mercoledì, Novembre 30, 2022
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Intervento di Maryam Rajavi nella conferenza internazionale a Bruxelles

Dott. Alejo Vidal-Quadras vice presidente del Parlamento europeo, rispettabili deputati e eminenti ospiti statunitensi presenti,

 cari amici,
vorrei ringraziare il Consiglio dei ministri che ha deciso, il 23 maggio di collaborare con le Nazioni Unite e gli Stati Uniti d’America per trovare una soluzione definitiva per la crisi umanitaria di Ashraf. Dopo 48 giorni dal massacro dell’8 aprile ci sono ancora 42 feriti in gravi condizioni. Nonostante le raccomandazioni dell’Alto commissariato dell’ONU per diritti umani non è stata fatta alcuna indagine imparziali nei riguardi di questo catastrofico evento.  Il primo passo è la tutela di residenti di Ashraf. La Resistenza Iraniana è disponibile, come sempre a collaborare in pieno per risolvere questa crisi umanitaria. Noi accogliamo positivamente il piano della delegazione del Parlamento europeo per l’Iraq.
L’iniziativa del Parlamento europeo afferma sulla immediata garanzia dell’incolumità dei residenti di Ashraf che è una soluzione pacifica e stabile. L’Unione Europea per impedire una nuova tragedia deve collaborare con gli Stati Uniti d’America e le Nazioni Unite e intraprendere le necessarie iniziative per tutelare i residenti di Ashraf.
In queste condizioni io lancio il monito  che ogni spostamento obbligatorio sarà il preludio di nuovo massacro dei residenti di Ashraf. Già da ora dichiaro che di fronte a questa situazione saranno responsabile la comunità internazionale, in particolare gli Stati Uniti d’America.
Il risultato di uno spostamento nel territorio iracheno è l’isolamento  di residenti di Ashraf, opporli maggiori limitazioni e una loro depurazione lontano dalla visione degli osservatori internazionali.
Vista la decisione del 23 maggio  del Consiglio dei ministri, io vorrei che Baronessa Catherine  Ashton intraprendesse le necessarie iniziative per eseguire il piano proposto dal Parlamento europeo.
Invito anche la signora Ashton di chiedere alle Nazioni Unite affinché stabilisca una delegazione di osservatori e intraprenda le iniziative per impedire un nuovo massacro ad Ashraf.
L’Unione europea e la signora Ashton sono sicuramente in grado e in possesso di occorrenti per risolvere questa questione. In particolare il principio RtoP o R2P (The responsibility to protect ) applicato in Libia e Costa d’Avorio per tutelare i non militari  ha già aperta la strada per una soluzione legale.
Io chiedo agli stati Uniti d’America che hanno firmato l’accordo con ogni singolo residente di Ashraf di onorare i loro impegni e di accingersi a trovare le iniziative necessarie per tutelarli.
Perché il piano proposto dal Parlamento europeo abbia l’esito positivo rivolgo gli Stati Uniti d’America, l’Unione Europea e le Nazioni Unite ai seguenti urgenti iniziative:
• garantire la tutela dei residenti di Ashraf fino alla soluzione definitiva;
• intraprendere le giuste iniziative per terminare l’oppressione dei residenti di Ashraf, compreso l’abbandono delle forze militari del Campo, rimozione dei altoparlanti e interruzione  delle minacce di morte;
• garantire il non spostamento forzato dei residenti di Ashraf;
• riconoscere lo statuto legale dei residenti di Ashraf secondo le leggi umanitarie internazionali e leggi dei diritti umani, in particolare secondo la IV Convenzione di Ginevra.
Cari amici,
Ashraf è una parte della crisi iraniana. L’incremento del malcontento generale intensifica gli attriti interni e la guerra all’intestino del regime di velayat-e faghih.
L’incantesimo del velayat-e faghih è frantumato, il potere di Khamenei  è sbriciolato. La spaccatura tra Khamenei e Ahmadinejad è il risultante di questa situazione.
Per affrontare questa situazione il regime dei mullà aumenta le impiccagioni e l’oppressione e tenta di annientare la sua alternativa democratica, sperando di sfuggire il suo destino.
L’attacco dell’8 aprile e l’intensificazione della pressione su Ashraf è comprensiva in questo quadro.
In questa situazione il popolo iraniano aspetta altro dall’Europa. Noi accogliamo positivamente la decisione del Consiglio dei ministri di inserire i nomi delle persone e delle compagnie iraniane  nella lista di sanzioni cosi come accogliamo la sanzione statunitense contro il regime iraniano. Ma non sufficiente. È giunta l’ora di boicottare il petrolio del regime.
Non è ora di iniziare ancora una catena di inutili negoziazioni con il mullà al potere in Iran. È davvero l’ora della politica ferma e del riconoscimento della resistenza del popolo iraniano.
Vi ringrazio tutti!

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