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In una conferenza internazionale a Parigi, politici e giuristi sottolineano: Lo spostamento dei residenti di Ashraf all’interno dell’Iraq aprirebbe la strada ad un’altra catastrofe umanitaria

Maryam Rajavi: I residenti di Ashraf accolgono tutte le considerazioni del Segretario Generale dell’ONU.
La condizione del loro successo sta nell’accettare un minimo di responsabilità per la loro protezione. 

 

Mercoledì 20 luglio; durante la conferenza internazionale di Parigi, alte personalità politiche europee ed americane, insieme a degli esperti giuristi internazionali, hanno dibattuto ed esaminato i doveri degli Stati Uniti e dell’ONU in merito ad Ashraf. Si è evidenziato che gli sforzi incassanti del regime dei mullah, volti a distruggere Ashraf, e, d’altra parte, gli sforzi per trovare una soluzione a questa crisi umanitaria, sono divenuti una questione internazionale di primaria importanza. La conferenza ha inoltre respinto fermamente la proposta americana di spostamento i residenti di Ashraf all’interno dell’Iraq, stimando che così facendo si preparerebbe il terreno ad una nuova catastrofe. Sono intervenuti a questa conferenza, presieduta da Anne-Marie Lizin, già presidente del Senato in Belgio: Howard Dean, presidente del Partito Democratico degli USA (2004-2009); Louis Freeh, direttore dell’FBI (1993-2001); Yves Bonnet, Prefetto Onorario ed ex direttore della DST; i deputati francesi Jean Philippe Maurer, Jean Dionis du Sejour, Abdolatifou Aly, e il magistrato François Colcombet, membro fondatore del Comitato Francese per un Iran democratico; alcuni eminenti giuristi come Juan Garcès, avvocato spagnolo di primo piano; Vera Gouland-Debas, docente di diritto internazionale all’Università di Ginevra; e François Serres, direttore esecutivo del comitato internazionale dei giuristi in difesa di Ashraf.
 
Maryam Rajavi, presidente eletto della Resistenza iraniana, ha dichiarato durante il suo intervento: “Nel momento in cui la guerra per il potere si intensifica ai vertici del regime, e la caduta del suo alleato strategico in Siria si annuncia all’orizzonte, il regime vuole ad ogni costo e in ogni modo schiacciare la sua opposizione organizzata.”
 
“Il disastro di Ashraf, i crimini perpetrati contro la sua popolazione, hanno avuto come pretesto la “sovranità” del governo iracheno. Come si può solo immaginare che gli abitanti di Ashraf posano mettersi sotto la protezione e la responsabilità di un governo nel quale il comandante in capo delle forze armate, il Primo ministro, il ministro dell’interno, della difesa, della sicurezza e il capo dell’informazione, sono la stessa persona? Quello stesso primo ministro che è ricercato, insieme al capo delle forze terrestri e di altro tipo, per i massacri di Ashraf, da parte della giustizia spagnola. L’idea che la protezione di un gruppo di persone sia affidata al suo assassino è indifendibile, illegale, illogica, immorale e inaccettabile.”
 
A conclusione del suo intervento, Maryam Rajavi ha dichiarato: “Il Segretario Generale dell’ONU, nel suo rapporto al Consiglio di Sicurezza, si è detto turbato per le vite stroncate di Ashraf, ed ha poi dichiarato: Chiamo le autorità irachene ad astenersi dal ricorso alla forza a ad assicurare agli abitanti del Campo un accesso adeguato alle merci e ai servizi.”
 
“Il Segretario Generale ha inoltre aggiunto: “Incoraggio dunque le parti implicate ad accrescere i loro sforzi per studiare tutte le opzioni possibili, e cercare una soluzione consensuale che assicuri il rispetto della sovranità dell’Iraq, in conformità col Diritto Internazionale dei Diritti dell’Uomo, e ai principi umanitari. A questo fine, chiedo agli stati membri di aiutare, sostenere e facilitare la messa in opera di ogni accordo accettabile per il governo iracheno e per gli abitanti del Campo.”
 
Il Presidente eletto della Resistenza ha annunciato che gli abitanti di Ashraf accolgono tutte le considerazioni del Segretario Generale dell’ONU, e in totale conformità con quanto chiede, ha dichiarato: “La condizione chiave della realizzazione di questi propositi è che gli Stati Uniti si assumano le loro responsabilità e paghino almeno il prezzo della protezione delle vite di innocenti senza difesa, con ciascuno dei quali hanno siglato un accordo di protezione, fino alla conclusione della loro dislocazione.”
 
Maryam Rajavi ha poi annunciato e delineato le modalità realistiche e pratiche del trasferimento, nel modo seguente:                                                                                                                                                  
 
– L’annuncio al sostegno da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea alla soluzione del Parlamento Europeo relativa al trasferimento degli abitanti di Ashraf verso Paesi terzi.
– La protezione di Ashraf fornita e garantita dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dall’ONU, in particolare dall’Alto Commissariato per i Diritti dell’Uomo e l’Alto Commissariato per i Rifugiati, fino al trasferimento di tutti gli abitanti.
– L’installazione permanente di un gruppo di osservatori dell’ONU ad Ashraf, fino alla conclusione delle operazioni di trasferimento.
– Un’inchiesta sul crimine dell’8 aprile, sotto la sorveglianza dell’ONU, per impedirne la ripetizione.
– Costringere il governo iracheno a conformarsi all’appello del segretario Generale dell’ONU, per mettere fine ad ogni ricorso alla forza e alla violenza; per mettere fine all’ assediamento inumana e alla tortura psicologica, e far partire da Ashraf le forze armate irachene.
 
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
20 luglio 2011
 

 

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