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Il discorso del Principe Turki Al Faisal alla conferenza Free Iran di Parigi il 1° Luglio 2017

CNRI – Sabato 1° Luglio il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), ha tenuto la sua conferenza annuale “Free Iran”, a cui hanno partecipato circa 100.000 persone, tra cui centinaia di illustri sostenitori politici da Stati Uniti e UE, e personalità di tutto il mondo.

Uno degli oratori all’evento è stato Sua Altezza il Principe Turki Al Faisal, ex-ambasciatore saudita negli Stati Uniti e Regno Unito, e attuale Presidente della King Faisal Foundation’s Center for Research and Islamic Studies in Arabia Saudita.

Ecco il suo discorso:

Nel nome di Allah il Misericordioso,

Che la pace e la benedizione siano sul nostro Profeta Maometto, sulla sua famiglia e i suoi discepoli.

Madame Maryam Rajavi,

Presidente Ahmed Al-Ghozali,

Signore e Signori,

Che la pace, la misericordia e la benedizione di Dio siano con voi.

Sono onorato e grato per essere stato invitato ancora una volta a partecipare al vostro incontro annuale. Questa è la conferenza durante la quale i figli dell’Iran, che hanno lasciato l’Iran a causa dell’ingiustizia del governo del velayat al-faqih, incontrano i rappresentanti di molti paesi del mondo che hanno subito il terrorismo di questo governo, il più grosso sponsor del terrorismo. Questo incontro serve per ricordare al mondo i crimini di questo regime contro i suoi cittadini e della minaccia che rappresenta per la sicurezza e la stabilità regionale e mondiale.

Cari fratelli e sorelle, 

Durante la conferenza dello scorso anno, avevo parlato di ciò che ci unisce, che non è solo la geografia, ma anche i legami di umanità. C’erano alcune tribù arabe che si stabilirono in Persia, creando dei legami familiari con voi, così come gruppi di persiani, venuti per il pellegrinaggio Haj, stabilirono legami familiari con noi. Ci siamo riuniti anche dietro la dichiarazione “Non c’è altro Dio all’infuori di Dio e Maometto è il Messaggero di Dio”. Noi condividiamo un’eredità storica che ha contribuito al progresso della civiltà umana.

I paesi del Consiglio per la Cooperazione del Golfo (GCC) nel golfo arabo e persiano e il loro vicino, l’Iran, hanno vissuto in una situazione di coesistenza fino alla rivoluzione di Khomeini nel 1979. Le condizioni allora, cambiarono da coesistenza a scontro. Khomeini e i suoi seguaci cercarono di sostituire la logica della coesistenza con lo scontro, che divenne noto come la politica di esportazione della rivoluzione. Il linguaggio delle relazioni tra i vari paesi venne pervaso dalla logica della cosiddetta rivoluzione, che nascondeva un piano aggressivo ed espansionistico. La logica della rivoluzione e del golpe, rese difficile o persino impossibile giungere ad una comprensione. Ha sostituito la politica, la diplomazia e le politiche di non interferenza negli affari interni degli altri. Inoltre l’apparente strategia della Custodia del Giurista (Velayat-e Faqih) ha spazzato via l’attitudine alla stabilità con una mentalità da golpe e disordini.

Khomeini visse in esilio dal 1963 al 1979 a causa della sua condizione politica e del suo spirito partigiano e in questo modo non differiva dagli altri gruppi di politica islamica che avevano uno spirito golpista e il desiderio di separarsi dallo stato. A Najaf, viveva per trasmettere i suoi insegnamenti pro-golpe, incentrati sull’idea della Custodia del Giurista (Velayat-e Faqih), alla nazione. Raccolse queste idee in un libro intitolato “Il governo islamico”.

Cari fratelli e sorelle, 

I più illustri giuristi sciiti hanno rifiutato questa idea ed hanno dimostrato che le idee di Khomeini contraddicono l’istituzione della giurisprudenza religiosa degli imam, sia nella città di Qom in Iran o a Najaf in Iraq o dovunque risiedano i religiosi Ja’fari. Tra le storie che parlano di Khomeini quando iniziò il suo soggiorno a Najaf, c’è quella su quando condivideva una stanza con un altro studente. Una zanzara entrò nella stanza e il suo collega suggerì di usare l’insetticida per ucciderla. Ma in un’atmosfera sufista e fingendo di temere Dio, nei giorni precedenti alla rivoluzione, sembra che Khomeini abbia obbiettato a questo suggerimento, dicendo che la zanzara non doveva essere uccisa perché è una creatura di Dio. Così si mise a usare il suo vestito per costringere la zanzara ad uscire dalla stanza. 

Quando Khomeini è salito al potere, e dopo aver compiuto le esecuzioni degli attivisti in carcere, proprio quelle persone che ebbero un ruolo nella rivoluzione, gli stessi colleghi gli ricordarono la storia della zanzara e che Khomenei aveva paura di uccidere gli insetti mentre ora uccideva esseri umani dopo la rivoluzione. La risposta di Khomeini fu che queste persone erano nemici dell’Islam. Ciò significa che chiunque si opponesse o contrastasse Khomeini era un nemico dell’Islam, un traditore e il suo destino sarebbe stato la morte.

Khomeini non fu ampiamente accolto dai giuristi sciiti di Najaf prima della rivoluzione. È famoso l’episodio in cui durante un dibattito con il giurista Mohsen Al Hakim, Hakim incoraggiò Khomeini a promuovere i principi dell’Imam Hussein, ma Khomeini rispose: “Perché non promuovere le opinioni dell’Imam Hassan, che auspicava la pace e non chiedeva la guerra?”.

