mercoledì, Dicembre 7, 2022
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Il consigliere di Khamenei: “La linea difensiva iraniana è al confine meridionale del Libano con Israele e Siria”

Il consigliere militare di Ali Khamenei ed ex-comandante dell’IRGC: “L’influenza dell’Iran ha raggiunto il Mediterraneo, la nostra linea difensiva si trova al confine meridionale del Libano con Israele e la Siria è il nostro ponte verso l’Africa e l’Asia

CNRI – L’ex-comandante delle Guardie Rivoluzionarie Yahya Rahim Safavi, consigliere militare di Ali Khamenei, ha tenuto recentemente un discorso al centro dell’IRGC ad Isfahan, ammettendo la presenza delle Guardie in Siria e Libano, il ruolo del regime nel massacro del popolo siriano e nell’impedire la caduta di Bashar Assad.

 

“L’influenza dell’Iran è stata estesa dall’Iran, all’Iraq e all’asse della Siria verso il Mediterraneo e questa è la terza volta che l’influenza dell’Iran si espande verso il Mediterraneo. La nostra linea di difesa non è più a Shalamche (città di confine in Iran, uno dei siti principali durante la guerra Iran-Iraq). Le nostre linee difensive sono al confine meridionale del Libano con Israele e la nostra penetrazione strategica ha raggiunto zone adiacenti il Mediterraneo sopra Israele. L’Occidente è preoccupato per l’influenza dell’Iran che va dal Golfo Persico al Mediterraneo”, ha detto.

Rahim Safavi, ha descritto i 40 mesi di crimini contro l’umanità e il massacro della popolazione inerme come “oltre 120.000 persone uccise e 3 milioni di sfollati”, aggiungendo che questa è una vittoria strategica per il regime.

“Attualmente, 40 mesi dopo, la scena militare e politica in Siria rappresenta una vittoria per il governo siriano, e questa è una vittoria strategica. La Siria è il ponte che unisce il Nord-Africa all’Asia”, ha aggiunto.

“Sicuramente la strategia di U.S.A., Arabia Saudita, Turchia, Qatar e paesi europei che mirava al rovesciamento di Bashar Assad, è fallita e il suo fallimento è un fallimento strategico per il fronte occidentale, arabo e sionista che è risultato una grande vittoria strategica per la Repubblica Islamica dell’Iran”, ha continuato Safavi.

Queste affermazioni dimostrano chiaramente fino a che punto l’inerzia della comunità internazionale verso i crimini commessi dal regime dei mullah e da Bashar Assad in Siria abbia incoraggiato la dittatura religiosa al potere in Iran ad ulteriori ingerenze.

Rahim Safavi è stato uno dei principali comandanti della guerra Iran-Iraq del 1980-1988 ed ha anche avuto una partecipazione diretta nell’uccisione di centinaia di migliaia di persone in Iran e Iraq. Parlando dei legami strategici del regime con il regime del sanguinario dittatore siriano ha detto: “Il sostegno della Siria per il nostro paese nella guerra intentata contro la nazione iraniana, non può essere dimenticato…. all’inizio della guerra il governo siriano, su nostra richiesta bloccò l’oleodotto iracheno che passa per la Siria verso il Mar Mediterraneo… per i test missilistici…. quando inviammo l’alto comandante dell’IRGC Hassan Tehrani Moghadam e più di venti altri membri dell’IRGC in Siria”.

Primo di ciò Khamenei aveva sottolineato agli alti funzionari del regime che: “La Siria è una priorità assoluta per il regime. Perciò, a dispetto delle condizioni difficili e complicate, non si deve perdere la speranza e si deve appoggiare Assad fino alla fine”.

Ali Akbar Velayati, consigliere di Khamenei, ha definito la dittatura siriana “il cerchio d’oro della resistenza” e ha detto: “Se la Siria non avesse appoggiato Hezbollah dal punto di vista logistico, Hezbollah in 33 giorni di guerra e Hamas in 22 giorni di guerra, non avrebbero conquistato la vittoria. La Siria ha un ruolo chiave assolutamente fondamentale nella regione….. ecco perché un attacco alla Siria è considerato un attacco all’Iran e ai suoi alleati” (media di Stato – 26 Gennaio 2013).

Larijani ha detto durante un incontro con i funzionari del regime di Assad in Siria: “L’Iran non smetterà di appoggiare la Siria e il suo presidente Bashar Assad” (TV Al Jazeera – 25 Novembre 2012).

Il religioso Ammar Ta’eb, della più stretta cerchia di Khamenei e leader di Ansar-e Hezbollah, ha ammesso apertamente che: “La Siria è la 35a provincia dell’Iran… se il nemico volessere impossessarsi della Siria e del Khuzestan (provincia meridionale iraniana), salvare la Siria sarebbe la priorità assoluta. Se ci sfuggisse dalle mani non saremmo in grado di tenere Tehran” (media di Stato – 15 Febbraio 2014).

Le scioccanti confessioni di Yahya Rahim Safavi e degli altri funzionari del regime, aumentano la necessità di una azione internazionale urgente per fermare l’intervento attivo e totale del regime dei mullah e dell’IRGC nel massacro del popolo siriano e per impedire loro di fomentare la guerra e la distruzione nell’intera regione.

 

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