
La Resistenza Iraniana chiede alle organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani di intervenire immediatamente per salvare le vite di 10 prigionieri trasferiti in isolamento in attesa della loro disumana esecuzione nelle carceri di Karaj (Ghezel-Hessar) e Zahedan.
Il 24 Aprile gli aguzzini del regime hanno trasferito sette prigionieri nel braccio della morte, alle celle di isolamento del carcere di Ghezel-Hessar in attesa della loro esecuzione.
Altri tre detenuti nel braccio della morte della prigione centrale di Zahedan, sono stati trasferiti ancora una volta in isolamento. Trasferire i detenuti nelle celle di isolamento, specialmente quelli che devono essere giustiziati, o portarli vicino alle forche ad assistere all’esecuzione di altri detenuti, sono metodi utilizzati comunemente per tormentare e torturare psicologicamente i detenuti nelle carceri del regime del velayat-e faqih.
Il 18 Aprile il mullah Sadeq Larijani, capo della magistratura del regime, ha difeso la pena di morte dicendo: “In base alle leggi della Repubblica Islamica, noi non utilizziamo l’esecuzione per amore di uccidere la gente, ma piuttosto la Qisas, la quale è una sorta di diritto”. Il mullah Rouhani, il cosiddetto presidente “moderato” di questo regime, ha definito la pena di morte quasi allo stesso modo, cioè “un comando divino” e “leggi del parlamento che appartengono al popolo”.
Questa ondata di esecuzioni, soprattutto di giovani, dimostra la paura del regime per il malcontento popolare e per le crescenti proteste del popolo iraniano disgustato, ed in particolare di milioni di giovani stanchi di povertà, corruzione, tossicodipendenza, disoccupazione e di altri problemi sociali, che sono il prodotto del governo dei mullah, e che chiedono il rovesciamento del fascismo religioso al potere in Iran.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
24 Aprile 2016
