CNRI – In tutto il paese gli iraniani hanno trasformato le manifestazioni ufficiali del 4 novembre, organizzate dal regime clericale, in rivolta nazionale contro il regime. Ci sono state proteste di massa nonostante le dure misure di sicurezza e la forte presenza delle forze di sicurezza sulle strade sin dalle prime ore di mercoledى. Il primo novembre il comandante delle forze di sicurezza ha messo in guardia la popolazione contro gli assembramenti illegali del 4 novembre. La Guardia rivoluzionaria Ahmadreza Radan, Vicecomandante delle Forze di Sicurezza di Stato, ha dichiarato: “Ogni assembramento illegale il 4 novembre verrà gestito con misure severe”.
Nelle giornate antecedenti il 4 novembre, le università sono state il luogo di persistenti proteste organizzate dagli studenti che preparavano contro manifestazioni e incoraggiavano la gente a partecipare alla rivolta popolare.
Il 4 novembre è iniziato con assembramenti e manifestazioni sparse contro le quali le forze di repressione hanno scagliato brutali attacchi per cercare di mantenere il controllo. Prima che le manifestazioni crescessero, molti manifestanti sono stati picchiati e arrestati.
Il ruolo delle donne nella rivolta è stato significativo. Molte donne e ragazze sono state viste per le strade e in molte occasioni hanno formato catene umane per proteggere i dimostranti di sesso maschile e per scoraggiare il loro arresto da parte delle Forze di Polizia. Man mano che la repressione continuava, sempre più gente si riversava nelle strade. Le Forze di Sicurezza sono ricorse al gas lacrimogeno per rompere gli assembramenti. A Teheran hanno aperto il fuoco sui manifestanti e almeno due sono stati i feriti. In alcuni casi, i proiettili di gomma venivano sparati con la pittura rossa per creare panico. Alcuni degli slogan popolari usati dalla folla rabbiosa sono stati: “Morte a Khamenei”, “Khamenei è un assassino, il suo governo è illegittimo”, “Morte al Dittatore,morte ad Ahmadinejad”, “Pace nel mondo, democrazia in Iran”, “Non abbiate paura, non abbiate paura, noi siamo uniti” e “Dittatore, dittatore, questo è il nostro ultimo messaggio, il movimento studentesco è in rivolta”.
C’è stato un forte senso di solidarietà tra le persone. Le porte delle case si sono aperte per dare rifugio a chi veniva inseguito dalle forse di repressione. Chi aveva esperienza di primo soccorso ha aiutato i feriti sul posto. I feriti sono stati in seguito aiutati a scappare e sono stati condotti in luoghi sicuri. Le proteste hanno avuto seguito in varie parti della capitale e in altre città in tutto il paese sino a tarda ora.
La Signora Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana, ha lodato la rivolta popolare e l’ha descritta come un potente manifestazione di scontento popolare, una crisi legata al rifiuto del regime nella sua interezza. Ha dichiarato che il governo clericale ha tremato per via della rivolta di rabbia e di scontento delle masse che urlavano a sole poche centinaia di metri dalla residenza di Khamenei: “Khamenei è un assassino, il suo governo è illegittimo”. Ha fatto notare come la rivolta, ancora una volta ha ostacolato la mobilitazione repressiva e la massiccia propaganda psicologica di guerra del regime. Ha concluso che questa è l’ennesima prova del fallimento di Khamenei di saper gestire il pubblico scontento e la rivolta.
