sabato, Gennaio 28, 2023
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Il massacro del 1988 in Iran

CNRI – Nell’estate del 1988 il regime iraniano ha giustiziato sommariamente e in modo extra-giudiziale, decine di migliaia di prigionieri politici detenuti nelle carceri di tutto l’Iran. Il massacro venne compiuto sulla base di una fatwa dell’allora leader supremo del regime  Ruhollah Khomeini. 

I fatti:

• Oltre 30.000 prigionieri politici sono stati massacrati in Iran nell’estate del 1988. 

• Il massacro è stato eseguito in base ad una fatwa di Khomeini.

• La stragrande maggioranza delle vittime erano attivisti dell’opposizione PMOI (MEK).

• Una Commissione della Morte approvò tutte le condanne a morte.

• Mostafa Pour-Mohammadi, membro della Commissione della Morte, oggi è il ministro della giustizia di Hassan Rouhani.

• Gli autori del massacro del 1988 non sono mai stati incriminati.

• Il 9 Agosto 2016, è stata resa nota per la prima volta una registrazione audio, in cui l’ex-erede di Khomeini ammette che il massacro è avvenuto ed è stato ordinato ai più alti livelli.

Il nastro di Montazeri

Il 9 Agosto 2016, alcuni parenti di Hossein-Ali Montazeri, l’ex-erede designato di Khomeini, hanno pubblicato una scioccante registrazione audio nelle quale si può udire  Montazeri stesso che dice, durante un incontro con i membri della “Commissione della Morte” 28 anni fa (il 15 Agosto 1988), che essi stanno compiendo un crimine contro l’umanità. La registrazione di Montazeri ha rivelato nuove informazioni sulla portata e la vastità del massacro dei prigionieri politici di quel tempo. Ha provocato un’ondata di shock in Iran ed in particolare tra gli esponenti del regime che per più di due decenni hanno tentato di imporre un silenzio assoluto su questo massacro.

La clip audio ha anche dimostrato che i leaders del regime iraniano, che hanno ricoperto posizioni di potere sin dalla nascita dell’establishment del regime, devono essere perseguiti per aver commesso uno dei più orribili crimini contro l’umanità.

Nella registrazione audio Hossein-Ali Montazeri, che in seguito venne poi escluso come erede di Khomeini proprio per queste sue dichiarazioni, dice ai membri della “Commissione della Morte”, Hossein-Ali Nayyeri, giudice della sharia del regime, Morteza Eshraqi, procuratore del regime, Ebrahim Raeesi, vice-procuratore e Mostafa Pourmohammadi, rappresentante del Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza (MOIS): “Il più grosso crimine commesso durante il periodo della Repubblica Islamica, per il quale la storia ci condannerà, è stato commesso da voi. I vostri nomi in futuro verranno impressi negli annali della storia, tra quelli dei criminali”. E aggiunge: “Giustiziare queste persone nonostante non ci siano state nuove azioni (dei prigionieri) significa che … l’intero sistema giudiziario è colpevole”.

Maryam Rajavi, la Presidente eletta della Resistenza Iraniana, ha definito questa registrazione audio “un documento storico”. Ha detto che questa registrazione attesta nella  maniera più decisa possibile sia il rifiuto ad arrendersi dei Mojahedin (PMOI/MEK) prigionieri politici, che la loro perseveranza nell’impegno preso verso il popolo iraniano. “Questa registrazione è anche una prova inconfutabile che i leaders del regime dei mullah sono responsabili di crimini contro l’umanità e di un genocidio senza precedenti”, ha detto Maryam Rajavi.

Ci sono forti indicazioni che la fatwa di Khomeini, che portò al massacro di circa 30.000 prigionieri politici in Iran, sia stata emessa il 26 Luglio 1988.

Il regime iraniano non ha mai ammesso queste esecuzioni, né fornito alcuna informazione su come siano stati assassinati molti prigionieri.

La maggioranza dei prigionieri giustiziati stavano scontando le pene detentive per le loro attività politiche o avevano già finito di scontarle, ma vennero lo stesso tenuti in carcere.

Alcuni erano stati già arrestati e poi rilasciati, ma furono arrestati di nuovo e giustiziati durante il massacro.

Questa ondata di massacro dei prigionieri politici iniziò alla fine di Luglio e proseguì incessante per diversi mesi.

