneh Jabbari, la ragazza iraniana condannata a morte e poi giustiziata nonostante gli appelli internazionali, per essersi difesa da uno stupratore, ha inviato un messaggio in occasione della Giornata Internazionale della Donna, l’8 Marzo, esprimendo il suo disprezzo per la misoginia dei mullah iraniani.

Il messaggio in parte recita:

“In occasione dell’8 Marzo, Giornata Internazionale della Donna: Io sono una donna. Una donna silenziosa che ha le grida delle donne silenziose dalle profondità della storia, nel suo cuore. Io sono una donna che ha sentito nella sua carne e sulla sua pelle le sofferenze di ragazze innocenti, le cui voci, che invocano diritti e giustizia a loro difesa, non vengono udite quando vengono stuprate. Perché mia figlia si è trovata in questa situazione. Io sono una madre. La madre di una ragazza salita sul patibolo ingiustamente”.

E prosegue dicendo: “La mia Reyhaneh ora è entrata nella storia. Ma la sua perseveranza e la sua tenacia per ottenere verità e giustizia sono state un modello per molte ragazze. Gli aguzzini hanno strappato Reyhaneh dalle mie braccia e l’hanno impiccata. Non sapendo che i semi (di basilico) di Reyhaneh erano stati piantati nel terreno e che migliaia di piccole piante fresche e verdi nasceranno da essi”.

Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) esprime la sua solidarietà alle donne in Iran che hanno dovuto subire questo terribile trattamento e una terribile oppressione. Sabato 27 Febbraio 2016, alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna, si è tenuta una grande conferenza dal titolo: “Una promessa per l’Uguaglianza: donne unite contro il fondamentalismo”, alla presenza della Presidente eletta della Resistenza Iraniana Maryam Rajavi e di molti personaggi politici, intellettuali, illustri personalità e attivisti del movimento di uguaglianza provenienti da 26 paesi e quattro continenti.

Maryam Rajavi ha detto: “Il velo obbligatorio è uno strumento totale e permanente di repressione delle donne. Solo nel giro di un anno, 3,6 milioni di donne sono state fermate e interrogate nelle strade per essere “mal-velate” e 18.000 donne sono state processate”.

Il CNRI ritiene che la pratica comune della violenza e dello stupro delle donne, le dipendenze diffuse e la miseria in cui versano le donne, siano il prodotto della Sharia dei mullah corrotti”.

“Nell’Iran governato dai mullah la poligamia, il trattamento disumano delle donne e delle bambine, gli abusi sessuali su bambine di meno di 9 anni di età vengono giustificati e imposti alle donne”. Maryam Rajavi ha detto che il velayat-e faqih è un insensato monopolio che combatte i pari diritti delle donne con tutte le sue forze. “Hanno trasformato l’Iran in un enorme carcere femminile”.

Le donne sono le prime vittime del fondamentalismo in Iran. Il CNRI appoggia la loro lotta contro l’oppressione. Con la solidarietà e l’unità di azione, esse possono giocare un ruolo importante e significativo nella lotta contro gli eccessi del regime iraniano.

 

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