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IRAN: 11 prigionieri ad Orumiyeh e a Karaj a rischio di imminente esecuzione

Mohammad Abdollahi, un prigioniero politico curdo, è uno dei prigionieri trasferiti in attesa dell’esecuzione

La Resistenza Iraniana chiede alle Nazioni Unite, ed in particolare all’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani e alle organizzazioni internazionali per i diritti umani, di intervenire immediatamente per impedire l’esecuzione del prigioniero politico curdo Mohammad Abdollahi e di altri 10 prigionieri in procinto di essere giustiziati nelle carceri di  Orumiyeh e Karaj. 

La mattina di lunedì 8 Agosto, i suoi aguzzini hanno costretto Mohammad Abdollahi ad uscire dalla sezione 12 del penitenziario centrale di Orumiyeh per portarlo in isolamento. Nello stesso momento il Ministero dell’Intelligence informava la sua famiglia di recarsi da  Mahabad al carcere di Orumiyeh per la loro ultima visita.

Mohammad Abdollahi, 35 anni, un prigioniero politico curdo originario di Bukan, era stato arrestato a Marzo 2011 a Mahabad da un’unità di intelligence del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie del regime (IRGC) e condannato a morte con l’accusa di “Moharebeh” (dichiarare guerra a Dio). Il 29 Maggio aveva iniziato uno sciopero della fame durato 32 giorni, per protestare contro questa ingiusta condanna.

Nel frattempo tre prigionieri comuni nel carcere centrale di Orumiyeh, tra cui una madre di un bambino di tre anni, sono stati trasferiti in isolamento in attesa della loro esecuzione. Lo stesso giorno quattro prigionieri nel carcere di Gohardasht sono stati trasferiti in isolamento e sono anch’essi in attesa di esecuzione.

In un altro episodio avvenuto nel carcere di Gohardasht a Karaj, dopo la criminale esecuzione di 25 prigionieri politici sunniti avvenuta il 2 Agosto, i mercenari delle guardie speciali del carcere hanno fatto irruzione nella sezione dei prigionieri politici sunniti, li hanno picchiati e poi ne hanno trasferiti molti, bendati e ammanettati, nella sezione 5. Decine di prigionieri politici sunniti che si trovano nella cella 21 della sezione 7 hanno iniziato lo sciopero della fame il 2 Agosto, per protestare contro l’esecuzione dei prigionieri.

Mohammad-Javad Larijani, segretario del cosiddetto “consiglio per i diritti umani” della magistratura del regime, il cui compito è fornire giustificazioni alle torture e le esecuzioni praticate dal regime, pur ammettendo “l’alto numero di esecuzioni”, ha precisato che “gli occidentali sono laici e liberali e la sicurezza sta alla base della formazione dei governi occidentali”. Ed ha aggiunto: “A noi non devono essere imposti i diritti umani secondo la logica occidentale… al diavolo se sono in collera con noi. Non dobbiamo mica conquistare il loro cuore?” (agenzia di stampa Fars, affiliata all’IRGC – 4 Agosto 2016).

Nella sua lettera del 7 Agosto a Zeid Al Hussein, Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, per giustificare l’esecuzione di massa di almeno 25 prigionieri politici sunniti, avvenuta il 2 Agosto, ha scritto: “Qualunque individuo o gruppo di qualunque tipo e che per qualunque motivo, voglia rendere insicura la società e creare un’atmosfera di paura e terrore, di certo merita di essere processato e punito” (agenzia di stampa Fars – 7 Agosto).

Alaeddin Boroujerdi, capo della Commissione Politica Estera e Sicurezza Nazionale del parlamento del regime, ha detto: “I diritti umani non sono un problema degli occidentali… Loro si preoccupano della vita dei terroristi che noi abbiamo il diritto di giustiziare”.

L’indecisione della comunità internazionale di fronte a queste criminali esecuzioni, incoraggia i leaders del regime a continuare i loro crimini. Essi devono essere perseguiti e condannati per 38 anni di omicidi e di crimini contro il popolo iraniano.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

8 Agosto 2016

 

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