Quando si concluse, nell’autunno del 1988, circa 30.000 prigionieri politici, la stragrande maggioranza dei quali erano attivisti dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI o MEK), erano stati massacrati.

Il sito di una fossa comune delle vittime del massacro dei prigionieri politici del 1988 in Iran

L’esecuzione di massa dei prigionieri de 1988 inizia con una sentenza di morte di Khomeini

Nella fase finale della guerra Iran-Iraq Khomeini, avvertendo che la sconfitta era imminente, decise di vendicarsi sui prigionieri politici. Emise alcune fatwa (decreti religiosi) ordinando l’esecuzione di chiunque non si fosse “pentito” e non fosse disposto a collaborare totalmente con il regime.

I massacri iniziarono. Ogni giorno centinaia di prigionieri politici venivano impiccati e i loro cadaveri venivano sepolti in fretta e furia in fosse comuni create in tutte le più grandi città, soprattutto a Teheran.

Il decreto di Khomeini diceva: “Chiunque, a qualunque livello continui ad appartenere ai Monafeqin (il termine dispregiativo usato dal regime per definire il PMOI/MEK), deve essere giustiziato. Annientate i nemici dell’Islam immediatamente”. E proseguiva dicendo: “… Quelli che si trovano nelle carceri di tutto il paese e continuano a rimanere decisi a voler appoggiare il PMOI/MEK, stanno dichiarando guerra a Dio e sono condannati all’esecuzione… E’ ingenuo dimostrare pietà per quelli che dichiarano guerra a Dio”.

Il “Decreto della Morte” di Khomeini per l’esecuzione di massa dei prigionieri politici iraniani nel 1988

“La Commissione della Morte” del massacro dei prigionieri politici del 1988 

Khomeini nominò una “Commissione per l’Amnistia” per le carceri. In realtà si trattava di una “Commissione della Morte” composta da tre individui: un rappresentante del Ministero dell’Intelligence, un giudice religioso ed un procuratore. La decisione finale spettava al funzionario del Ministero dell’Intelligence. La commissione svolgeva processi di pochi minuti che sembravano più una sessione integrativa. Le domande si concentravano sul fatto che il detenuto continuasse o meno ad avere qualunque legame con il PMOI (MEK). I prigionieri del PMOI rappresentavano più del 90% di quelli condotti di fronte alla “Commissione della Morte”. Se i prigionieri non erano disposti a collaborare completamente con il regime e contro il PMOI, questo veniva considerato un segno di simpatia verso l’organizzazione e la condanna era di esecuzione immediata. Il compito della Commissione della Morte era quello di determinare se un prigioniero fosse un cosiddetto “nemico di Dio” o no. Nel caso dei prigionieri Mojahedin, la decisione veniva spesso presa dopo una sola domanda sulla loro affiliazione all’organizzazione. Quelli che dicevano “Mojahedin” invece del termine dispregiativo “Monafeqin” venivano portati via per essere impiccati.

I membri della Commissione della Morte

L’erede di Khomeini protesta per la fretta con cui vengono giustiziati i prigionieri durante il massacro del 1988

La fretta con cui si giustiziavano le persone era talmente ripugnante che alcuni dei più vicini confidenti di Khomeini, più in particolare Hossein Ali Montazeri, l’erede in linea diretta di Khomeini, ebbero dei dubbi e protestarono. In alcune lettere indirizzate a Khomeini, Montazeri esortava ad una qualche clemenza e ad un rallentamento. Ma Khomeini ordinò che non ci doveva essere pietà per nessuno, compresi i ragazzi. Disse che le donne incinte non dovevano essere risparmiate o avere la possibilità di far nascere i loro figli, ma dovevano essere giustiziate immediatamente.

A Dicembre 2000 Montazeri ha pubblicato le sue memorie. Il libro ha rivelato documenti scioccanti sulle atrocità commesse dal regime teocratico, nessuna così orrenda come il massacro dei 30.000 prigionieri politici del 1988 ordinato da Khomeini.

Il libro di Montazeri non è stato il primo documento ad informare il mondo di questo massacro. Notizie su questa carneficina avevano iniziato a trapelare attraverso la cortina di ferro della censura imposta dai mullah per garantire un completo blackout sui loro crimini.

