sabato, Gennaio 28, 2023
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Iran, dichiarazione di guerra a tutto l’Occidente

Il pericolo mediorientale. Gli ayatollah procederanno con l’arricchimento dell’uranio per arrivare al riarmo nucleare

ImageIl democratico Esmail Mohades: «Solo la caduta del regime potrebbe portare la democrazia nel Paese»

L’INDIPENDENTE, Agosto 2005 – TOLTI I SIGILLI alla centrale nucleare di Isfahan, il regime degli ayatollah non si fermerà, anzi, andrà fino in fondo, ovvero, procederà con l’arricchimento dell’uranio, col fine chiaro di arrivare al riarmo nucleare.
È una dichiarazione di guerra al mondo occidentale e la colpa di tutto questo è anche dell’Europa, del tutto priva di una politica estera, anzi, addirittura accondiscendente con l’Iran.

È un’analisi fredda, razionale che non ammette quasi repliche quella di Esmail Mohades, portavoce dell’associazione Laureati democratici iraniani, in sostanza braccio operativo del Consiglio nazionale della Resistenza iraniana, da venticinque anni in esilio in Europa. Da quando, cioè, in Iran salirono al potere i seguaci dell’ayatollah Kohmeiny che di fatto tolsero ogni libertà ai cittadini «trattandoli – dice Mohades a L’Indipendente – alla stregua di minorati mentali».
La “fase due” di Ahmadinejad
Esmail non è stato colto, insomma, affatto di sorpresa dalle agenzie che hanno annunciato la riapertura delle attività nucleari sul territorio iraniano. Un primo passo, svolto sotto il controllo dell’Aiea (Agenzia internazionale dell’energia atomica) che per ora consiste nella conversione dell’uranio in un gas, l’esafluoruro di uranio, procedimento precedente al cosiddetto arricchimento della sostanza, necessario allo sviluppo di nuove armi nucleari. È la “fase due” dopo la vittoria del falco Mahmoud Ahmadinejad, la fine del finto riformismo messo in atto dal 1999 ad oggi dall’ex presidente Kathami.
«In Iran dal 1979 – dice Mohades – non ci sono moderati o duri. Sono categorie usate e fatte passare sulla stampa ad uso e consumo degli occidentali.
Le ultime prese di posizione dello stesso Kathami sul nucleare dimostrano quanto non fosse moderato. La costituzione iraniana è antidemocratica alla radice. C’è sempre qualcuno, in specie il leader spirituale, pronto a decidere al posto del popolo e solo il suo giudizio conta.
Per questo parlare di riformismo è più che fuori luogo. Il Consiglio nazionale della Resistenza iraniana aveva denunciato tutto ciò non dopo le ultime elezioni, quelle che hanno portato al potere Ahmadinejad, ma proprio nel 1997 dopo la vittoria di Kathami. Il tempo galantuomo ci ha dato ragione». Particolari, questi, che forse avevano capito negli Stati Uniti ma non in Europa. Mohades lo dice a chiare note.

«L’accondiscendenza da parte dell’Europa verso l’Iran ha fatto sì che l’ala dura del regime iraniano
si è rafforzato fino a questo punto. Ahmadinejad del resto non è un personaggio qualunque ma una pedina chiaramente scelta, uno dei pasdaran, i guerriglieri vicini al regime presenti anche in Parlamento, ai quali è stata affidata sin dal ’79 in particolar modo la repressione interna e da ultimo anche la vicenda legata al riarmo nucleare. Mi pare chiaro che con quest’ultimo passaggio il regime di Teheran abbia di fatto dichiarato guerra al mondo occidentale».

Sarebbe importantissimo, anche a giudizio dei resistenti iraniani, riuscire a portare il caso Iran al Consiglio di sicurezza dell’Onu e forse proprio la mediazione, peraltro bocciato nei fatti da Teheran proprio con la riapertura della centrale e del programma nucleare in barba alle proposte di tipo politico-economiche formulate da Francia, Inghilterra e Germania.  La via intrapresa dalla troika europea di Francia, Inghilterra e Germania è molto pericolosa perché continua semplicemente a dar credito al regime anche se sono certo che si arriverà allo scontro. L’Iran, infatti, non mollerà ». A questo punto il resistente Mohades apre un altro fronte, quello dei finanziamenti che da Teheran partono per Bagdad, all’indirizzo della guerriglia irachena, riportate la scorsa settimana dal New York Times e seccamente
smentite proprio ieri dal Ahmadinejad. «Quella del regime è una strategia unica che va dal riarmo nucleare alle ingerenze terroristiche in Iraq» sentenzia Esmail Mohades. «Teheran vuole andare avanti per la propria strada. Un percorso di crisi perpetua anche perché gli ayatollah sanno bene che in una situazione di tranquillità, alla lunga, finirebbero mangiati dal popolo.

La maggioranza degli iraniani, infatti, è decisamente contro il regime. L’intera crisi mediorientale
– conclude Mohades – non vedrà fine sino a quando non si risolverà il problema iraniano. Basta un dato per spiegare questa affermazione: l’integralismo e il terrorismo islamico prima del 1979, anno della rivoluzione khomeinista in Iran, non c’erano. Chi non capisce che il cuore battente di tutto ciò è a Teheran è totalmente fuori strada. Per questo dico che solo la caduta del regime in Iran potrà portare la democrazia nel Paese e in tutto il Medioriente. Sarebbe davvero ora». DANIELE PRIORI

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