Prigione delle donne in Iran
CNRI – Almeno due donne sono state impiccate a morte la vigilia della Giornata Internazionale della Donna in una prigione in Iran.
Una delle detenute, identificata come Mehrnoosh Qavasi, cinquantenne, è stata giustiziata dopo aver scontato molti anni di prigione.
Prima di essere trasferite alla prigione di Qezel Hesar, nella città di Karaj, per l’esecuzione, la due vittime erano detenute nell’infame prigione femminile di Qarchak (Gharchak) nella città di Varamin, in condizioni terribili.
Le due donne sono state impiccate insieme ad altri 10 detenuti nella prigione di Qezel Hesar, nel corso di una nuova ondata di esecuzioni che sta avvenendo in tutte le città del paese.
Queste esecuzioni si sono svolte in segreto, senza nessuna notizia pubblicata dagli organi di stampa iraniani controllati dal governo.
Sabato intanto, il gran raduno tenutosi a Berlino in occasione della Giornata Internazionale della Donna con la partecipazione di oltre un centinaio di personalità femminili giunte da cinque continenti, ha condannato il regime misogino in Iran per la sua repressione delle donne.
I partecipanti al raduno dal titolo “Per la Tolleranza e l’Uguaglianza contro il Fondamentalismo e la Misoginia”, hanno sottolineato che il progresso dell’ideale di uguaglianza nel mondo di oggi si è trovato faccia a faccia con una formidabile barriera: il fondamentalismo islamico. Questo fenomeno sta minacciando l’intero Medio Oriente e il mondo attraverso la discriminazione, il terrorismo e il genocidio e, più che ad ogni altra cosa, è ostile alle donne.
Queste esecuzioni in Iran giungono pochi giorni dopo la presentazione di un rapporto dell’ufficio del Segretario Generale Ban Ki-moon al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, che raccoglie le preoccupazioni dell’ONU stesso sulle violazioni dei diritti umani in Iran e nel quale l’alto tasso di esecuzioni in Iran viene definito “estremamente preoccupante”.
“Il Segretario Generale resta estremamente preoccupato dal perdurare di un gran numero di esecuzioni, tra cui quelle dei detenuti politici e dei minorenni”, dice il rapporto dell’ONU.
