sabato, Novembre 26, 2022
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Iran: Dissidenti acclamano le proteste studentesche

ImageThe Washington Times, 07 Marzo – TEHRAN- Attivisti del’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano sostengono di essere stati coinvolti in una serie di manifestazioni studentesche sottoposte a misure restrittive dalle autorità. “Di certo siamo indotti a lavorare come persone e non possiamo “agire in nome dell’organizzazione perchè potrebbe essere dispendioso e molti hanno paura di farlo”, ha detto Ali, un membro dell’organizzazione coinvolta nelle proteste. Nove manifestazioni consecutive all’Università di Shiraz sono proseguite ieri, con più di 3.000 studenti, ha detto Shahin Gobadi, un portavoce del gruppo, durante un’ intervista telefonica da Parigi. “Siamo uomini e donne che combattiamo, abbiamo il coraggio di lottare e lotteremo ancora”, hanno gridato gli studenti all’Università di Shiraz, come riportato dal portavoce. “Al capo del presidio diciamo che questo è l’ultimo messaggio: Il movimento studentesco è pronto a insorgere”. In Gennaio più di 2.000 studenti all’Università di Tehran hanno dimostrato contro il governo gridando “Abbasso il despotismo”. Le forze di sicurezza hanno fatto incursione nel raduno, ferendo 60 studenti e arrestandone più di 40. L’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano è stato coinvolto anche in una campagna su scala nazionale che sollecitava gli iraniani a boicottare le imminenti elezioni del Majlis (elezioni parlamentari) previste per venerdì prossimo. L’ultima ondata di proteste è cominciata il 7 Dicembre quando centinaia di studenti hanno partecipato ad una manifestazione di due ore all’esterno dell’Università di Tehran lo scorso anno, chiedendo la liberazione degli attivisti incarcerati dal governo durante le crescenti misure repressive. Gli studenti ruppero uno dei cancelli dell’università, ma non furono riportati scontri diretti con la polizia. Gli agenti dissero di aver sequestrato ai detenuti granate, libri e opuscoli illegali e bevande alcoliche, secondo quanto ha riportato la radio di Tehran. I resoconti degli agenti spesso aggiungono notizie contrarie ai precetti islamici come l’uso di bevande alcoliche e droghe da parte dei detenuti politici per screditarli agli occhi della gente, hanno detto i dissidenti. Il giorno della protesta, alcuni attivisti del Mojahedin Popolo iraniano, una traduzione letterale del nome iraniano di Mujahedin-e-Khalq o Mek, hanno inviato degli aggiornamenti sulla protesta ad un membro dell’organizzazione in una località remota; si è poi scoperto che si trattava dell’attivista Shirin, di 24 anni. Lei ha poi trasmesso le notizie in inglese via mail con tre aggiornamenti ad una agenzia di stampa internazionale. Il giorno dopo, sono stati inviati altri due aggiornamenti, ognuno contenente fotografie e video della manifestazione. “I miei amici hanno intrapreso questa attività consapevoli che era una situazione ad alto rischio da quando sono iniziati gli arresti nel paese; gli studenti che protestavano contro Ahmadinejad sono stati identificati, vessati e arrestati e le famiglie del Mek sono in carcere sotto tortura”, ha detto Shirin in una intervista realizzata per e-mail. Un uomo, attivista del Mek, ha descritto Shirin come una ex studentessa dell’universtià di Tehran che è stata costretta ad entrare in clandestinità dopo una grossa protesta contro Ahmadinejad nel Dicembre 2006. Il Mek è un movimento marxista anti-monarchico che ha partecipato alla caduta dello shah e alla Rivoluzione del 1979 prima di diventare una organizzazione con sede in Iraq. La sua influenza è diminuita quando i capi religiosi guidati dall’Ayatollah Ruhollah Khomenei hanno consolidato il loro potere. Il gruppo è stato poi costretto ad andare in esilio in Iraq. Il governo americano ha dichiarato nel 1985 che il gruppo era un’organizzazione terroristica, in un periodo in cui l’America stava cercando di creare un dialogo con la Repubblica islamica. I critici sostengono che questa decisione sia stata motivata politicamente, e alcuni membri del Congresso hanno chiesto sin da allora la sua rimozione dalla lista nera. I guerriglieri del Mek, disarmati dalle forze americane, sono rimasti in un campo in Iraq sotto la protezione dell’Esercito americano. Washington ha rifiutato le richieste di Tehran di estradarli per punirli. Il nome del giornalista che ha realizzato questo articolo è stato mantenuto anonimo per proteggere le persone che sono state intervistate.

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