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Il discorso di Maryam Rajavi alla Convention delle Comunità Iraniane per la Democrazia in Iran

Il discorso di Maryam Rajavi, Presidente eletto della Resistenza Iraniana, alla Convention delle Comunità Iraniane per la Democrazia, tenutasi a Parigi l’8 Febbraio 2014

Trentacinque anni fa, l’11 Febbraio 1979, il popolo iraniano depose la dittatura monarchica. Ma Khomeini si impadronì della rivoluzione e istituì al suo posto una tirannia religiosa.

 

Il popolo iraniano si sollevò a formare una vasta ed impressionante resistenza che è sopravvissuta fino ad oggi. In questi ultimi 35 anni, molto sangue è stato versato dai corpi del popolo iraniano e della Resistenza Iraniana. Entrambi hanno subito molti colpi, è il più grande di tutti è stato il tradimento della loro fiducia. Nonostante tutto però, vedete che oggi il popolo iraniano possiede un movimento di resistenza organizzato, unito e pieno di speranza. Perciò dico ai miei compatrioti: ‘Voi potete contare e appoggiarvi a questa speranza, all’amore e al sacrificio. Voi potete contare su questo enorme tesoro ed essere certi che un’altra rivoluzione sta arrivando.

Amici dell Resistenza,

Illustri Personalità, 

Rappresentanti delle associazioni e dei gruppi iraniani giunti qui da tutta Europa, Stati Uniti e Australia,

Io vi saluto tutti.

Con l’approssimarsi del 35° anniversario della rivoluzione anti-monarchica, ricordiamo tutte le donne e gli uomini coraggiosi che hanno sofferto e fatto sacrifici per ottenere la libertà del popolo dell’Iran in catene.

Dimostriamo la nostra gratitudine e il nostro rispetto a coloro che hanno preparato la via alla rivoluzione anti-monarchica, da Mohammad Hanifnejad, Said Mohsen e Ali Asghar Badizadehgan, a Bijan Jazani, Massoud Ahmadzadeh, Amir Parviz Pouyan and Shokrollah Paknejad. Rendiamo onore all’avanguardia Fadayeen che 43 anni fa, in questo giorno, creò l’epopea di Siahkal.

Oggi si ricorda anche il 32° anniversario della storia eroica di Ashraf Rajavi, del Comandante Moussa Khiabani e dei loro amici l’8 Febbraio 1982. Ashraf, Moussa e loro colleghi riflettono realmente l’orgoglio, la fermezza e il coraggio di una nazione che continua a combattere. Essi sono modelli eterni per i devoti e i fedeli. Per i combattenti per la libertà del MEK oggi, e domani per chiunque cerchi di distruggere gli ostacoli del suo tempo per aprire la via verso la vittoria e la libertà.

È stato grazie a questi modelli che gli eroi e le eroine del MEK Zohreh Ghaemi, Giti Givechian e i loro colleghi, uccisi il 1° Settembre, sono divenuti i simboli della resistenza per la libertà.

Illustri Ospiti,

per cominciare, lasciatemi sottolineare diverse verità fondamentali a nome della Resistenza del popolo iraniano:

Nonostante abbia subito le più brutali forme di repressione, che hanno raggiunto dimensioni senza precedenti nel mondo contemporaneo, il popolo iraniano non si è mai arreso al regime teocratico. I tre decenni di perseveranza del MEK e della Resistenza Iraniana contro la dittatura al potere, sono la versione sintetizzata e l’essenza del rifiuto del popolo iraniano ad arrendersi.

Da un punto di vista storico e politico, il rovesciamento del regime del velayat-e faqih e la sua sostituzione con la sovranità popolare è una grave necessità sotto ogni aspetto. E questo perché, fondamentalmente, questo regime è in guerra contro il principio di sovranità popolare. Non ha la benché minima legittimità. E tutte le elezioni parlamentari e presidenziali tenutesi sotto questo regime, sono state solo lo spettacolo dei candidati fedeli al velayat-e faqih per raccogliere voti. Tutti loro hanno avuto un ruolo in tutti i crimini commessi da questo regime.

Il regime teocratico è prossimo a venire rovesciato ed è entrato nella sua ultima fase.

