domenica, Dicembre 4, 2022
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Il discorso dell’Amb.Giulio Terzi alla grande Raduno degli iraniani a Parigi il 1 luglio

Presidente del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, Madame Maryam Rajavi,

Illustri ospiti, Cari amici, 

abbiamo sentito da lei Signora Presidente, un appello appassionato al popolo iraniano e a tute le nazioni del mondo: “Moltiplicate i vostri sforzi per riportare la libertà, la verità, la giustizia sociale e la dignità umana in Iran!”.

Ora è il momento. Una nuova realtà geopolitica si sta dipanando rapidamente, all’interno e attorno al paese.

Stasera abbiamo sentito dichiarazioni forti. Tutti i governi democratici e le società civili devono sfidare con decisione l’oscurantismo di una teocrazia il cui solo scopo è la ricchezza e il potere per i suoi membri, attraverso la repressione interna e il dominio regionale. Questa splendida conferenza è anche un chiaro segnale che quel cambiamento avverrà presto.

La sensazione di urgenza viene profondamente avvertita, da tutti noi.

Il popolo iraniano sta gridando furiosamente per la giustizia e la libertà. Molti stanno gridando che non perdoneranno, né dimenticheranno il massacro dei prigionieri politici del 1988. Altri, derubati dagli istituti finanziari del regime, rivogliono con rabbia il loro denaro. Gli studenti, gli operai, gli insegnanti, le infermiere, i familiari dei giustiziati e dei prigionieri politici vogliono giustizia. La Resistenza Iraniana ha incrementato le sue attività in Iran.

I mullah avvertono il pericolo. Sono ad un impasse. Le elezioni presidenziali hanno aggravato la crisi interna al regime. L’Assemblea degli Esperti ha emesso un comunicato che non ha bisogno di spiegazioni: “Nell’Islam non si parla del voto del popolo, di richieste e opinioni e, ovviamente, se il popolo giurerà fedeltà ad un individuo piuttosto che al velayat, non avrà alcuna credibilità”. Questo si fa beffe delle elezioni del regime dei mullah. Non ci sono più scuse per riconoscere le elezioni-farsa dei mullah e i suoi risultati.

Una storica ricerca su “Democrazia in Iran”, di un illustre sociologo della Dartmouth University, porta ad una conclusione complessiva: un’evoluzione pacifica verso un sistema più umano nella Repubblica Islamica, figurarsi uno più democratico, non è prevedibile. L’Iran sta infatti muovendosi verso una maggiore oppressione interna e guerre all’estero, che produrranno un convulso dissenso interno ancora maggiore. La cricca a potere si trova perpetuamente in guerra con un’istruzione superiore che, nonostante i curricula islamizzati, continua a produrre studenti ribelli. Il regime teocratico ha reso gli sciiti meno osservanti. Pochi frequentano il ristretto numero di moschee funzionanti. Un comandante dell’IRGC, Zia Eddin Hozni, recentemente ha dichiarato che solo il 5% delle 57.000 moschee sciite del paese sono state pienamente operative nel corso dell’anno. Il regime sta diventando il suo peggior nemico.

I leaders e gli imprenditori europei, malconsigliati e a proprio rischio e pericolo, si stanno affrettando a conquistarsi l’accesso al mercato iraniano, come se Rouhani lo avesse reso un nuovo Eldorado. Che sia chiaro: i loro soci in affari sono la maggior parte delle volte, organizzazioni legate o controllate dall’IRGC. Facendo affari con le aziende di Tehran, che affermano di rispettare le norme internazionali contro il finanziamento al terrorismo, in realtà stanno aiutando il regime, in palese contraddizione con gli interessi fondamentali del popolo iraniano, la pace e la sicurezza.

Tra gli i membri illustri del parlamento italiano e della società civile, che stanno dimostrando con la loro presenza qui il loro impegno verso la causa dei diritti umani, della giustizia e delle libertà democratiche in Iran, ci sono coloro che hanno promosso e firmato un appello ufficiale al governo italiano “perché condanni con fermezza il massacro del 1988 e condizioni qualunque relazione con l’Iran alla fine delle esecuzioni. Perché chieda all’Alto Commissario per i Diritti Umani, al Consiglio per i Diritti Umani, all’Assemblea Generale e al Consiglio di Sicurezza di inserire nella loro agenda l’avvio di un’indagine su questo enorme crimine e di portare gli autori di questo crimine di fronte alla giustizia”. Siate certi che questo impegno non sarà solo a parole, ma nei fatti.

I leaders mondiali dovrebbero guardare al popolo iraniano, alla sua vibrante e giovane società civile, alla comunità espatriata e restare al loro fianco, sostenere la Resistenza Iraniana, i valori della libertà e della dignità umana per i quali gli iraniani stanno combattendo. Infine, il chiaro messaggio per i mullah deve essere: “E’ ora che ve ne andiate”.

 

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