martedì, Gennaio 31, 2023
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Appello della Conferenza Internazionale Arabo-Islamica di Parigi con la partecipazione di personalità musulmane di 18 paesi e delegazioni parlamentari provenienti da 14 Stati Arabi:

• Sostegno della comunità internazionale alla rivoluzione del popolo siriano
• Condanna dell’Iraq da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU, dell’Organizzazione della Conferenza Islamica e della Lega Araba per la repressione dei residenti di Ashraf
• Obbligare il GoI a soddisfare le esigenze umanitarie dei residenti prima della ripresa del processo di trasferimento da Ashraf a Liberty
• Azione urgente delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti per impedire il terzo massacro dei dissidenti iraniani in Iraq

Sabato 4 Agosto, la Conferenza Internazionale Arabo-Islamica in solidarietà con la Resistenza Iraniana a Parigi, con la partecipazione di centinaia di personalità musulmane di 18 paesi e delegazioni parlamentari provenienienti da 14 Stati Arabi, si è rivolta all’Assemblea Generale dell’ONU, all’Organizzazione della Conferenza Islamica e alla Lega Araba perché condannino l’Iraq per la sua repressione dell’OMPI e per obbligarlo a soddisfare le loro necessità umanitarie prima che il processo di trasferimento da Ashraf a Liberty venga ripreso. I partecipanti dall’Iraq, Palestina, Giordania, Iran, Egitto, Algeria, Siria, Kuwait, Tunisia, Marocco, Libano, Bahrein, Yemen, Libia, Senegal, Turchia, U.S., UK e Francia hanno chiesto alle Nazioni Unite e agli Stati Uniti di intraprendere un’azione urgente allo scopo di impedire un terzo massacro dei dissidenti iraniani in Iraq.
La conferenza ha espresso il suo appoggio al piano concreto in otto punti dei residenti presentato alle Nazioni Unite il 26 Giugno e ha ripeuto che, se l’Iraq si rifiuta di fornire questi minimi requisiti dimostra di avere intenzioni malvagie. Secondo questo piano, i residenti soddisferanno le essenziali necessità umanitarie a loro spese e sforzi; e poi il sesto gruppo si trasferirà a Liberty. Se il governo iracheno non ostacolerà questo piano, verrà realizzato in meno di un mese.
In questo incontro tenutosi in occasione del Ramadan, presieduto dal Sid Ahmad Ghozali, ex-Primo Ministro algerino e Presidente del Comitato Arabo-Islamico in Difesa di Ashraf, un gran numero di personalità islamiche e imam francesi così come personalità cristiane e Patrick Kennedy, hanno partecipato o inviato i loro discorsi. Anche Bariza Khiari, Vice-Presidente del Senato francese ha inviato il suo discorso alla conferenza.
Maryam Rajavi, il Presidente eletto della Resistenza Iraniana, è stata il relatore chiave della conferenza ed ha salutato il popolo siriano, la sua gloriosa lotta e i suoi valorosi martiri. Ha detto che questi loro sacrifici proclamano un messaggio forte che viene dai popoli del Medio Oriente, e cioè che il tempo dei dittatori è arrivato alla fine. Oggi, mentre il regime iraniano sta esaurendo tutto il suo potere per garantire il regime di Bashar Assad, il popolo siriano e i suoi combattenti stanno facendo avanzare la loro lotta verso la vittoria.
Riferendosi al crescente diffondersi dello scontento in Iran, Maryam Rajavi ha detto che, prima che erompa la rabbia popolare e che avvenga il rovesciamento del regime siriano, suo maggiore alleato nella regione, il regime di Tehran sta cercando di distruggere il movimento di resistenza, il fattore più importante nel guidare al cambiamento l’Iran.
Ha aggiunto: “Trasformare Liberty in una prigione ed impedire ai Mujahedin di avere accesso alle loro minime necessità umanitarie, è tutto per la stessa ragione. Il punto cruciale, per quel che riguarda il regime iraniano, non è la presenza dell’OMPI ad Ashraf o a Liberty e nemmeno il loro trasferimento fuori dall’Iraq. In gioco c’è la vera e propria esistenza dell’OMPI, che il regime iraniano considera una minaccia esistenziale e cerca perciò: o di distruggerlo fisicamente o di costringerlo alla resa.
Il governo dell’Iraq, secondo i piani e le richieste del regime iraniano, ha trasformato Liberty in una prigione.
La nostra Resistenza ha dimostrato la massima flessibilità. I residenti hanno limitato le loro pretese ancora e ancora. Stanno solo chiedendo che vengano osservati 8 punti umanitari prima che il sesto convoglio possa partire. Hanno anche fornito molte soluzioni e alternative per questi 8 punti e per raggiungere una soluzione pacifica. Tutti gli obbiettivi sono raggiungibili con le attrezzature fornite dai residenti, a loro spese e in un breve periodo di tempo. Ma il Governo dell’Iraq si oppone”.
Maryam Rajavi ha affermato: “Se il Governo dell’Iraq vuole davvero che i Mujahedin vengano espulsi da Ashraf e dall’Iraq, perché non concede loro di soddisfare queste necessità essenziali a Liberty? Proprio in questi giorni, molto chiaramente gli iracheni hanno minacciato che se il resto dei Mojahedin non lascerà la loro casa ad Ashraf, verranno trasferiti forzatamente e non-volontariamente”.
Ha sottolineato: “Nel frattempo la dichiarazione delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti che le condizioni e gli standards di vita a Liberty sono soddisfacenti, riuscirà solo a incoraggiare il governo iracheno e agevolerà le sue politiche repressive. Con le sue dichiarazioni faziose dei mesi scorsi ed in particolare nell’ultimo meeting del Consiglio di Sicurezza, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale ha incoraggiato il governo iracheno. Di qualunque danno deriverà ai Mujahedin da ora in poi o di qualunque spargimento di sangue, egli ne sarà direttamente responsabile.
Se il Rappresentante Speciale crede davvero che gli standards umanitari vengono rispettati a Camp Liberty, perché il governo iracheno si rifiuta di aprire i cancelli di Liberty ai parlamentari, agli avvocati e persino ai funzionari americani che hanno servito per molti anni in Iraq e ad Ashraf?
Il Governo degli Stati Unti, come i membri del Congresso hanno ripetutamente affermato, è totalmente responsabile della protezione dei residenti di Ashraf, nel quadro della Quarta Convenzione di Ginevra e dell’accordo firmato individualmente con ognuno di loro. Se gli Stati Uniti fossero perseguibili per le loro responsabilità, non avrebbero né permesso i due massacri dei residenti, né permetterebbero al Governo dell’Iraq di porre loro queste disumane limitazioni”.
Nell’evidenziare che finora circa 2000 residenti di Ashraf si sono trasferiti da Ashraf a Liberty, basandosi sulle esplicite promesse scritte del governo americano, Maryam Rajavi ha sottolineato che gli Stati Uniti sono ancora più responsabili riguardo a questa questione. Si è rivolta al Dipartimento di Stato americano affinché adempia alle sue responsabilità e ha avvertito che se il GoI commetterà un altro crimine contro l’umanità, il Governo degli Stati Uniti ne verrà ritenuto responsabile.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
4 Agosto 2012

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