Vi sono cambiamenti fondamentali all’interno del regime che porteranno alla sua caduta. Il fatto che Khemenei abbia accettato la presidenza di un mullah appartenente alla fazione rivale o il fatto che abbia firmato l’accordo sul nucleare di Ginevra, non sono segni di ammorbidimento o di moderazione. Sono una necessità per un regime nella sua fase finale.

Da quando il mullah Rouhani si è insediato la scorsa estate, sia il numero delle impiccagioni in  Iran che la gravità dei brutali attacchi contro i combattenti per la libertà del MEK ad Ashraf e Liberty, sono aumentate. E la disumana ingerenza guerrafondaia del regime iraniano in Siria ha assunto nuove proporzioni, proprio come i suoi crimini e le violazioni in Iraq. Tutto questo rientra nel tentativo del regime teocratico di tenere sotto controllo lo scontento popolare presente nella società iraniana e di sfuggire alla prospettiva di un rovesciamento.

Se i mullah al potere rispetteranno totalmente l’accordo sul nucleare e faranno i necessari passi successivi, ciò vorrà dire che avranno riconosciuto che il loro regime è al collasso. E se non lo faranno, dovranno affrontare ulteriori sfide e disordini. Perciò noi gli diciamo: mandate giù questo amaro calice fino all’ultima goccia.

Ai governi occidentali, che durante i negoziati sul nucleare hanno accettato un solo passo indietro invece del totale smantellamento degli impianti atomici del regime, lasciateci precisare:

Primo: obbligate i mullah ad accettare le ispezioni a sorpresa per avere una garanzia certa che i mullah non metteranno mai le mani su un arma nucleare.

Secondo: obbligateli a fermare le torture e le esecuzioni in Iran. Non fate accordi sacrificando i diritti del popolo iraniano.

E terzo: cacciate il regime iraniano da Siria, Iraq e Libano e rimuovete gli strumenti utilizzati dai mullah per fomentare la guerra ed il terrorismo nella regione.

Cari Amici,

la rivoluzione anti-monarchica in Iran ha segnato uno dei più grandi eventi del ventesimo secolo. È stata una rivoluzione che poteva essere un modello per i movimenti democratici di tutta la regione. Ma la forza reazionaria più mostruosa e distruttiva della storia iraniana, Khomeini e i suoi complici, ha cavalcato l’onda della rivoluzione per prendere il potere, sfruttando il sentimento religioso del popolo musulmano e cercare di stabilire un impero del male sotto le spoglie dell’Islam. Con il pieno supporto e la diretta leadership del regime, il fondamentalismo è divenuto rapidamente la minaccia più immediata per l’intera regione, ponendosi come un’alternativa alla dittatura esistente. Alla fine, i popoli della regione sono stati costretti a scegliere tra continuare ad essere prigionieri della dittatura o sottomettersi al diabolico giogo del fondamentalismo e del terrorismo.

Oltre ad avere mire espansioniste, questi obbiettivi bellicosi sono anche stati un mezzo per permettere la sopravvivenza del regime teocratico, il quale non possiede la minima potenzialità, né i mezzi necessari per rispondere alle necessità della società iraniana.

Nel nostro paese, sin dall’inizio del governo di Khomeini, il Leader della Resistenza Iraniana, Massoud Rajavi, aveva esplicitamente avvertito che la minaccia principale alla rivoluzione iraniana veniva dalle forze reazionarie religiose, e sottolineava l’inviolabile barriera che separa il vero Islam democratico, dalle dichiarazioni reazionarie dei mullah falsamente dipinte come Islam.

Ecco perché il MEK (l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano – PMOI) ha avuto un ruolo decisivo nel rendere le persone consapevoli e dare il via al loro immediato distacco dal regime al potere. Esso ha anche impedito alla dittatura religiosa di realizzare il suo sogno di creare un impero islamico.

Negli ultimi tre anni, i mullah non sono stati in grado di imporre il loro modello reazionario al popolo in rivolta di Tunisia, Egitto, Libia e altri paesi. Ma, ovviamente, il regime iraniano continua ad interferire all’estero.

