mercoledì, Dicembre 7, 2022
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Iran a spiegazione del portavoce del Comitato Sicurezza del Majlis dei mullah all’attacco contro i prigionieri:

Brutale raid contro i prigionieri di Evin – No. 11

“C’era bisogno di nuove ispezioni dato che erano state passate false notizie all’ONU e ai media stranieri dall’interno della prigione”

Martedi 22 Aprile, il portavoce del Comitato per la Sicurezza Nazionale del Majlis dei mullah (il parlamento), Hossein Naghavi, ha ammesso che il selvaggio raid delle forze repressive era stato provocato dalla paura suscitata dalle notizie provenienti da organi per i diritti umani, riguardanti la situazione catastrofica delle violazioni dei diritti umani da parte del fascismo religioso al potere in Iran.

L’agenzia di stampa Tasnim, legata alla forza terroristica Qods, ha citato Naghavi dicendo: “Una serie di falsità e bugie sono state fatte trapelare dall’interno della prigione ad alcuni elementi isolenti come Ahmed Shaheed, il bugiardo Inviato delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, o a media stranieri. Perciò, si sono rese necessarie ed essenziali ulteriori ispezioni e studi”. Ha inoltre affermato in modo assolutamente ridicolo che “queste misure sono state prese per aumentare la sicurezza dei prigionieri e mantenere quella della prigione in modo che non accadano incidenti in questi centri!”

Il portavoce del Comitato per la Sicurezza Nazionale dei mullah ha definito le misure prese da elementi dell’IRGC e dell’intelligence durante l’attacco alla prigione di Evin “molto precise” e ha detto: il team ispettivo “ha agito correttamente, perché sono stati scoperti tra gli effetti personali dei prigionieri laptops, tablets, telefoni cellulari ed altro materiale elettronico. I documenti e le prove dei legami di alcuni dei prigionieri della sezione 350 della prigione di Evin con gli oppositori del sistema sono disponibili. Questi prigionieri hanno passato informazioni non corrette a gruppi dissidenti perché le usassero per creare nuove false accuse contro il sistema. E ciò nonostante questo tipo di azioni vadano contro il regolamento della prigione”.

Esattamente come l’aguzzino Esmaeili, che ha affermato che i prigionieri non erano neanche stati toccati, Naghavi ha detto: “Durante la recente ispezione dell’Organizzazione Carceraria della Sezione 350 della prigione di Evin, la squadra che stava facendo le sue valutazioni ha condotto rispettosamente i prigionieri nel cortile, ma alcuni di loro hanno fatto resistenza ed hanno iniziato ad insultare usando un linguaggio disgustoso… questi prigionieri ribelli hanno tentato di provocare gli altri prigionieri gridando, rompendo i vetri delle finestre e le porte e, così facendo, uno di loro si è ferito ad una mano”. Ed ha continuato minacciando: “Secondo la legge, questi prigionieri ribelli della sezione 350 verranno trattati come meritano”.

Maryam Rajavi, Presidente eletto della Resistenza Iraniana, ha sottolineato la necessità di una indagine internazionale indipendente sul brutale raid alla prigione di Evin di giovedi 17 Aprile, compiuto dagli agenti delle guardie rivoluzionarie e dell’intelligence e sugli altri crimini commessi da questo fascismo religioso nelle prigioni dell’Iran. Ha detto che le falsità e le affermazioni contraddittorie dei leaders del regime teocratico volte ad occultare e minimizzare queste atrocità, rendono doppiamente necessaria la creazione di una delegazione investigativa che faccia luce sulla reale portata di queste atrocità e ne identifichi gli autori.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

23 Aprile 2014

 

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