
Il regime iraniano, con un piede nella tomba, ha impiccato di massa, il 22 settembre, nove prigionieri nel carcere di Adel-abad a Shiraz. Il capo criminale delle “magistratura” della regione Fars aveva affermato di “affrontare seriamente e fermamente chi disturba l’ordine e la sicurezza” della società, leggi il regime dei mullà.
In questo modo il macabro numero di impiccagioni in venti giorni arriva almeno a trentuno, cui la maggior parte giovani. Di impiccati, nove erano prigionieri politici delle minoranze curdi e beluci, che sono stati impiccati nelle carceri di Gouhar-dasht a Karaj e a Zahedan e Urumieh, con l’arbitraria accusa di mohareh (guerra contro Dio) e disturbo contro la sicurezza del sistema dei mullà. In carcere di Gouhar-dasht a Karaj, il 5 settembre, sono stati impiccati in massa otto prigionieri. A Marvdasht un prigioniero è stato impiccato in pubblico.
Il detestato regime dei mullà, stretto nel cerchio delle crisi interne ed internazionali, incapace di affrontare la crescente protesta della popolazione, per intensificare l’atmosfera del terrore aumenta l’oppressione e impiccagioni.
La Resistenza iraniana richiama l’attenzione di tutti gli organi internazionali della difesa dei Diritti Umani, in particolare dell’Alto commissariato dei Diritti Umani e del relatore speciale della situazione dei Diritti Umani in Iran e del Gruppo di lavoro delle impiccagioni arbitrarie di condannare queste impiccagioni e di intraprendere gli urgenti provvedimenti per fermare questi medioevali crimini nel ventunesimo secolo.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
22 settembre 2018