Ed il risultato è che oggi c’è un enorme conflitto e un abisso tra il fondamentalismo e la democrazia in tutta la regione.

Purtroppo, se si guarda i recenti sviluppi nella regione, le potenze occidentali hanno generalmente appoggiato le forze reazionarie e fondamentaliste, come negli ultimi due secoli hanno appoggiato i dittatori e i mullah reazionari in Iran, come hanno sostenuto i movimenti contrari al governo nazionalista del Dr. Mossadegh. Anche in Iraq e in Egitto, mentre offrivano una idea di democrazia pre-confezionata, sono scesi in campo insieme al regime iraniano per difendere le forze più anti-democratiche. In Siria hanno praticamente accettato la dittatura al potere, nonostante tutti i suoi crimini.

Sì, la nostra regione ha pagato e continua ancora a pagare un prezzo enorme per la sua lotta contro il potere  delle forze reazionarie.

Ma non c’è alcun dubbio che una splendida primavera ed una rinascita di anti-fondamentalista stia sbocciando in quella parte del mondo grazie a popolazioni consapevoli. Noi salutiamo questa rinascita e la accogliamo a braccia aperte.

Illustri Ospiti,

negli ultimi 35 anni, il regime del velayat-e faqih che ha governato sulla nostra patria, è stato una storia infinita di catastrofi:

120.000 dei più coraggiosi figli del popolo iraniano, compresi i 30.000 prigionieri politici del 1988,  sono stati giustiziati.

Centinaia di migliaia di prigionieri politici sono stati torturati.

Con in cosiddetti “omicidi a catena” hanno preso le vite di scrittori ed intellettuali.

E centinaia di dissidenti sono stati assassinati all’estero.

Negli ultimi tre decenni i mullah hanno trasformato l’Iran in una nazione che:

Ha il più alto tasso di esecuzioni pro-capite del mondo.

È al primo posto per la repressione della libertà di stampa e di parola.

Ha il più alto tasso di inflazione del mondo.

Ha uno dei sistemi finanziari e burocratici più corrotti di tutto il mondo.

Possiede alcune delle città più inquinate del mondo.

Ha dieci milioni di persone disoccupate e 50 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà.

Ed è un paese in cui ogni notte almeno quattro milioni di persone vanno a dormire digiune, e sei milioni sono schiave della droga.

Nonostante questo, noi non siamo venuti qui per parlare solo di questi tragici sviluppi.

Ma vogliamo anche svelare uno stato di cose alternativo che può essere realizzato ed è ormai prossimo.

Il nostro compito è di cambiare questa situazione, creare un futuro e generare una speranza che risplenda nella profondità delle tenebre.

Cari Amici, 

ciò che vogliamo dire può essere riassunto in due verità essenziali.

Primo: il regime iraniano rappresenta un sistema sconfitto ed è ormai giunto agli sgoccioli sotto ogni aspetto.

E secondo: nonostante la repressione e le uccisioni, il popolo iraniano e il suo movimento di resistenza non si sono arresi a questo regime neanche per un momento. Non hanno neppure accettato la cultura del regime, né le sue tradizioni reazionarie e religiose.

La Resistenza Iraniana deve il suo fermo rifiuto alla resa, la sua perseveranza e i suoi progressi degli ultimi 35 anni al fatto che Massoud Rajavi ha precisato i seguenti punti sin dall’inizio:

Prima di tutto, la principale preoccupazione in Iran è la libertà, la lotta all’autoritarismo e alla dittatura e non le affermazioni fasulle di Khomeini contro l’imperialismo.

Secondo: Massoud Rajavi ha dichiarato Khomeini e il regime del Velayat-e faqih i principali nemici del popolo iraniano e ha posto come obbiettivo il rovesciamento di questo regime.

Ha anche rivelato i metodi reazionari, la brutalità e la regressione etichettate come Islam ed ha invece issato la bandiera di un Islam democratico. In questo percorso ha fondato il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana contro il fascismo religioso al potere in Iran.

E ultimo, ma non meno importante, ha sottolineato l’uguaglianza dei sessi e la necessità di una leadership femminile, riconoscendo lo status di questa forza progressiva. Una forza che oggi è il fattore determinante per la perseveranza e il rovesciamento del regime e che domani garantirà la vera libertà e la vera democrazia.

