domenica, Novembre 27, 2022
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I Passdaran del regime iraniano stanno creando un “Esercito di Liberazione Sciita”

CNRI – Un alto comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche del regime iraniano (IRGC), ha rivelato la creazione e l’esistenza di un “Esercito di Liberazione Sciita, guidato dal generale Qassem Soleimani”. In un’intervista pubblicata sul sito web ufficiale Mashregh news, il generale Mohammad-Ali Falaki spiega che questo esercito obbedisce al leader supremo del regime iraniano e agisce su diversi fronti in Siria, Iraq e Yemen. In più, non è composto solo da iraniani. 

Falaki, è stato capo della brigata logistica della 10a divisione dell’IRGC di stanza in Siria, chiamata “Fatemiyoun”.

Questo comandante dell’IRGC ha sottolineato la necessità di reclutare di più tra i milioni di afghani residenti in Iran per combattere nella guerra in Siria. Tuttavia, sorvolando attentamente sul fatto che la maggior parte di questi afghani sono legati da motivi economici, ha affermato che nella Fatemiyoun solo il 20-25% è musulmano praticante. Ha poi sollevato la questione della barriera esistente tra le Guardie Rivoluzionarie e gli afghani, causata dal pregiudizio presente nella società iraniana che, secondo lui, considera gli afghani “trafficanti di droga e delinquenti pericolosi”.

Falaki ha partecipato all’operazione Moharam, lo scorso anno attorno ad Aleppo, che è finita con una schiacciante sconfitta delle forze del regime iraniano. Questo “Esercito di Liberazione Sciita”, ha specificato, è un misto della divisione di afghani “Fatemiyoun”, della divisione dei pakistani “Zeynabioun”, della divisione degli iracheni “Heydarioun”, della divisione degli Hezbollah libanesi e di un’altra divisione Hezbollah composta dalle milizie siriane. Queste truppe sono sotto il comando delle Guardie Rivoluzionarie, sebbene nel suo quartier generale ci siano anche ufficiali non iraniani.

Questo puzzle si risolve “con la stessa uniforme, la stessa bandiera, la stessa organizzazione e facendo la Jihad sullo stesso fronte”, dice Falaki.

Ciò rende Fatemiyoun il fulcro dell’esercito di liberazione e dei musulmani sciiti in Siria.

Falaki ha aggiuto che il suo obbiettivo è quello di cancellare il nome di Israele dalla carta geografica e di piazzare queste truppe sui suoi confini nei prossimi vent’anni. Ha anche aggiunto che dal 30 al 40% dell’esercito di Assad si è unito all’opposizione.

Falaki ha detto che alcuni dei commandos dell’esercito del regime iraniano, che hanno combattuto lo scorso anno in Siria, sono stati incorporati nella divisione afghana, confidando prima che fossero “al fianco dei fratelli di Fatemiyou, con la stessa organizzazione, la stessa uniforme e condividessero  le stesse trincee”.

Questa intervista è stata trasmessa dall’agenzia di stampa Tasnim, affiliata alla forza Quds dell’IRGC, comandata da Qassem Souleimani.

Commentando queste dichiarazioni del comandante dell’IRGC Shahin Gobadi, membro del Comitato Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), ha detto che “l’annuncio della creazione di un ‘Esercito di Liberazione Sciita’ da parte dell’IRGC, dimostra che il regime iraniano guida e alimenta una guerra settaria nella regione. Questa dichiarazione descrive una situazione. L’ingerenza della teocrazia iraniana mira a dividere la regione in sunniti e sciiti”.

Gobadi ha chiarito ulteriormente che “gli sforzi bellici del regime iraniano non mirano ad eliminare il Daesh (ISIS o ISIL), ma hanno invece come obbiettivo la resistenza e la popolazione civile siriana, in particolare quella ad Aleppo”. Ed ha aggiunto: “Queste dichiarazioni di un comandante dell’IRGC giungono nel momento in cui gli arruolamenti tra gli afghani si sono rivelati sempre più difficili. L’alto numero di morti e l’atteggiamento settario del regime allontana gli afghani residenti in Iran. La macchina della propaganda della forza Quds mira anche, attraverso le sue pubblicazioni, a rafforzare il morale delle truppe che è ora ai minimi, dopo i fallimenti dell’IRGC e della sua milizia a sud di Aleppo. Dovendo affrontare il malcontento sociale per il numero crescente di vittime iraniane in Siria, il regime dei mullah è stato costretto ad inviare grosse quantità di combattenti afghani come carne da cannone”.

“Il regime iraniano sta affrontando innumerevoli crisi interne e regionali e crede che la sua unica risorsa in patria sia un ulteriore aumento delle esecuzioni e delle impiccagioni pubbliche. All’estero il regime sta cercando di aumentare la sua ingerenza nella regione, ma la sua strategia sta già avendo un impatto contrario. In poche parole, il regime dei mullah si trova ad un impasse e in un abisso strategico”, ha aggiunto Gobadi.

 

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