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Iran – Cuneo: Sindaco Alberto Valmaggia ribadisce il suo impegno a fianco del popolo iraniano e Campo Ashraf

Dopo le violenze nel Campo che ospita 3.500 Profughi iraniani. In riferimento ai continui episodi si violenza che colpiscono Camp Ashraf (campo situato in territorio iracheno a pochi chilometri dal confine iraniano e dove vivono oltre 3.500 esuli e rifugiati iraniani, per i quali la Convenzione di Ginevra prevede ospitalità e protezione) il sindaco di Cuneo Alberto Valmaggia, insieme ai numerosi parlamentari europei e nazionali ed ai primi cittadini delle molte città europee e americane che sostengono la resistenza democratica iraniana, ha chiesto che:  le Nazioni Unite intraprendano immediatamente la tutela del Campo di Ashraf e una squadra degli osservatori ONU si stabilisca in modo permanente nel Campo, con il chiaro sostegno degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Europea; il completo abbandono delle forze repressive irachene del Campo di Ashraf e la cessazione immediata di ogni forma di aggressione e restrizione al campo che dura ormai da 28 mesi; di nominare un special reporter del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per indagare sui gravi  fatti avvenuti al campo, che hanno causato morti e feriti, con il conseguente deferimento ai tribunali internazionali dei responsabili dei crimini. Cuneo, dichiarata dal sindaco Alberto Valmaggia “città sorella di Resistenza di Ashraf”, ribadisce così il suo impegno a fianco del popolo iraniano che lotta per la libertà e per l’affermazione dei diritti umani.
In seguito all’impegno della citta’ cuneo, il 2 maggio e’ stato organizzato un convegno con la partecipazione del Vice sindaco Gian carlo Boselli, Sig.Mahmoud Hakamian della commissione esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana e Dott. Khosro Nikzat.
Di seguito vi portiamo il discorso fatto dal Sig. Hakamian riguarda sull’attacco delle forze irachene contro i residenti di Ashraf.

Signore, Signori
Come avete visto nelle immagini, il genocidio è stato fatto dagli iracheni, ma la questione è tra il regime iraniano e il popolo iraniano e fa parte del piano per controllare la rivolta in Iran. l’attacco di Ashraf fa parte dell’operazione di repressione del popolo iraniano. Dal 14 febbraio e la ripresa delle manifestazioni in Iran il regime dei mullah si sente in pericolo da parte dei Mojahedin del popolo e dei residenti di Ashraf. In seguito alle indagine,  il parlamento del regime ha preparato una relazione, secondo cui i Mojahedin del popolo hanno avuto un ruolo determinante nelle recenti manifestazioni in Iran; da cui il piano dell’attacco ad Ashraf è diventato urgente.

 1 – Forze repressive irachene, verso la mezzanotte del 2 di aprile, con 30 blindati “Homeway” e “BMP1”, sono entrate nel campo. La resistenza iraniana, in base a specifiche informazioni ricevute dall’interno del regime, ha svelato la decisione del primo ministro iracheno al-Maliki volta ad un nuovo massacro,  sulle richieste del regime iraniano .
2 – Sia i residenti di Ashraf che il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, in numerose lettere indirizzate alle autorità americane ed europee nonché alle Nazioni Unite, avevano avvisato dell’imminente attacco; ma il loro monito purtroppo non è stato preso in considerazione.
3 – Mercoledì 6 aprile, 36 ore prima del disastro, gli abitanti di Ashraf all’arrivo dei rappresentanti dell’UNAMI e di ufficiali americani hanno ribadito l’avvicinamento dell’ora del massacro,  chiedendo con forza la presenza di questi ultimi all’interno di Ashraf. Purtroppo nessun provvedimento è stato assunto da parte dei responsabili.
4 – Giovedì 7 aprile, non casualmente, in seguito a un colloquio tra il ministro della Difesa degli Stati Uniti Gates e al-Maliki, anche le limitate forze americane di stanza ad Ashraf hanno lasciato il campo!
5 – Immediatamente dopo questo colloquio, nell’arco di tempo tra il mezzogiorno e la fine della serata di giovedì, le forze irachene ad Ashraf hanno avuto un incremento di 1.500 unità,
6 – Nella stessa giornata, la signora Rajavi in diverse lettere indirizzate al Segretario di Stato  Hillary Clinton e al Presidente Obama nonché al Segretario Generale delle Nazioni Unite e ad altre personalità ha invano allertato dell’imminente crimine.
7 – Alle 04:45 ha avuto luogo l’attacco ai danni degli abitanti indifesi di Ashraf, ad opera dell’esercito iracheno. Per 6 ore i cannoni BMP1 e le mitragliatrici dei blindati e i cecchini dislocati in vari punti di Ashraf hanno continuato a sparare contro gli abitanti. In poco tempo numerosi di loro hanno trovato morte.
8 – Il numero dei martiri entro dell’8 aprile ha raggiunto a 35 (23 morti subito, 11 in seguito alle ferite riportate).
9 – I feriti sono più di 340, molti dei quali gravi. La resistenza iraniana fin dal mattino dell’8 aprile si è appellata più volte agli USA invocando il trasferimento dei feriti. La richiesta è caduta nel nulla, il che espone più vite umane alla morte.
10 – Fra i 2.500 militari delle forze repressive irachene, che hanno occupato più di un terzo del campo, secondo testimoni oculari vi erano degli agenti che parlavano  persiano.
11 – Tutt’ora le forze repressive sono presenti all’interno di Ashraf e la probabilità di un nuovo attacco con conseguente uccisione dei residenti è molto alta. Circa 1.500 di questi militari, con 50 blindati, si trovano all’interno e 1.000, con altri 50 blindati, all’esterno del campo.
12 – Le forze irachene, in base ad una direttiva del loro comando, saccheggiano i beni degli abitanti e quello che non è trasportabile viene distrutto.

14 – Le forze irachene inoltre impediscono l’accesso ai osservatori internazionale e numerosi giornalisti ad  Ashraf.
Dobbiamo ribadire che la situazione in Ashraf è molto preoccupante, il pericolo di un nuovo attacco è serio. Queste sistematiche iniziative oppressive in un luogo non militare contro una comunità completamente inerme tutelata dalla IV Convenzione di Ginevra, con la presenza di 1000 donne musulmane, sono una palese violazione delle leggi e convenzioni internazionali, e sono considerate crimini di guerra contro l’umanità. Perciò l’uscita delle forze irachene dall’interno Campo Ashraf è tanto necessaria quando urgente. Devono stabilirsi nel Campo Ashraf gli osservatori dell’ONU, questa è l’unica via per evitare un bagno di sangue. Gli Stati Uniti d’America, per i loro impegni internazionali non dovevano consegnare la tutela di Ashraf ad un governo che sin dall’inizio mostrava  ostilità verso i residenti di Ashraf.
Le iniziative più urgenti nei riguardi di Ashraf, come ha ricordato anche la signora Maryam Rajavi, presidente eletta del CNRI  possono essere:
1.     L’assunzione della tutela del Campo Ashraf da parte delle Nazioni Unite e lo stabilimento di una squadra permanente di osservatori dell’ONU nel Campo, con il sostegno effettivo degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Europea;
2.     Il completo abbandono delle forze repressive irachene del Campo Ashraf e l’abolizione integrale delle sanzioni contro i residenti e dell’assedio, che dura da 28 mesi;
3.     La nomina di un relatore speciale del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per indagare sui fatti dell’8 aprile e il deferimento a tribunali internazionali dei responsabili dei crimini.