E, allo stesso modo, è nata una generazione esperta e consapevole pronta a fare sacrifici. Questa si è trasformata nella forza più organizzata della storia iraniana a formare un enorme tesoro nazionale.

Guardate ai volti puri e pieni di sacrificio di questi uomini e donne e al percorso che hanno tracciato per la libertà dell’Iran e del loro popolo.

Guardate ai proclami confusi e spaventati fatti dai comandanti del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche del regime (IRGC), che vedono nella perseveranza dei residenti di Ashraf l’incubo del rovesciamento del regime e un’Operazione di Luce Eterna.

Guardate al diffondersi del messaggio di Ashraf nella nostra patria in catene dove, nonostante la repressione e l’ondata di esecuzioni, questo messaggio risuona e riecheggia nelle prigioni del regime iraniano.

Guardate alla campagna mondiale e ai 180 giorni di sciopero della fame dei residenti di Ashraf e dei nostri compatrioti in tutto il mondo.

Infatti, questo dimostra che nel corso della lotta contro questo regime disumano ed il fascismo religioso, un movimento è sbocciato e si è solidificato mettendo profonde radici nella società iraniana. Esso si estende in tutto il mondo e racchiude varie fasce sociali e tutte le etnie dell’Iran, che si sono unite attorno questo ideale di libertà. Seguendo il loro leader e maestro, hanno fatto sacrifici e valorizzato l’unità e la solidarietà rifiutando ogni forma di contesa per il potere e il profitto personale. Si sono impegnati in relazioni umane radicate nella trasparenza, nella libertà e nell’uguaglianza.

Cari Amici,

se non fosse stato per la volomtà e il desiderio del popolo in catene dell’Iran di rovesciare il regime del velayat-e faqih, Ashraf non avrebbe poturo resistere da sola contro l’assedio di due dittature e alle coltellate del tradimento e della violazione degli impegni presi dagli organismi internazionali.

In questi anni l’Europa, ma in particolare gli Stati Uniti, hanno fornito il più grosso pacchetto di incentivi al regime partecipando alla repressione della Resistenza.

Il bombardamento dell’Esercito di Liberazione Nazionale disarmato, i continui sforzi per fiaccare il MEK (PMOI), il trasferimento della responsabilità della protezione di Ashraf al governo-fantoccio del regime iraniano in Iraq, l’appoggio del piano di trasferimento dei residenti di Ashraf e le ripetute violazioni delle promesse fatte riguardo alla protezione dei residenti di Ashraf, sono tutti elementi di questo pacchetto di incentivi.

Le Nazioni Unite, per quanto riguarda Ashraf e Liberty, hanno lasciato una eredità senza precedenti fatta di violazioni di impegni e disprezzo nei confronti delle palesi violazioni di trattati internazionali. Parlando specificatamente dei sei massacri avvenuti ad Ashraf e Liberty negli ultimi cinque anni, non ha condotto neanche una singola indagine indipendente. Oltre a ciò, grazie ai rapporti falsi e faziosi dell’ex-capo dell’UNAMI, ha praticamente chiuso gli occhi di fronte ai crimini commessi dal governo iracheno e dal regime iraniano, aprendo la via a futuri attacchi.

Sapete tutti che nel corso di questi attacchi criminali, 116 persone sono state martirizzate, 1.375 sono state ferite e sette sono state prese in ostaggio. Altre diciotto hanno perso la vita in conseguenza del disumano blocco sanitario.

L’enormità di ciò che hanno fatto i residenti di Ashraf e, allo stesso tempo, l’autenticità della loro perseveranza, risiede nel fatto che hanno scelto di resistere e combattere in circostanze talmente orribili.

Per questa ragione, ogni singolo passo dei residenti di Ashraf, rappresenta un passo più che necessario per la libertà del popolo iraniano.

