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Il regime dei mullah è la sola causa della miseria di milioni di lavoratori iraniani

Comunicato del Comitato Lavoro del CNRI in occasione della Giornata Internazionale dei Lavoratori 

Abbas Davari, presidente del Comitato Lavoro del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha celebrato la Giornata Internazionale dei Lavoratori dicendo ai lavoratori di tutto il paese: “Questo giorno promette vittoria sugli oppressori, il rovesciamento del regime anti-lavoratori dei mullah e il ristabilimento della sovranità popolare nel nostro paese in catene. Due anni e nove mesi dopo che Rouhani è salito al potere, le politiche economiche del regime stanno ancora servendo gli interessi di istituzioni monopolistiche e di aziende legate a Khamenei e alle Guardie Rivoluzionarie e le condizioni dei lavoratori sono costantemente peggiorate in questo periodo.

Secondo le statistiche ufficiali, la liquidità interna con Rouhani è raddoppiata da “500.000 miliardi di toman[1] a un quadrilione (1.000.000 di miliardi) di toman[2]”, e i tragici effetti sulle vite dei lavoratori, nonché sulla lotta alla corruzione necessitano di una discussione a parte. 

Aumento dei prezzi e diminuzione dei salari

Nonostante “il comitato per la definizione dei salari abbia dichiarato quest’anno che il costo della vita per una famiglia di quattro persone sia di oltre 3.075.000 toman[3]”, il Consiglio Supremo per il Lavoro, senza la presenza dei rappresentanti dei lavoratori, ha stabilito il salario minimo per il 2016 a 812.000 toman. Questa cifra è circa il 25% di uno stipendio secondo quanto calcolato dal comitato per la definizione dei salari. Intanto Ali Rabiee, ministro del lavoro di Rouhani, uno dei fondatori del Ministero dell’Intelligence e noto aguzzino[4], sfacciatamente ha dichiarato: “Negli ultimi tre anni l’aumento dei salari ha sorpassato il tasso di inflazione[5]”, nonostante i giornali cinque giorni prima, citando alcuni esperti, avessero detto che “l’inflazione effettiva su altri componenti include i trasporti (40%), le comunicazioni(23%), la sanità (19%) e la formazione (24%) [6]”.

Il mese scorso i media di stato hanno riportato: “La discussione sull’aumento della tassazione del trasporto pubblico a Tehran dal 15 al 25% è in corso e, dato che l’aumento esponenziale della tassazione del trasporto pubblico si ripercuote su altri costi , dovremo presto assistere alla diminuzione del potere di acquisto dei lavoratori[7]”.

Il budget dello stato e lo sfruttamento dei lavoratori in favore del mantenimento del regime

Il 13 Aprile 2016, il parlamento del regime teocratico ha approvato il budget 2016 di Rouhani, che ammonta a 952.000 miliardi di toman. Una semplice occhiata al budget mostra che la sola cosa che non è stata considerata è la corresponsione dei salari ai lavoratori. La priorità del budget in generale è mantenere il regime del velayat-e faqih e promuovere la repressione, l’esportazione del terrorismo e del fondamentalismo e riempire le tasche dei mullah sanguinari al potere, delle loro famiglie e dei loro dipendenti.

Il grosso del budget viene speso per l’esercito, la sicurezza, le attività guerrafondaie all’estero e l’enorme apparato propagandistico del regime, tutte cose che servono ad opprimere la società. Inoltre, una grossa fetta del budget, annidata nelle note a piè di pagina, viene spesa per istituti affiliati a Khamenei, alle Guardie Rivoluzionarie e agli organi repressivi.

Il quotidiano di stato Sharq ha scritto: “Nonostante la presenza di istituzioni come l’Organizzazione per la Propaganda Islamica, i Bassij, il Seminario di Qom e il consiglio politico degli imam in alcuni voci del budget, altri settori appartenenti a queste istituzioni sono ancora presenti nel testo del budget[8]”. Lo stesso giornale ha scritto: “Per anni è stata pubblicata una tabella separata, come allegato del budget, nelle quale venivano allocate somme a specifiche istituzioni e centri culturali[9]”. Ad esempio si possono vedere due cifre in questa tabella: una relativa al gruppo di Rafsanjani e l’altra a quello di Khamenei.

