martedì, Novembre 29, 2022
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Il massacro a Camp Ashraf è stato compiuto da forze del governo iracheno – dice un ex alto funzionario dell’ONU in Iraq

CNRI – Il dottor Tahar Boumedra, ex alto funzionario dell’ONU in Iraq incaricato di Camp Ashraf, intervenendo in una conferenza nella sede dell’ONU a Ginevra il 20 settembre ha definito il massacro del 1° settembre a Camp Ashraf una tragedia ‘prevedibile ed evitabile’ per la quale ‘è tempo di considerare l’ONU responsabile’.

Il massacro a Camp Ashraf “è stato compiuto dall’esercito iracheno coordinato dall’ufficio del Primo Ministro secondo gli ordini di Falleh Fayaz, consigliere per la Sicurezza Nazionale”, ha detto Boumedra.

Sulla base della propria passata esperienza all’ufficio dell’UNAMI a Baghdad, egli ha detto a proposito dei sette residenti presi in ostaggio dalle forze irachene: “non è un segreto che non c’è alcuna possibilità che l’UNAMI non sappia. Non c’è alcun modo che l’ambasciata americana non sappia dove si trovano”.

Presentiamo qui il testo e il video del discorso di Tahar Boumedra, già capo dell’ufficio Diritti Umani della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite per l’Iraq (UNAMI) e incaricato della questione di Camp Ashraf.

 

“Vorrei condividere con voi alcuni fatti di Ashraf e della situazione in Iraq e vorrei che voi stessi traeste le vostre conclusioni da quanto ascolterete.

Io ero la persona incaricata di seguire la questione di Ashraf ed ero anche il consigliere del Rappresentante Speciale del Segretario Generale  dell’ONU a Baghdad. Visitavo Ashraf ogni settimana e quando stavo per arrivare ad Ashraf prima di atterrare chiedevo sempre al pilota di sorvolare intorno Ashraf, in modo da poter vedere da vicino la collocazione di tutti e chi stesse facendo cosa. E posso dirvi che Ashraf è un campo ben fortificato in cui nessuno può penetrare senza la preparazione attiva e il sostegno della polizia e dell’esercito iracheni.

Ho avuto modo di fare una battuta con uno degli agenti e gli ho detto quante persone hanno attraversato la sabbia per entrare ad Ashraf. Essi conoscono anche i minimi dettagli.

Ci sono torri di osservazione in ogni angolo del campo sui lati sud, est e nord. Dopo gli eventi dell’aprile 2011 le forze irachene hanno preso il 40% del lato settentrionale di Ashraf e costruito un muro di sabbia che attraversa Ashraf da est a ovest alto 5 metri, e sulla sua sommità sono stati collocati dei BMP, veicoli corazzati da combattimento per fanteria.

Con quei mezzi corazzati puntati contro le aree residenziali ogni minimo dettaglio è osservato ora per ora, niente potrebbe entrare in Ashraf senza essere visto e il personale della polizia militare ha pieni poteri. I loro poteri prevalgono su quelli della polizia. Ad Ashraf ci sono un battaglione di polizia e un battaglione di fanteria meccanizzata, e il capitano al comando della polizia militare sovrintende e dà ordini ai colonnelli a capo dei reparti della polizia e dell’esercito. Così la polizia militare è di fatto incaricata di camp Ashraf dal 2009. Ora, quando sento che viene sollevato qualche dubbio circa chi ha compiuto il massacro, questo mi sconvolge. Mi sconvolge perché so esattamente il meccanismo con cui è stato compiuto. Lo fecero nel 2011 e fui io a condurre un’inchiesta, parlando anche direttamente con coloro che commisero il crimine nell’aprile del 2011. Essi cercarono di far ricadere la colpa sui residenti di Ashraf, ma alla fine riconobbero di essere stati loro.

Anche le mie controparti all’ambasciata americana tentarono di nascondere la realtà, ma mi dissero ‘la situazione è sfuggita di mano e l’esercito iracheno non è riuscito a monitorarla da vicino’. Loro andarono ad Ashraf il 10 aprile e non mi informarono, nonostante ci fossero alcuni accordi operativi per cui ci si sarebbe dovuti informare reciprocamente; io andai ad Ashraf il 13 aprile e scoprii che gli americani erano stati lì prima di me, ma non avevano detto nulla e continuarono a tacere.