Questa è la prova delle differenze tra i giuristi sciiti sulla questione del potere assoluto del Velayat-e Faqih e della rivoluzione. Questa è anche la prova che dopo l’ascesa al potere di Khomeini, i suoi seguaci iniziarono a scegliere i seguaci per lui, a scapito di illustri leaders religiosi, allo scopo di riunire il Velayat-e Faqih e la giurisprudenza religiosa tutta nelle sue mani. Di conseguenza iniziò a porre restrizioni ai religiosi, in particolare a Muhammad Kazem Shariatmadari, che aveva salvato Khomeini dall’esecuzione durante il regno dello Scià, elevandolo alla titolo di “Ayatollah”, dato che colui che lo deteneva non poteva essere giustiziato secondo la legge iraniana di allora. Shariatmadari si rifiutò di dare alla repubblica l’aggettivo “Islamica”. In Iraq, il religioso Abu Al qasem Kho’ei, che non appoggiava il miscuglio tra religione e politica, non fu un sostenitore dell’idea del Velayat-e Faqih. In seguito Khomeini insultò Shariatmadari, chiuse il suo seminario e la biblioteca e lo mise agli arresti domiciliari fino alla morte di Shariatmadari nel 1985. Al genero di Shariatmadari fu impedito di pregare sulla sua tomba e la tomba di Shariatmadari è rimasta anonima.

Ulteriori dettagli sulle sofferenze subite da questo grande giurista, sul suo arresto e gli insulti contro di lui, sono stati riferiti da un suo studente, Reza Sadr, nel suo libro: “Nella prigione del Velayat-e Faqih”. Ma la cosa non finì lì. Alcuni sostenitori di Khomeini cominciarono ad insultare i giuristi Shariatmadari e Kho’ei, mettendo le loro immagini su teste d’asino e facendole girare per tutta la città. Questo enorme insulto fu solo una parte delle strategia adottata da Khomeini e dai suoi sostenitori, e nessuno ne era immune. Khomeini ritirò anche dei titoli conferiti ad altri religiosi. Indossava l’abito dell’Imam, ma persino l’Imam non fu immune alla sua ira e si conferì altri titoli come “il leader” e “la guida”. Appena Khomeini arrivò a Teheran, si rivoltò contro tutti i suoi alleati iraniani che avevano realizzato la rivoluzione. Furono repressi, imprigionati, assassinati o uccisi. Voi siete stati i primi ad essere pugnalati alle spalle da Khomeini. Inoltre scelse Khalkhali come presidente delle corti di giustizia. Definendosi un rivoluzionario, Khalkhali proseguì lo stesso cammino di Khomeini, giustiziando i dissidenti in base a sospetti, giustificando l’uccisione di gente innocente. Una frase famosa di Khalkhali era: “Se (i giustiziati) erano dei criminali, allora hanno ricevuto la loro punizione e se erano innocenti allora andranno in Paradiso”.

Khomeini promise la democrazia agli iraniani e il regime oggi si vanta di aver tenuto le elezioni. Ma qual’è il significato di queste elezioni in cui i candidati non possono entrare in corsa a meno che non passino attraverso il filtro del Vali-e Faqih? Queste elezioni non vengono considerate un certificato di buona condotta. Tutti i regimi totalitari, come il fascismo e il comunismo hanno tenuto elezioni e noi abbiamo imparato che le figure sanguinarie dell’ultimo secolo, Hitler, Mussolini e Stalin tutti hanno elogiato le loro elezioni. Il comportamento del regime di Teheran non lo rende un sistema democratico ma una dittatura sanguinaria. Le esecuzioni compiute da un regime macellaio e la morte di migliaia di prigionieri iraniani nel 1988, risuona ancora e getterà una maledizione eterna su questo regime e sui suoi leaders. Queste esecuzioni dimostrano che i criminali di guerra devono essere assicurati alla giustizia dal Tribunale Penale Internazionale.

La prima vittima di Khomeini e dei suoi seguaci è il popolo iraniano, che ha subito l’orrore ed è ancora costretto a sopportare le idee malate del sistema del Velayat-e Faqih, che ha bisogno di continue crisi per sopravvivere. Perciò il successore di Khomeini non vedeva l’ora di creare forze paramilitari e milizie per utilizzarle come eserciti nelle capitali dominate dalle forze delle Guardie Rivoluzionarie. Come gli Houthi nello Yemen, Hezbollah in Libano e le milizie in Siria e Iraq. Vogliono rendere queste milizie subordinate alle Guardie Rivoluzionarie, in modo da creare strumenti nelle mani del Vali-e Faqih, a cui la costituzione iraniana ha garantito poteri assoluti in quanto successore di Khomeini.

Cari fratelli e sorelle, 

I vostri sforzi per combattere questo regime sono legittimi e la vostra lotta per salvare tutti i settori della società iraniana, gli arabi, i curdi, i baluci, gli azeri e i persiani, dall’oppressione del governo del Velayat-e Faqih, come ha detto Maryam Rajavi, è legittimo e imperativo. Perciò andate avanti con la benedizione di Dio. 

Che Dio vi benedica. Onore ai martiri, alle vittime di Khomeini e del suo successore, non solo in Iraq, Siria e nella penisola araba, ma ovunque siano stati massacrati. Ma prima di tutto onore ai martiri dalla grande nazione dell’Iran.

Grazie. Grazie.

 

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