Primo: In tre voci si trova il nome di Hassan Khomeini: Istituto per la Pubblicazione del lavoro di Khomeini “16 miliardi e 450 milioni di toman”, per la conservazione del monumento di Khomeini “9 miliardi e mezzo di toman” e per il mantenimento della tomba di Khomeini “27 miliardi di toman”, il che significa che Hassan Khomeini riceve un totale di  52 miliardi e 950 milioni di toman dei fondi pubblici del popolo iraniano.

Secondo: Istituto del Mullah Mesbah Yazdi, in quattro voci, con i diversi nomi di Organizzazione per la Propaganda Islamica ecc., riceve un totale di 194 miliardi e 294 milioni di toman.

Il budget non prevede né sviluppo economico e sociale, né aiuto ai poveri. E ciò è talmente ovvio che la parlamentare Zohreh Tayyebzadeh, recentemente ha detto: “Negli ultimi due anni nessuna voce di budget è stata allocata dal centro per i più svantaggiati e per le più vulnerabili fasce femminili… ci sono famiglie dedite alla droga e che purtroppo costringono le loro figlie alle azioni socialmente e moralmente più abbiette[10]”, (Radio di stato Farhang – 18 Aprile 2016).

Aziende e organizzazioni monopolistiche provocano povertà e disoccupazione endemica

Le Guardie Rivoluzionarie Iraniane da una parte controllano le più importanti aziende ed istituzioni economiche, i flussi di importazioni e le esportazioni del paese nei porti e negli aeroporti, e dall’altra attraverso l’utilizzo di queste strutture, hanno creato la più grossa rete per il contrabbando. Secondo i media di stato “ogni anno oltre 25 miliardi di dollari di merci vengono contrabbandate nel paese[11].” Secondo le stime degli esperti del regime, con questa cifra si potrebbero creare oltre due milioni di posti di lavoro.

Questi monopoli portano alla distruzione delle produzioni non-monopolizzate ed hanno aggiunto milioni di persone all’esercito dei disoccupati. Infatti un parlamentare del regime ha detto: “Il 60% delle unità produttive del paese è oggi totalmente o parzialmente chiuso[12]”.

Il Centro Statistico iraniano ha riferito che il tasso di disoccupazione nel 2015 è stato del 2,12% nelle aree urbane e dell’1,8% nelle aree rurali. Ma Larijani, il portavoce del parlamento del regime ha detto: “Il 42% dei laureati è disoccupato[13]”. Al Is’haq, ex-Ministro del Commercio ed attuale consulente del Ministero dell’Agricoltura, ha detto che la popolazione disoccupata si aggira sui sette-otto milioni di persone, la maggior parte delle quali istruite[14]. La situazione delle donne lavoratrici è estremamente dolorosa. “Alcune donne lavorano per un terzo della paga reale[15]”. Dei “due milioni e 230 mila donne capo-famiglia[16]”, “l’82% è disoccupato[17]”. “Attualmente abbiamo oltre 10 milioni di emarginati nel paese… le donne compongono una parte di questa popolazione emarginata[18]”.

Mancanza di garanzie lavorative

La mancanza di garanzie lavorative è il problema più importante dei lavoratori. Il segretario esecutivo della casa dei lavoratori della provincia di Mazandaran ha detto: “Il 90% dei lavoratori e dei lavoratori a contratto di Mazandaran, non ha garanzie lavorative[19]”.

Rahmatullah Pourmousa, segretario generale dei Consigli Islamici del Lavoro, ha detto: “In Iran il 94% degli occupati lavora con regolare contratto[20]”.

Gholamreza Abbasi, presidente del Centro Supremo delle Associazioni del Commercio ha detto: “Il 95% dei lavoratori non ha un documento di assunzione o un contratto[21]”.

