sabato, Dicembre 3, 2022
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I parlamentari chiedono un intervento urgente degli Stati Uniti per proteggere i residenti di Camp Liberty

Il Presidente del Comitato Affari Esteri Ed Royce, Rep.-Calif., a sinistra e il ranking member Eliot Engel, Dem.-N.Y., accanto ai ritratti delle vittime dell’attacco del 29 Novembre a Camp Liberty. (Lynn Dykstra, Focused Images)

I repubblicani statunitensi hanno detto che gli sforzi per trasferire un gruppo di dissidenti iraniani che vivono in Iraq devono essere accelerati e che l’Amministrazione Obama si è dimostrata troppo passiva all’indomani dell’attacco missilistico che la scorsa settimana ha ucciso decine di rifugiati, ha riportato venerdì il Washington Examiner.

Ad una commemorazione svoltasi a Capitol Hill giovedì, ilTed Poe, R-Texas, ha accusato il Dipartimento di Stato di “girarsi i pollici” sulla questione della sua protezione di Camp Liberty ed ha chiesto le dimissioni dei funzionario del governo iracheno incaricato di proteggere il campo, secondo il Washington Examiner.

“Il suo lavoro è quello di proteggere i residenti e se non lo sa fare, o non lo vuole fare, se ne deve andare”, ha detto Poe. “E l’Iraq deve sostituire quest’individuo con qualcuno che davvero faccia quello che ci si aspetta da lui, garantire la sicurezza delle persone a Camp Liberty. E gli Stati Uniti devono spingere di più sul governo iracheno perché lo faccia, insistere su questo e non accettare un no come risposta”.

Poe, che è il Presidente del Sottocomitato Affari Esteri della Camera su Terrorismo, Non-Proliferazione e Commercio, ha aggiunto che lui stesso, insieme ad un gruppo di parlamentari bipartisan, avevano scritto una lettera al Segretario di Stato John Kerry a Settembre, chiedendo che il Dipartimento di Stato fornisse l’equipaggiamento protettivo ai residenti del campo. Il Dipartimento di Stato non ha mai risposto ma, ha detto Poe, “Abbiamo avuto la risposta dai cattivi”.

L’attacco del 29 Ottobre a Camp Liberty, situato a nord-est dell’Aeroporto Internazionale di  Baghdad e abitato da circa 2.250 membri dei Mujahideen-e Khalq, un gruppo in esilio di  oppositori alla Repubblica Islamica, ha provocato la morte di 24 residenti e il ferimento di decine di altri. L’Esercito Mukhtar, un milizia sciita irachena sostenuta dal regime iraniano, ha rivendicato l’attentato ed ha minacciato di compierne altri.

Parlamentari di entrambi gli schieramenti hanno condannato Tehran per l’attacco, ma i repubblicani e i democratici hanno utilizzato un tono differente, soffermandosi su ciò che c’è da fare per proteggere i rifugiati.

“Noi siamo assolutamente contrari alla repressione del regime iraniano e a quello che hanno fatto”, ha detto il Ranking Member del Comitato Affari Esteri Eliot Engel, Dem.-N.Y. “Noi riteniamo che il popolo degli Stati Uniti debba comprendere più chiaramente quello che sta realmente avvenendo”.

Engel ha citato il comunicato rilasciato da Kerry subito dopo l’attacco, nel quale sollecitava il governo iracheno a fornire le attrezzature mediche e a migliorare la sicurezza degli abitanti di Camp Liberty. Kerry ha anche esortato gli iracheni a “trovare i responsabili e ad incriminarli per l’attacco, in linea con i suoi obblighi stabiliti dall’accordo con le Nazioni Unite del 25 Dicembre 2011.

Una parte del problema nell’aprire un dialogo con il governo iracheno, hanno detto diversi repubblicani, e che questo non ha nessun interesse a proteggere il MEK.

Il Presidente del Comitato Affari Esteri della Camera Ed Royce, Rep.-Calif., ha detto che le previsioni dell’amministrazione e delle Nazioni Unite sono “troppo ottimistiche”. Gli Stati Uniti invece, devono contribuire a velocizzare il processo per la sistemazione dei dissidenti in Europa.

Diverse centinaia di rifugiati di Camp Liberty sono già stati trasferiti principalmente in Albania.

Nel 2004, dopo l’invasione statunitense dell’Iraq il MEK, che si trovava a Campo Ashraf, ha consegnato le armi rimettendosi alla protezione militare degli Stati Uniti. Questo accadde dopo che gli Stati Uniti sembra avessero bombardato il campo a seguito di un accordo con l’Iran, che aveva promesso di rimpatriare alcuni membri di al Qaeda se gli Stati Uniti avessero attaccato il MEK.

Gli Stati Uniti hanno girato la responsabilità della protezione di questi dissidenti al governo iracheno nel 2009, che ha trasferito il gruppo a Camp Liberty nel 2012. Dopo che Camp Liberty è stato ripetutamente attaccato nel 2013, il MEK si è rivolto alle Nazioni Unite perché gli consentisse di ritornare a Camp Ashraf che, dice, garantisce maggiore protezione.

Nel frattempo l’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati, guida il processo per trasferire i residenti di Camp Liberty fuori dall’Iraq, a cui il Dipartimento di Stato si è impegnato a collaborare.

“Ma gli Stati Uniti, mentre contribuiscono agli sforzi per trasferire i rifugiati del MEK, non  danno il buon esempio”, dice Ali Safavi, membro del Parlamento Iraniano in esilio, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, del quale il MEK è il maggior componente. Le persone che vogliono emigrare negli Stati Uniti devono prima ‘sconfessare’ la loro appartenenza al MEK”, ha aggiunto.

“Al tasso di trasferimenti attuale, si arriverà al 2021 prima che tutti gli abitanti di Camp Liberty vengano trasferiti e questo se l’Albania accetterà altri rifugiati e se ci saranno fondi disponibili”, ha detto Safavi al Washington Examiner.

Anche l’ex-Governatore della Pennsylvania Tom Ridge, Repubblicano, che è stato primo segretario americano per la Sicurezza Interna dal 2003 al 2005, ha detto di essere favorevole ad un trasferimento più veloce.

Ridge ha detto che fino a che i dissidenti non saranno stati tutti evacuati, l’amministrazione dovrà occuparsi dell’attacco direttamente. Ha detto che gli piacerebbe l’idea di includere Camp Liberty all’interno del perimetro aereo di protezione fornito dall’aeronautica  statunitense al vicino Aeroporto Internazionale di Baghdad. Questo garantirebbe protezione dagli attacchi missilistici e dai lanci di mortaio. 

“Io credo che sia facilmente fattibile”, ha detto Ridge. “Si può fare con un colpo di penna. Un semplice ordine del presidente o del segretario di stato e del Comando Militare degli Stati Uniti… Questo non sarà sufficiente, ma è ora che iniziamo a mantenere le nostre promesse e questo sarebbe un passo importantissimo ed efficace”.

 

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