Su questi presupposti, noi chiediamo alla comunità internazionale di contribuire alla immediata liberazione degli ostaggi di Ashraf, di trasferire temporaneamente tutti i membri del MEK (PMOI) ora a Camp Liberty, negli Stati Uniti o in Europa, di garantire le più immediate necessità di sicurezza contro attacchi missilistici ai residenti di Liberty, di rinviare il mandato per l’indagine sul massacro di Ashraf dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU alla Corte Penale Internazionale e di consentire la vendita delle proprietà presenti ad Ashraf attraverso il legale rappresentante dei residenti.

Queste richieste rappresentano alcuni dei diritti dei combattenti per la libertà del MEK ed insistere a questo riguardo rappresenta il diritto alla resistenza del popolo iraniano.

Cari Amici,

un altro aspetto dell’estensione e della profondità delle radici della Resistenza Iraniana, è il movimento organizzato degli iraniani amanti della libertà esuli in tutto il mondo. Oggi, funzionari e rappresentanti di 302 associazioni e società iraniane sostenitrici della Resistenza Iraniana, sono riunite qui. La varietà e la diversità di etnia, professione, istruzione ed età le rende un microcosmo della intera società iraniana.

Ma quando si parla di lealtà e di fede nell’ideale di libertà, sono uniti come una sola mente ed io sono lieta di partecipare al vostro raduno.

Negli ultimi tre decenni, voi avete conquistato una campagna dopo l’altra grazie alla vostra perseveranza, ai sacrifici privi di aspettative e rispettando i limiti posti dalla Resistenza nei confronti del regime teocratico nel suo complesso.

Perciò, siate fieri della vostra determinazione e della vostra devozione che tante volte ha radunato il mondo a sostegno di Ashraf e Liberty. Voi, siete divenuti la loro voce.

Più e più volte vi siete sollevati in difesa dei diritti umani in Iran e delle proteste dei nostri compatrioti.

E voi, state sopportando il considerevole peso finanziario di questo movimento, dall’organizzazione di centinaia di raduni, sit-in e azioni di protesta, alla conduzione di una varietà di altre attività politiche e di comunicazione.

Davvero voi avete dimostrato che ogni amante della libertà e patriota iraniano può giocare un ruolo significativo nella campagna per il rovesciamento della tirannia religiosa. 

Salute a tutti voi.

Ed infine, devo ricordare lo straordinarietà del fatto che, le proteste del popolo iraniano e le proteste contro il regime dimostrano lo spirito combattente del nostro popolo.

Sin dalla grande manifestazione del 20 Giugno 1980 e la protesta del 27 Settembre, fino alle proteste a Boukan, Zanjan, Arak, Eslamshahr e Mashhad oltre due decenni fa. Dalla protesta degli studenti dell’8 Luglio 1999 e quelle magnifiche del 2009 e 2010, alle proteste quotidiane inscenate dai lavoratori, dagli studenti, dai contadini e da altre fasce dalla società iraniana.

Sì, questi sono i diversi aspetti di questa grande Resistenza.

Con lo stesso spirito, la perseveranza dei prigionieri politici, le loro espressioni di solidarietà, il loro spirito coraggioso e la loro resistenza verso la politica del regime che vuole ucciderli lentamente, tutto dimostra il desiderio del popolo dell’Iran per la libertà. E la otterranno la libertà.

Nelle scorse settimane, un altro aspetto della lotta per la libertà del popolo iraniano è stato la presenza lampante e il sostegno del popolo in solidarietà con Simay Azadi e IranNTV. Questa espressione di sostegno, che ha dimostrato una piccola parte della indipendenza finanziaria della Resistenza Iraniana, è stata anche una rappresentazione di un’effusione di sentimenti, amore e affetto del popolo iraniano per la libertà e per gli amanti della libertà del MEK. Questo sostegno finanziario rappresenta solo una parte di questo sentimento.

Un arcobaleno di varie fasce della società anelante alla libertà, da tutto l’Iran e dal resto del mondo, con così tanto amore e affetto che ha offerto ai pionieri della libertà in Iran.

Questa è la vostra risposta al leader supremo del regime che non è riuscito a distruggere la Resistenza Iraniana e non può impedire la sua inevitabile caduta.

