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I parlamentari europei esprimono il loro appoggio alle rivolte in Iran

Comunicato Stampa – Strasburgo – 7 Febbraio 2018

Mercoledì 7 Febbraio, 39° anniversario della rivoluzione anti-monarchica, si è tenuto un incontro speciale, a sostegno delle rivolte in Iran, nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo. Decine di parlamentari europei di vari gruppi politici, hanno partecipato e parlato delle proteste che hanno scosso l’Iran, diffondendosi in 142 città e in tutte le 31 province.

Il meeting è stato presieduto da Gérard Deprez (ALDE) e Tunne Kelam (EPP). Il Dr. Alejo Vidal-Quadras, ex-vice presidente del Parlamento Europeo e Farzin Hashemi, dell’opposizione iraniana, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), sono stati invitati quali oratori ospiti.

Secondo i parlamentari europei i seguenti punti rivestono una particolare importanza.

Il popolo dell’Iran, soprattutto le giovani generazioni, ha detto chiaramente di essere stufo del governo fondamentalista islamico e di volere un cambio di regime. Molti hanno gridato “Abbasso il dittatore!”, “Abbasso Khamenei!” e “Abbasso Rouhani!”.

La repressione del regime iraniano è stata violenta, con 8000 arresti e almeno 12 morti sotto tortura. Decine di persone sono state uccise nelle strade. Il capo dell’organizzazione carceraria iraniana ha confermato l’arresto di 5000 manifestanti. L’Unione Europea deve agire. Il silenzio dell’Alto Rappresentante dell’UE, Federica Mogherini, e di altri esponenti dell’UE, è inaccettabile. Il popolo dell’Iran si aspetta che l’Europa sia al suo fianco.

L’Iran ha assistito ad una nuova ondata di proteste il 1° e il 2 Febbraio. Il Ministro degli Interni iraniano ha detto che ogni giorno si svolgono fino a 150 manifestazioni. In molte città, ci sono state manifestazioni anti-governative e molti scontri con le forze repressive del regime. Ogni giorno si verificano scioperi e proteste.

L’economia è in crisi. La disoccupazione e il costo della vita senza precedenti sono particolarmente preoccupanti. Il valore della valuta ufficiale è crollato di oltre il 15% il mese scorso.

Molti alti esponenti e leaders del regime di diverse fazioni, hanno parlato del ruolo avuto dalla principale opposizione, il PMOI (Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano), nelle proteste. 

Quando le prime proteste sono iniziate a Mashhad il 28 Dicembre, il rappresentante del leader supremo ha detto che la gente è scesa nelle strade in risposta ad un appello del PMOI “il cui leader è una donna”. Secondo Agence France Press, il 2 Gennaio, Rouhani ha chiamato il Presidente Macron chiedendogli di intervenire contro l’opposizione iraniana che ha la sua sede a Parigi e che ha accusato di fomentare le recenti proteste… Il 9 Gennaio l’ayatollah Ali Khamenei, il leader supremo, ha detto che il PMOI aveva organizzato le proteste, minacciando di giustiziare i manifestanti.

Considerando le palesi violazioni dei diritti umani compiute in Iran e l’imminente minaccia alla vita dei detenuti, i parlamentari europei hanno espresso il loro appoggio alle recenti dichiarazioni della Presidente eletta del CNRI, Maryam Rajavi, rese al Consiglio d’Europa il 24 Gennaio 2018, con cui ha chiesto all’UE, ai governi europei e ad altre istituzioni internazionali di adottare misure efficaci e decisioni vincolanti per costringere la dittatura religiosa al potere in Iran a rilasciare le persone arrestate durante le proteste, a rispettare la libertà di espressione e di associazione, a porre fine alla repressione contro le donne e revocare le leggi che impongono il velo obbligatorio.

L’esecuzione avvenuta la scorsa settimana, di un ragazzo che era stato arrestato quando aveva solo 15 anni, è stato un altro shock. I parlamentari europei hanno ribadito che l’UE deve rifiutarsi di fare accordi con aziende affiliate all’IRGC e ad altre organizzazioni repressive. Il regime iraniano deve essere avvertito che nuove sanzioni, per la violazione dei diritti umani, potrebbero essere imposte dall’Europa. I diritti umani in Iran non possono essere compromessi o messi da parte sulla base di considerazioni politiche o con la scusa dell’accordo sul nucleare. 

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