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I Padroni del Nucleare Iraniano

Fonte: The Wall Street Journal 27 maggio 2014

Tehran ha mantenuto intatto il suo team di esperti per ricerche a scopi militari

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e l’Iran la scorsa settimana hanno rilasciato una dichiarazione congiunta nella quale Tehran prometteva di tenere informata l’Agenzia “sull’avvio della costruzione di esplosivi ad alto potenziale in Iran, compresa la sperimentazione su larga scala di esplosivi ad alto potenziale”.

In poche parole: ricerche a scopi militari, l’aspetto più segreto del programma nucleare iraniano. La disponibilità di Tehran ad affrontare l’argomento verrà salutato, dai sostenitori degli attuali colloqui, come un segnale che stanno ottenendo dei risultati.

Ma l’Iran ha finora respinto come “false” le prove del suo lavoro a scopi militari raccolte dall’AIEA. Riterremo attendibili le scoperte di una precedente attività a scopi militari quando le vedremo. E più precisamente, abbiamo ottenuto un nuovo plausibile rapporto dai Mojahedin del Popolo ( PMOI ), un gruppo di opposizione iraniano, il quale afferma che Tehran ha mantenuto attivo e intatto il suo team di esperti per le ricerche a scopo militare.

I tentativi della Repubblica Islamica di sviluppare ordigni esplosivi nucleari, risalgono alla fine degli anni ’80, quando il regime creò un centro ricerche di fisica a Tehran, legato al Ministero della Difesa, secondo le agenzie di intelligence occidentali. Nel decennio prossimo, secondo l’AIEA, il regime consoliderà le sue ricerche a scopi militari in un progetto chiamato “Piano AMAD”, guidato dal Mohsen Fakhrizadeh, un ingegnere nucleare e membro di spicco del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.

Il Piano AMAD ha il compito di ottenere tecnologie per un duplice uso: sviluppare detonatori nucleari e condurre esperimenti su esplosivi ad alto potenziale associati a materiale fissile compresso, secondo le agenzie di intelligence occidentali. Il periodo di più intensa attività del Piano AMAD è stato tra il 2002 e il 2003, secondo l’AIEA, quando l’attuale presidente, Hassan Rouhani, era il capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale Iraniana prima di diventare il suo primo negoziatore sul nucleare.

Scottati dalle rivelazioni dei Mojahedin del Popolo su due impianti nucleari nel 2002 e dall’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti nel 2003, sembra che i mullah abbiano interrotto le attività del Piano AMAD alla fine del 2003. Ma Fakhrizadeh e i suoi scienziati, non hanno mai il loro lavoro a fini militari. Come ci ha detto l’ex-ispettore delle Nazioni Unite sugli armamenti, David Albright: “Fakhrizadeh ha continuato a mandare avanti il programma nell’industria militare, dove si poteva lavorare sulle armi nucleari”. Gran parte del lavoro, come la creazione di modelli teorici per gli esplosivi, venne girato alle università legate al Ministero della Difesa, come la Malek Ashtar University of Technology di Tehran.

Fakhrizadeh ha continuato a supervisionare tutte queste attività disparate e altamente compartimentalizzate ora sotto gli auspici della nuova Organizzazione Iraniana per le Innovazioni e le Ricerche Difensive, nota con il suo acronimo persiano SPND. Il PMOI scoprì per primo l’esistenza dell’SPND nel 2011. Ora questo gruppo di opposizione ha ottenuto ciò che afferma essere nuovi importanti dettagli biografici e la prima fotografia del cinquantaseienne Fakhrizadeh, che l’Iran si è rifiutato di rendere disponibile all’AIEA per delle interviste da lungo tempo richieste.

Il PMOI ha anche compilato una lista di quelli che afferma essere 100 ricercatori dell’SPND. Invece di sciogliere l’SPND, accusa i Mojahedin del Popolo, il regime di Tehran ha mantenuto il suo nucleo di ricercatori intatto. Per evitarne probabilmente la localizzazione da parte dell’AIEA, il PMOI dice che il regime ha recentemente trasferito il quartier generale dell’SPND da Mojdeh Avenue a Tehran, a Pasdaran Avenue: “Il nuovo sito”, aggiunge Mojahedin, “è situato in mezzo a diversi centri e uffici legati al Ministero della Difesa…., il club dell’IRGC, il circolo sportivo del Ministero della Difesa…. e il Chamran Hospital”.

Per nascondere ulteriormente all’AIEA la natura illecita del trasferimento, il PMOI dice: “parte delle attività logistiche della Malek Ashtar University sono state trasferite nell’ex-sito dell’SPND. L’obbiettivo era quello di evitare la chiusura del centro (precedente) e, in caso di ispezioni, affermare che il sito ha sempre avuto l’attuale conformazione”. Non aspettatevi che il regime confessi tutto ciò per il 25 Agosto, scadenza fissata nel suo comunicato congiunto con l’AIEA.

Il fatto che l’AIEA e le potenze occidentali si stiano occupando ora della questione delle ricerche a scopi militari è un segnale di quanto il programma iraniano sulle armi nucleari sia progredito. Come ci ha detto il Centro per l’Educazione alla Politica della Non-proliferazione Henry Sokolski, un ex-direttore del Pentagono per le questioni sulla non-proliferazione: “La preoccupazione riguardo alle ricerche per scopi militari seguite dai tests e dal loro utilizzo, rappresenta il pericolo morale che si corre quando non si fa attenzione alla produzione del materiale fissile”.

In altre parole, per aver ceduto il diritto di arricchire l’uranio e aver permesso alla Repubblica Islamica di sviluppare una capacità superiore per questo arricchimento, l’Occidente è rimasto ora ad impedire la ricerca a scopi militari come ultima barriera contro un Iran nuclearizzato. La diplomazia di Rouhani e del suo Ministro degli Esteri Javad Zarif, mira a placare i nervi scossi dell’Occidente sulla questione delle ricerche a fini militari.

Questo effetto pallativo verrà rinforzato dall’ultimo rapporto trimestrale dell’AIEA, anch’esso pubblicato la scorsa settimana, nel quale l’Agenzia ha riportato che l’Iran ha nettamente ridotto il suo stock di uranio del 20% e non ne ha arricchito più del 5% da quando è entrato in vigore l’accordo provvisorio di Novembre. Il rapporto poi evidenzia la nuova disponibilità della Repubblica Islamica ad affrontare a livello tecnico  la questione delle “possibili dimensioni militari del programma nucleare iraniano”, ivi compreso lo sviluppo di detonatori esplosivi bridge-wire e i tests su esplosivi ad alto potenziale da parte di Tehran.

Ma se il passato costituisce un precedente e bisogna dare credito alle nuove rivelazioni del Mojahedin del Popolo Iraniano, Fakhrizadeh continuerà a fare il suo lavoro come ha fatto fino ad oggi. “Il serpente può cambiare pelle, ma non carattere”, recita un vecchio proverbio persiano.*

*Come dire: “Il lupo perde il pelo ma non il vizio”.

 

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