La relazione sul massacro dell’aprile 2011 fu inviata qui a Ginevra in modo irregolare perché io non ero stato autorizzato a inviarla attraverso i normali canali. Ciò significa che se io non l’avessi inviata in modo irregolare noi avremmo coperto l’accaduto. Ora, tornando a questo ultimo massacro del 1° settembre, signora Presidente [Maryam Rajavi], lei ricorda che nella cerimonia di Iftar io misi in guardia e dissi ‘sta per accadere’; e non era un cercare di indovinare, mi basavo su informazioni condivise con le autorità irachene.

Essi in effetti condividevano molte informazioni con me, compreso il fatto che avrebbero compiuto l’attacco e poi estradato molti dei residenti.

Mi consenta molto rapidamente, signora Presidente, anche di riferirle come le cose sono fatte all’UNAMI, in modo che si comprenda che non c’è nulla che accada ad Ashraf che sia un segreto per l’UNAMI. Esaminiamo qual sezioni dell’UNAMI si occupano della situazione della sicurezza. Vi sono tre sezioni all’UNAMI. La prima è chiamata POLAC. POLAC è una sezione di polizia, che avvisa l’UNAMI in materie di sicurezza dal versante della polizia. La seconda sezione è la MILAD. Dei consiglieri militari alla MILAD si coordinano con l’esercito iracheno e condividono le questioni di sicurezza. La terza sezione è il DSS – Dipartimento di Protezione e Sicurezza. Questo supervisiona l’intera situazione della sicurezza insieme con il capo di stato maggiore dell’esercito iracheno e il servizio di sicurezza del Primo Ministro.

Per questo io sono sorpreso che alcune dichiarazioni sostengano che vi siano dubbi su chi ha commesso il massacro. Non c’è alcun dubbio, posso confermarlo qui e spero che la stampa o il personale dell’ONU presente in questa sala contestino ciò che sto affermando. Io vi dico che il massacro è stato compiuto dall’esercito iracheno coordinato dall’ufficio del Primo Ministro secondo gli ordini di Falleh Fayaz, il consigliere per la Sicurezza Nazionale.

Ora dove sono le sette persone sequestrate? Anche rispetto a questo, non è un segreto che non c’è alcuna possibilità che l’UNAMI non lo sappia. Non c’è alcun modo che l’ambasciata americana non sappia dove si trovano. Vi dico per la mia esperienza: quando i 36 residenti nel 2011 furono presi da Al Khalid, sparirono e io li seguii, dov’erano? Erano a Baghdad nella Zona Verde a 50 metri dalla sede dell’UNAMI e anche a 50 metri dalla Presidenza irachena in un edificio con la targa ‘Alto Consiglio dell’Educazione Nazionale’, e l’Educazione Nazionale era usata come prigione segreta. Li tenevano lì. Andai a visitarli alla presenza di funzionari della sicurezza iracheni; dissi loro: “Ora siete miei vicini e vi farò visita ogni giorno”. Il giorno successivo furono trasferiti. Furono portati presso l’aeroporto in una prigione chiamata Almothana.

Questo è uno schema di comportamento che si ripete costantemente e vi dico che l’UNAMI conosce molto bene questo schema e condivide anche informazioni con l’apparato militare iracheno e con altre organizzazioni. Anche il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l’ACNUR sanno queste cose.

Noi eravamo soliti metterci a sedere e condividere queste informazioni quotidianamente fra noi e con la comunità diplomatica.

Così, le cose sono chiare, le responsabilità sono chiare, ed è davvero tempo di considerare l’ONU responsabile per quello che sta accadendo poiché io non credo che essi non sappiano.

Ho affermato nello scorso agosto che questo era prevedibile ed evitabile. Nulla è stato fatto, abbiamo assistito a un crimine contro l’umanità ed è necessario darne conto.

Grazie per la vostra attenzione.”

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