Non c’è alcuna garanzia che lavoratori con 20 anni di esperienza non verranno licenziati. Questa è la più grossa preoccupazione dei lavoratori. Khamenei e le Guardie Rivoluzionarie sono la principale causa di tutto questo, dato che hanno la maggioranza delle grandi aziende e delle fabbriche sotto il loro monopolio ed hanno il maggior ruolo nel distruggere le garanzie dei lavoratori.

La soppressione dei sindacati

Nessuna organizzazione indipendente per il lavoro è riconosciuta dal regime teocratico. In base all’articolo 138 della legge sul lavoro “il leader supremo, qualora lo ritenga appropriato, può essere rappresentato all’interno di ogni sindacato”. Un rappresentante che è solo un mezzo di repressione dei lavoratori. I membri e i rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori al di fuori del controllo del regime, sono continuamente soggetti ad arresto, detenzione e torture. Tuttavia, secondo l’Atto delle Organizzazioni Internazionali del Lavoro, del quale il regime è uno dei firmatari, le organizzazioni dei lavoratori sono un diritto inalienabile dei lavoratori. Proprio quest’anno, alla vigilia della Giornata Internazionale dei Lavoratori, per impedire le manifestazioni e le marce dei lavoratori, molti rappresentanti dei lavoratori sono stati arrestati e molti altri sono stati minacciati dal Ministero dell’Intelligence.

Le proteste, le manifestazioni e i sit-in dei lavoratori

Nonostante la brutale e sistematica repressione, i lavoratori iraniani hanno continuato a protestare, ad organizzare manifestazioni e sit-in, approfittando di ogni opportunità per esercitare i propri diritti. Si sono ribellati alla mancanza dei salari, agli stipendi non pagati, ai licenziamenti, alla mancanza di garanzie lavorative, al saccheggio e allo sfruttamento dei lavoratori con la scusa della privatizzazione. Alla vigilia del Primo Maggio di quest’anno, dopo l’appello del PMOI e della Resistenza Iraniana, queste azioni di protesta hanno assunto dimensioni ancora maggiori.

La solidarietà dei lavoratori di fronte a questi banditi e alle forze repressive del regime è davvero impressionante e si è ben manifestata con la catena umana dei 10.000 lavoratori petrolchimici di Mahshahr a Dicembre 2015.

Cosa bisogna fare per queste continue rapine e saccheggi?

L’unico fattore che ha ridotto in miseria i lavoratori iraniani, li ha resi disoccupati e sempre più poveri, è il diabolico regime del velayat-e-faqih, che ha risposto anche alle richieste più legittime e legali dei lavoratori con la repressione e la tortura. Il rispetto dei diritti dei lavoratori e l’estromissione di Khamenei e delle Guardie Rivoluzionarie iraniane dall’economia iraniana non sono possibili senza il rovesciamento di questo regime, dato che la lotta coraggiosa dei lavoratori contro questi abusi crudeli e disumani è parte integrante della lotta per rovesciare il regime dei mullah. È un dovere nazionale che la Resistenza Iraniana, insieme ai lavoratori iraniani e a tutta la popolazione, renderà tangibile, ristabilendo la democrazia, la sovranità popolare e la giustizia sociale in Iran.

Il Comitato Lavoro del CNRI esorta le organizzazioni internazionali del lavoro, le unioni dei lavoratori, i sindacati e i difensori dei diritti umani di tutto il mondo a condannare le politiche anti-lavoro del regime teocratico con ogni mezzo possibile e a difendere i diritti dei lavoratori iraniani. Nell’Iran dei il mullah, tutti i diritti fondamentali dei lavoratori, come il diritto al lavoro, ad avere unioni e sindacati indipendenti, garanzie lavorative, ad avere un’assicurazione… vengono violentemente infranti e ogni giorno moltissimi lavoratori vengono arrestati e gettati in carcere per aver chiesto il rispetto di questi diritti fondamentali.

Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

Comitato Lavoro 

1° Maggio 2016

 

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