mercoledì, Dicembre 7, 2022
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IRAN: Ai parenti delle vittime del massacro dei prigionieri politici del 1988 viene impedito di rendere omaggio ai loro cari

CNRI – Ai familiari e ai parenti delle vittime del massacro dei prigionieri politici del 1988 e di quelli uccisi dal regime iraniano negli anni ’80, è stato vietato di rendere omaggio ai loro cari in un cimitero fuori Tehran.

Le forze di polizia e gli agenti del Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza del regime, hanno impedito alle famiglie di partecipare ad un raduno che solitamente si tiene l’ultimo venerdì dell’anno iraniano nel cimitero di Kharavan.

La polizia ha chiuso le strade di accesso al cimitero, minacciando quelli che volevano partecipare alla cerimonia.

Nell’estate del 1988 il regime iraniano giustiziò sommariamente e in maniera extragiudiziale, decine di migliaia di detenuti politici rinchiusi nelle prigioni di tutto l’Iran.

Il regime iraniano non ha mai ammesso queste esecuzioni o fornito nessuna informazione su come furono uccisi molti prigionieri.

La maggior parte delle persone giustiziate stavano scontando pene detentive per le loro attività politiche o, pur avendo già scontato la loro pena, venivano ancora tenute in prigione.

Alcuni di loro erano stati già arrestati e poi rilasciati, ma vennero arrestati di nuovo e giustiziati durante questo massacro.

L’ondata dei massacri di prigionieri politici iniziò alla fine di Luglio del 1988 e continuò ininterrotamente per alcuni mesi.

Quando alla fine cessò, in autunno, migliaia di prigionieri politici, la stragrande maggioranza dei quali erano attivisti dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK), erano stati massacrati.

Un ex-consigliere culturale del leader supremo del regime iraniano, Ali Khamenei, divenuto suo oppositore dopo la repressione delle proteste anti-regime del 2009, lo scorso Aprile ha detto che oltre 33.000 persone furono giustiziate durante il massacro dei prigionieri politici del 1988.

Mohammad Nourizad è l’uomo più vicino ai membri dell’élite del regime iraniano che abbiano testimoniato sulle dimensioni di questa atrocità.

In un comunicato emesso il 2 Novembre 2007 riguardante l’arresto di diverse famiglie delle vittime del massacro del 1988, Amnesty International scrisse: “Queste esecuzioni vennero autorizzate ai più alti livelli della leadership iraniana…. Amnesty International ritiene che queste esecuzioni rappresentino un crimine contro l’umanità. Secondo la legge internazionale, in vigore nel 1988, i crimini contro l’umanità prevedono diffusi o sistematici attacchi contro civili su basi discriminatorie, tra cui quelle politiche. Amnesty International ritiene che non debba esserci impunità per le violazioni dei diritti umani, a prescindere da dove o quando sono avvenute. Le esecuzioni del 1988 devono essere sottoposte ad un’indagine indipendente e imparziale e tutti i responsabili devono essere assicurati alla giustizia e subire pene adeguate”.

 

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