giovedì, Dicembre 8, 2022
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Il Sunday Telegraph: “Se pensate che un ‘moderato’ abbia vinto in Iran, ripensateci”

“Il presidente del regime iraniano Hassan Rouhani è un “manipolatore assolutamente crudele”, che ha governato, sin dal 2013, su una economia al collasso e su quella che Amnesty International ha definito “una furia omicida sconvolgente”, arrestando e uccidendo così tanti dissidenti che l’Iran ha il tasso di esecuzioni pro-capite più alto del mondo”, scrive Christopher Booker nell’edizione di questa settimana del Sunday Telegraph.

“Il vero potere in Iran è detenuto dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (IRGC), che risponde solo al leader supremo, l’ayatollah Khamenei. Questo non solo controlla più della metà dell’economia iraniana, ma è responsabile della diffusione del terrorismo in patria, all’estero e in tutto il Medio Oriente”, ha scritto Booker nella sua colonna settimanale pubblicata il 28 Maggio 2017.

L’articolo del Sunday Telegraph aggiunge:

Il più grosso vanto di Rouhani è l’aver ottenuto dall’Occidente quell’ “accordo sul nucleare” in base al quale il Presidente Obama e il Segretario di Stato John Kerry hanno acconsentito alla parziale rimozione delle sanzioni e allo sblocco di 38 miliardi di sterline di patrimoni iraniani in Occidente.

Ma in pratica tutti i 38 miliardi di sterline sono andati all’IRGC, per pagare Hezbollah e le decine di centinaia di mercenari che sono stati il principale sostegno al regime di Assad in Siria, per la disastrosa destabilizzazione dello Yemen e il loro interventi in Iraq dove, fino all’arrivo di Trump, gli è stato dato il supporto aereo statunitense.

Fonti attendibili in Iran hanno fornito prove abbondanti su come la sua elezione a presidente sia stata orrendamente orchestrata, con un’affluenza alle urne ampiamente al di sotto di quanto affermato dal regime. I due candidati rappresentavano le fazioni in guerra e ognuno ha giustamente ha accusato l’altro di corruzione massiccia.

Entrambi hanno attaccato un nuovo fattore intervenuto nelle elezioni, l’importanza dei poster che chiedono il loro boicottaggio, diffusi niente di meno che dai membri, banditi dal paese, dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI), una componente del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) con sede a Parigi, che rappresenta centinaia di migliaia di iraniani esuli in tutto il mondo.

Questi iraniani rappresentano il pezzo che manca alla coalizione di Trump, per dimostrare che questa non è una lotta tra sunniti e sciiti, ma che esiste un numero enorme di iraniani sciiti che non vedono l’ora, più di chiunque altro, di assistere alla fine del regime assassino di Teheran.

A Parigi, il 1° Luglio, il CNRI sta organizzando una manifestazione di 100.000 esuli iraniani, cui si rivolgeranno molti illustri ex-politici di tutto il mondo, soprattutto molti importanti personaggi degli Stati Uniti, inclusi noti ex-politici, un ex-ambasciatore all’ONU, John Bolton, un ex-direttore dell’FBI e generali che hanno prestato servizio in Iraq.

Tutti chiederanno al governo Trump di concedere il suo appoggio a quegli iraniani che vogliono vedere la loro dittatura fanatica, crudele e ultra-corrotta, sostituita da un governo laico e democratico. Con essi, ritengono, la coalizione di Trump includerà il suo ultimo pezzo cruciale, e tutto il Medio Oriente potrà creare molti meno problemi al mondo.

 

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