Il testo della lettera di Montazeri a Khomeini del 31 Luglio 1988, nella quale si lamentava che l’esecuzione di massa dei Mojahedin (PMOI/MEK) prigionieri avrebbe solo aumentato la loro legittimità e il consenso popolare.

Khomeini richiese un’adesione totale agli esponenti del regime

A quel tempo tutti gli esponenti del regime dovevano aderire totalmente a questo massacro altrimenti sarebbero stati licenziati o destituiti. L’ayatollah Montazeri, che protestò per il massacro, cadde in disgrazia e venne licenziato da Khomeini a Marzo 1989. Le memorie di Montazeri del Dicembre 2000 e i suoi scioccanti allegati, hanno denunciato l’orrenda portata del massacro. Ciò che ha dato peso a queste rivelazioni è stato il fatto che erano state rese da un uomo che, al tempo delle esecuzioni, era il successore ufficialmente designato di Khomeini, nonché la seconda più alta autorità in Iran. Ma quando si è trattato di massacrare i prigionieri politici, Khomeini non ha mostrato alcuna pietà neanche per il minimo dissenso, persino da parte di Montazeri.

Il ruolo di Hassan Rouhani nel massacro dei prigionieri politici del 1988

Hassan Rouhani era vice-comandante in capo delle forze armate del regime a quel tempo. Inoltre, dal 1982, era membro del Consiglio Supremo di Difesa del regime e membro del Consiglio Centrale del Quartier Generale della Logistica di Guerra.

Essendo in quelle posizioni, egli era pienamente consapevole di questo odioso crimine e, ovviamente, vi aderì totalmente.

Ciò dimostra che l’idea che Rouhani sia un “moderato” e che abbia “una mentalità riformista” è assolutamente pretestuosa e priva di fondamento. In realtà anche lui, come tutti gli altri alti esponenti del regime, è colpevole di questo crimine orribile.

Valutazione Internazionale

C’è stata ben poca attenzione internazionale verso questo crimine contro l’umanità.

Nel 2008, vent’anni dopo il massacro, Amnesty International “ha rinnovato la sua richiesta che i responsabili del ‘massacro delle prigioni’ venissero incriminati. Non deve esserci impunità per enormi violazioni dei diritti umani come queste, a prescindere da quando siano state commesse”, ha aggiunto Amnesty: “I responsabili di queste uccisioni, uno dei peggiori abusi commessi in Iran, devono essere incriminati e processati di fronte ad un tribunale regolare e legalmente costituito e con tutte le necessarie garanzie procedurali, nel rispetto degli standards internazionali del giusto processo”.

Giustizia non è ancora stata fatta

Il massacro del 1988 resta uno dei momenti più oscuri della recente storia dell’umanità e uno dei meno conosciuti e discussi.

Alcuni esperti di diritti umani lo hanno definito il più grosso crimine contro l’umanità del 20° secolo, dopo la Seconda Guerra Mondiale, che sia rimasto impunito.

È la cupa ironia di questo cupo episodio è che di tutte le sue violazioni dei diritti umani il regime iraniano sia riuscito a tenere nascosto il massacro del 1988 alla comunità internazionale e persino a molti iraniani. Finora praticamente tutti sapevano del regno del terrore che è subito seguito alla Rivoluzione Islamica, della campagna del governo iraniano di omicidi all’estero e della “Catena di Omicidi” che ha avuto come obbiettivo gli intellettuali e gli attivisti dell’opposizione alla fine degli anni ’90. Ma, tragicamente, c’è pochissima consapevolezza nel pubblico sulle esecuzioni del 1988.

Non solo non c’è stata incriminazione dei criminali che hanno orchestrato e compiuto gli spaventosi omicidi di quell’estate, ma il regime continua persino a negare che siano accaduti.

Il regime iraniano continua a negare l’eliminazione dei prigionieri dell’opposizione del 1988. Nessuno degli autori o degli ideatori è stato assicurato alla giustizia e nessuno degli alti esponenti del regime, compreso l’attuale leader supremo Ali Khamenei, è stato incriminato.

Questo silenzio dilagante degli ultimi 28 anni deve essere infranto. L’ONU deve lanciare un’indagine indipendente su uno dei più orribili crimini dell’umanità dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

 

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