domenica, Novembre 27, 2022
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Il regime iraniano e l’ISIS sono le due facce della stessa medaglia

Soona Samsami, rappresentante della Resistenza Iraniana a Washington, ha avvertito che il regime iraniano e l’ISIS sono le due facce della stessa medaglia e che alla fine, per poter sconfiggere l’estremismo islamico, la comunità internazionale dovrà appoggiare il popolo dell’Iran e la sua Resistenza organizzata che lottano per conquistare la libertà e la democrazia. Soona Samsami ha fatto queste sue dichiarazioni su una colonna dell’edizione di giovedì di Townhall. Fonte: http://townhall.com/columnists/soonasamsami/2016/04/07/isis-tehran-regime-two-sides-of-the-same-coin-n2144910 Townhall ISIS, regime di Tehran: Due facce della stessa medaglia Soona Samsami | 07 Aprile 2016 Soona Samsami, rappresentante della Resistenza Iraniana a Washington, ha avvertito che il regime iraniano e l’ISIS sono le due facce della stessa medaglia e che alla fine, per poter sconfiggere l’estremismo islamico, la comunità internazionale dovrà appoggiare il popolo dell’Iran e la sua Resistenza organizzata che lottano per conquistare la libertà e la democrazia. Soona Samsami ha fatto queste sue dichiarazioni su una colonna dell’edizione di giovedì di Townhall. Fonte: http://townhall.com/columnists/soonasamsami/2016/04/07/isis-tehran-regime-two-sides-of-the-same-coin-n2144910 Townhall ISIS, regime di Tehran: Due facce della stessa medaglia Soona Samsami | 07 Aprile 2016 I barbari attacchi terroristici di Bruxelles ci hanno ricordato chiaramente la crescente minaccia dell’estremismo islamico. Questa diabolica ideologia continua a prendere nuove forme, una volta era al-Qaeda, ora è l’ISIS, entrambi con l’obbiettivo comune di creare uno “stato islamico” in grado di applicare le leggi della Sharia e di minacciare le conquiste del mondo civilizzato. Mentre la versione sunnita del fondamentalismo cerca disperatamente di raggiungere questo obbiettivo, la versione sciita a Tehran è rimasta in piedi per circa quattro decenni. Dovrebbe essere combattuta, non compiaciuta. Siria, Iraq e Yemen sono divenuti terreno fertile per l’ISIS, una benedizione inaspettata per Tehran dato che giustifica opportunamente la malvagità extra-territoriale dei mullah. Alcuni in Occidente continuano a riporre le loro speranze su delle sfuggenti “riforme” all’interno dell’establishment religioso, nonostante i piani del regime iraniano nella regione siano, per dirla con le parole del suo leader supremo Ali Khamenei, “diametralmente opposti” a quelli della comunità internazionale. Il loro ottimismo è alimentato dalla erronea aspettativa di riforme politiche all’indomani dell’accordo sul nucleare. Non ci sono né fatti, né prove a sostegno di questa affermazione. Piuttosto che cambiare percorso, Tehran è persino più determinata a che gli altri seguano le sue politiche regionali distruttive. Recentemente ha condotto diversi tests missilistici in aperta sfida alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. E se il miglioramento dei diritti umani è un segno di moderazione, la situazione è molto peggiorata con il cosiddetto presidente “moderato” Hassan Rouhani. Proprio questo mese un esperto indipendente delle Nazioni Unite sui diritti umani, ha espresso grande preoccupazione per il “tasso estremamente alto delle esecuzioni” in Iran, in particolare “per quelle di delinquenti minorenni”. L’organizzazione per i diritti umani Amnesty International ha definito l’Iran uno degli ultimi boia di bambini rimasto al mondo. Questo non è proprio un segnale di riforma. Inoltre, le donne continuano ad essere trattate come cittadini di seconda classe. Lo scorso anno a decine sono rimaste vittime di aggressioni con l’acido commesse da bande di teppisti organizzate dal governo, per aver violato le rigide leggi del regime in materia di velo. Il fatto è che il regime iraniano è controllato da un religioso non eletto, l’equivalente del “califfo” del leggendario “califfato”, che non rende conto a nessuno. Pochi giorni dopo la firma del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) lo scorso anno, Khamenei aveva avvertito: “Noi non smetteremo mai di sostenere i nostri amici nella regione e il popolo della Palestina, dello Yemen, della Siria, dell’Iraq, del Bahrein e del Libano. Anche dopo questo accordo la nostra politica verso gli arroganti Stati Uniti non cambierà”. Khamenei ha ribadito questa posizione radicalmente anti-americana nelle sue dichiarazioni per il Nowruz, il 20 Marzo. Il suo discorso di 85 minuti si è concentrato sulla complessità dell’animosità occidentale, ed in particolare americana, verso l’Iran che fa degli Stati Uniti “il nemico per eccellenza” dell’Iran. Ha descritto le recenti dichiarazioni post-accordo come un complotto degli Stati Uniti per instillare l’idea di un cambiamento politico nelle menti degli iraniani e dell’élite ed ha criticato la squadra di negoziatori iraniani sul nucleare per aver violato alcuni dei limiti da lui fissati. Gli attacchi di Bruxelles questa settimana devono inviare un messaggio alle capitali occidentali, e cioè che i finanziamenti del regime iraniano al terrorismo e all’estremismo continueranno a minacciare e a destabilizzare la regione mediorientale e il mondo. La teocrazia al potere non può essere riformata, perché qualunque passo indietro dalle sue attuali politiche allenterebbe inevitabilmente la sua presa sul potere ed aprirebbe le porte ad un cambiamento radicale. Molti osservatori concordano sul fatto che la vera speranza di riforma si trova nella grande società iraniana e nelle fila della vera opposizione e non all’interno dei ristretti confini di una teocrazia decadente. Alla fine è calato il sipario sul comunismo nell’Europa dell’Est, quando è stato tirato giù dalla popolazione insofferente della regione. Così potrà calare anche sul fondamentalismo in Iran. La comunità internazionale e il Governo degli Stati Uniti, per ciò che li riguarda, possono risolvere il problema iraniano solo concentrandosi sul problema stesso: il regime. Altrimenti tutti gli sforzi per provocare un vero cambiamento falliranno. Rimuovere Assad dal potere, mettendo fine così al coinvolgimento del regime in Siria, sarebbe un buon punto di partenza. Fermerebbe anche il percorso dell’ISIS. Alla fine la risposta all’estremismo islamico si trova nelle mani del popolo e specificatamente del popolo iraniano e della sua opposizione organizzata che dovrebbe essere appoggiata sul serio. La scomparsa dell’epicentro del fondamentalismo in Iran potrà fare molto per garantire che il mondo sia libero dalla vile minaccia dell’estremismo. Soona Samsami è la Rappresentante negli Stati Uniti del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.

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