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Il piano del regime filo Iraniano in Iraq per il massacro ad Ashraf

Il piano del regime iraniano-iracheno per il massacro ad Ashraf e il benestare dell’inviato dell’ONU
Venerdì 3 agosto 2012
Articolo: Dr Alejo Vidal-Quadras – vicepresidente del Parlamento europeo
 
Nella sua relazione al Consiglio di sicurezza del 19 luglio, l’inviato ONU Martin Kobler ha ringraziato il governo dell’Iraq per la sua flessibilità e ha biasimato i residenti di Ashraf e Liberty per aver bloccato il processo di trasferimento, dicendo che Camp Liberty dispone della capienza sufficiente a ospitare i restanti 1200 residenti e di standard umanitari accettabili. Ha quindi esortato i residenti del campo a “conformarsi alle leggi irachene evitando provocazioni e violenza”. Nonostante la reiterata enfasi posta dal segretario generale sul fatto che qualsiasi accordo va concordato dalle due parti, Kobler ha detto: “ Il tempo per trovare una soluzione durevole sta scadendo. La pazienza del governo si sta esaurendo. Invito i residenti di Camp Ashraf a cooperare con le autorità irachene e a trasferirsi da Camp Ashraf a Hurriyeh (Liberty)”. Il 24 luglio ha presentato un documento, una road map che non è altro che il piano iracheno per evacuare Ashraf senza predisporre le necessità umane minime. In base a questa road map i residenti devono rinunciare immediatamente a tutte le loro richieste rinviandole a un futuro ignoto.
Si tratta di una messinscena ripetuta costantemente nel corso del trasferimento dei gruppi precedenti e ogni volta l’inviato ONU ha solleciato l’evacuazione di Ahraf promettendo che le richieste sarebbero state soddisfatte per il successivo gruppo. E’ molto evidente che il suo scopo è quello di chiudere Ashraf a tutti i costi e concentrare tutti i residenti nella prigione Liberty.
Il 26 luglio Martin Kobler ha incontrato a Parigi la presidentessa dell’opposizione iraniana Maryam Rajavi. La signora Rajavi, prendendo una posizione di assoluta flessibilità, ha presentato una soluzione molto concreta per giungere all’accoglimento dei bisogni umanitari minimi dei residenti destinati a Liberty. A nome dei residenti ha garantito che le 8 richieste dei residenti verrebbero realizzate in meno di un mese ricorrendo  a concessionari iracheni e che i residenti si sarebbero fatto carico dei costi necessari. Completato il progetto, i sei gruppi sarebbero partiti tutti alla volta di Liberty alla fine del mese di Ramadan. La sua unica richiesta era che il governo iracheno accettasse questo piano senza creare ostacoli.
Le otto richieste dei residenti sono: collegamento di Liberty alla rete idrica cittadina o pompaggio dell’acqua da un fiume adiacente al campo; trasferimento dei principali generatori da 1.5 Mega Watt a Camp Liberty; permesso di vendita dei beni mobili e immobili che appartengono ai residenti; edificazioni minimali, in particolare le infrastrutture per i disabili e le persone malate; trasferimento dei 6 fuoristrada; trasferimento di 6 veicoli per il trasporto dei disabili; trasferimento di 5 elevatori a forca; trasferimento di 50 autovetture.
Va rilevato che tutte queste 8 richieste sono esattamente le stesse già presentate dai residenti di Camp Ashraf nel febbraio 2012, prima del trasferimento.
In seguito l’inviato ONU ha informato i rappresentanti dei residenti del campo che il governo iracheno non acconsente ad alcuna delle richieste e vuole trasferire il sesto gruppo immediatamente. Ha inoltre aggiunto di ritenere che le infrastrutture di Camp Liberty sono conformi ai requisiti minimi per il trasferimento del sesto gruppo e che non vi è alcun bisogno urgente di accogliere le richieste dei residenti nel prossimo futuro.
Come conseguenza del beneplacito di Kobler, il consigliere per la Sicurezza Nazionale e ben noto sostenitore del regime iraniano Faleh Fayaz ha dichiarato che i residenti di Ashraf saranno portati via dal campo con la forza e che tutti i trasferimenti saranno obbligati. Ciò non è altro che il preludio al terzo massacro ad Ashraf e ancora un altro disastro umanitario.
La proposta della signora Rajavi non addossa oneri, finanziari o di altro tipo, al governo iracheno. Offre un chiaro schema cronologico e un piano concreto. Quindi si deve credere che il vero scopo che sottende al rifiuto di questa proposta non sia trasferire e residenti del campo o allontanare il PMOI dall’Iraq, ma piuttosto sia quello di annientare l’opposizione organizzata al regime dei mullah, soprattutto adesso che Teheran deve confrontarsi con sfide molto gravi all’interno e in campo internazionale.
Perciò chiediamo l’immediato intervento del segretario generale dell’ONU, del segretario di Stato Clinton, della baronessa Ashton e dei leader europei perché impediscano un altro disastro umanitario. Il segretario generale dovrebbe nominare un incaricato personale per supervisionare il caso Ashraf. Martin Kobler ha ripetutamente palesato I suoi pregiudizi e la sua mancanza di neutralità.
Non sono i residenti né la loro leadership quelli che stanno dimostrando intransigenza, ma è l’Iraq che non solo rifiuta di provvedere ai bisogni umanitari minimi dei residenti, ma impedisce anche che vi provvedano i residenti stessi.
Secondo la legislazione internazionale e in conformità al mutuo accordo firmato da ciascun singolo residente di Ashraf e il governo degli Stati Uniti e anche in conformità all’assunzione della loro protezione in cambio del disarmo il governo degli Stati Uniti è responsabile della tutela dei residenti di Ashraf e Liberty. Quindi, il segretario Clinton deve fare tutti i passi necessari a garantire l’incolumità dei residenti di Ashraf e impedire che il governo iracheno compia alcun atto ostile nei loro confronti.
Gli Stati Uniti e l’ONU devono chiedere con fermezza al governo iracheno di rispettare le norme umanitarie e adempiere alle esigenze umanitarie basilari dei residenti. Solo a quel punto potrà esservi il trasferimento.
L’UE e altri paesi europei dovrebbero aprire le porte e accettare i richiedenti asilo dei campi Ashraf e Liberty senza ulteriori rinvii.
Alejo Vidal-Quadras
Vicepresidente del Parlamento Europeo
Presidente del Comitato internazionale “In Search of Justice (ISJ)”

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