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Il massacro del 1988 dei membri dei Mojahedin del Popolo Iraniano (MEK/PMOI ) ricompare a Ginevra

CNRI – Le Temps, l’unico quotidiano di lingua francese a diffusione nazionale in Svizzera, ha pubblicato un articolo il 21 Settembre sulla questione della creazione di un comitato “Giustizia per le vittime del massacro del 1988 in Iran”. Di seguito la traduzione dell’articolo.

Una registrazione di Hossein Ali Montazeri, il successore designato dell’Ayatollah Khomeini, ha gettato nuova luce su questo evento. 

Questa è una conversazione che potrebbe aver cambiato il corso della Repubblica Islamica dell’Iran. Sebbene sia vecchia di quasi tre decenni, la registrazione di questo intenso dialogo, il cui protagonista è Hossein Ali Montazeri, il successore designato dell’Ayatollah Khomeini, è tornata alla luce.

A Ginevra un comitato ha in programma di acquisirla per mettere in moto il meccanismo investigativo diretto contro le attuali autorità iraniane.

La registrazione è stata rivelata il mese scorso dai familiari di Montazeri, senza dubbio una prova della sua autenticità. Di fronte a giudici ed ai colpevoli Montazeri, che avrebbe dovuto alla fine occupare la carica di leader supremo, si oppone fermamente all’applicazione di una fatwa emessa da Khomeini. “Che direte alle famiglie?”, chiede promettendo loro che i crimini “che avete commesso con le vostre mani”, verranno annoverati tra i peggiori criminali della storia.

Tra i 5.000 e i 30.000 morti

Poco conosciuta in Occidente, la fatwa di Khomeini, composta da poche frasi, è un feroce appello a “spazzare via” i prigionieri politici simpatizzanti del MEK/PMOI. Il decreto religioso avrebbe sortito presto i suoi effetti: almeno 5.000 persone (30.000 secondo l’opposizione in esilio) sarebbero state sistematicamente uccise e sepolte in fosse comuni in tutto il paese.

Il rifiuto di Montazeri di giustificare queste uccisioni lo portarono ad essere emarginato fino alla sua morte, avvenuta nel 2009. Come una voce fantasma è ritornato oggi per perseguitare Teheran. “Questa registrazione fa discutere la gente”, dice la colombiana Ingrid Betancourt. “La società iraniana non era, per forza di cose, consapevole della portata di quanto stava realmente accadendo”, ha detto l’ex-candidata alla presidenza colombiana, che è stata tenuta in ostaggio per sei anni e che, insieme ad altre personalità, ha annunciato mercoledì la creazione del comitato “Giustizia per le vittime del massacro del 1988 in Iran”.

Un’indagine dell’ONU?

Per questo comitato, composto da avvocati ed altri personaggi politici, è essenziale che l’ONU lanci un’indagine da Ginevra, ha precisato l’avvocato Azadeh Zabeti, perché alcuni degli esecutori della fatwa oggi sono ancora vicini al potere. Per questo le organizzazioni per i diritti umani hanno spesso parlato in passato dell’attuale ministro della giustizia Mostafa Pour-Mohammadi.

A seguito di questa improvvisa rivelazione, le famiglie delle vittime hanno iniziato a rivelare informazioni sulla localizzazione di diverse fosse comuni in aggiunta ad altre che, trasformate negli ultimi anni da nuove costruzioni o dalla pioggia, erano state tenute nascoste dalle autorità.

Nella registrazione della sua conversazione, Montazeri menziona in particolare il caso di una ragazzina di 15 anni e di una donna incinta che dovevano essere giustiziate. “Alcune di queste persone conoscevano a malapena i Mojahedin”, dicono i membri del comitato per sottolineare la portata di questo crimine.

 

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