Illustri Ospiti, 

Cari Compatrioti,

nell’anniversario della rivoluzione contro la dittatura monarchica, a nome della Resistenza Iraniana, noi ancora una volta giuriamo di mantenere la nostra promessa fatta al popolo iraniano. La promessa di cercare la libertà, la democrazia e l’uguaglianza. La promessa di realizzare i sogni dei martiri, di tutto coloro che hanno sofferto e degli oppressi.

Il nostro piano per la realizzazione delle richieste del popolo iraniano è quello di lottare per il rovesciamento del regime teocratico su tutti i fronti.

I nostri obbiettivi sono la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e la creazione di una repubblica basata sulla separazione tra Stato e Chiesa.

In questo percorso, noi evidenziamo l’abisso presente tra noi e tutto il regime nel suo complesso e sottolineiamo anche la nostra solidarietà con tutti i veri sostenitori del rovesciamento di questo regime.

Il Consiglio Nazionale della Resistena Iraniana (CNRI) è stato fondato a questo scopo: per rovesciare il regime del velayat-e faqih.

Il potere e il governo appartengono alla repubblica degli iraniani. L’unico criterio sarà il voto libero, diretto, equo e segreto del popolo iraniano.

Il regime teocratico ha usurpato la sovranità popolare del popolo iraniano che è il suo più fondamentale diritto.

In base al primo articolo della piattaforma del CNRI, il governo provvisorio, derivato dalla resistenza, ha “principalmente il compito di trasferire il potere al popolo iraniano”.

Questo dovere verrà adempiuto alla fine di un periodo di massimo 6 mesi dopo il rovesciamento del regime, con la formazione di una assemblea nazionale attraverso libere elezioni popolari, con il voto diretto, equo e segreto del popolo iraniano.

Appena l’assemblea nazionale sarà stata formata ed avrà espresso la volontà di adempiere ai suoi obblighi e alle sue responsabilità, il governo provvisorio rassegnerà le sue dimissioni all’assemblea.

Noi crediamo che:

il popolo iraniano debba godere di tutti i diritti stabiliti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dagli altri trattati e convenzioni come il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, la Convenzione Contro la Tortura e la Convenzione per l’Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione contro le Donne.

30 anni fa, il CNRI ha approvato un piano per l’autonomia del Kurdistan iraniano, stabilendo che tutte le nazionalità e le etnie dell’Iran devono godere degli stessi diritti ed opportunità degli altri.

Chiunque deve avere il diritto di essere istruito nella sua lingua madre.

Lasciatemi anche sottolineare le seguenti responsabilità del governo provvisorio, che avranno effetto dallo stesso giorno in cui i mullah verranno rovesciati:

L’abrogazione e la revoca dei provvedimenti repressivi e obbligatori e delle forme di discriminazione istituite dal regime teocratico nei confronti delle donne iraniane, compresa la revoca della negazione del diritto a scegliere liberamente il proprio impiego e abbigliamento.

Il riconoscimento della totale uguaglianza dei sessi nei diritti sociali, politici, culturali ed economici.

Il riconoscimento dei diritti individuali e sociali del popolo come stabilito nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Libertà sociali, come la libertà di assemblea, libertà di pensiero e di parola, libertà di stampa, di formare partiti, sindacati, consigli, libertà religiosa e di fede.

Libertà di scegliere la propria occupazione e divieto di ogni violazione dei diritti individuali, sociali e delle libertà sociali.

Sì, noi vogliamo una struttura sociale di relazioni nazionali, dove ogni mattone è stato rafforzato dalla libera scelta di tutti gli iraniani.

Per realizzare questi obbiettivi, io chiedo a tutti i miei compatrioti di lottare e sollevarsi per rovesciare il regime del velayat-e faqih.

Come ho ripetutamente sottolineato, noi non cerchiamo di ottenere il potere. Il nostro scopo è quello di trasferire la sovranità popolare al popolo iraniano. Noi vogliamo che il popolo dell’Iran goda del più grande potere che ha l’essere umano: il potere di scegliere liberamente.

La sovranità e la libertà di scelta sono diritti che il popolo iraniano merita e deve ottenere.

E così sarà.

Viva la libertà

Viva il popolo dell’Iran

Viva tutti voi”.

 

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