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Iran: I diritti umani e il Medio Oriente

L’opinione 9 settembre 2014

di Domenico Letizia

L’escalation di queste ultime settimane sul califfato in Medo Oriente e in numerose altre realtà territoriali non può non far riflettere sulla necessità di intraprendere una strada comune sui cui far convergere le parti in conflitto. In quasi tutte le analisi politiche, quello che risulta evidente è un’inefficacia dell’azione politica internazionale nel far rispettare le norme giuridiche e le convenzioni internazionali, configurandosi apertamente come un fallimento del principio stesso della democrazia. Errori ed elaborazioni molto discutibili producono la continua rottura di equilibri già di per se immensamente precari.

 

La crescita dei gruppi estremisti in Iraq è il sottoprodotto del dominio del regime iraniano e della accentuata repressione di Maliki, denuncia la resistenza iraniana. Maryan Rajavi, parlando alla Conferenza di Parigi sul “Primo anniversario del Massacro di Ashraf, Medio Oriente in crisi: minacce e soluzioni” ha precisato che il giudizio sull’attuale governo iracheno si dovrebbe basare sulla presa di distanza dal regime iraniano e dall’indizione di libere elezioni sotto l’egida delle Nazioni Unite. Rajavi ha puntualizzato che la crescita dell’estremismo terroristico è innanzitutto un sottoprodotto delle strategie politiche di Maliki, sicché, affrontare l’Isis senza fermare i gruppi terroristici in Iraq è inutile.

Il Consiglio della Resistenza Iraniana denuncia l’ingannevole sostegno del regime iraniano nel voler sconfiggere le forze del califfato con l’intendo di voler restaurare con più forza il suo dominio in Iraq. Il terrorismo che sta inghiottendo la complicata realtà mediorientale è il risultato dell’inerzia occidentale che ha incoraggiato la creazione dispotismi, in particolare il regime iraniano. La costruzione di un compromesso capace di indicare soluzioni accettabili diventa sempre più difficile. Una probabile direzione potrebbe essere quella indicata dalla Lega italiana per i Diritti dell’Uomo che attraverso il suo Presidente, Alfredo Arpaia, indica nello strumento dei diritti umani, attraverso le dichiarazioni e le convenzioni internazionali sottoscritte dagli Stati di tutte le aree del mondo, marchingegno utile per tracciare un percorso comune che conduca alla civile convivenza umana.

In tale ottica, la Lidu con il coinvolgimento della Fidh (Federazione Internazionale dei diritti umani) sta lavorando ad un incontro internazionale tra i rappresentanti delle Nazioni Unite, della Lega Araba e dell’Unione Africana. Non possiamo che augurare un buon lavoro e ottimi risultati.

 

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