domenica, Dicembre 4, 2022
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I Mojahedin del popolo iraniano fuori dalla black list; e ora?

Esmail Mohades
Nella conferenza stampa tenuta, il 28 novembre, alla Camera dei deputati sono emerse due riflessioni chiave: Il primo; La cancellazione, il 28 settembre, del nome dei Mojahedin del  popolo  dalla lista dei gruppi terroristici statunitensi, avvenuta tra l’incredulità generale, è stata solo il risultato dell’immane lavoro degli stessi Mojahedin del popolo e dei suoi sostenitori iraniani ed internazionali. Secondo; Ora la comunità internazionale debba riconoscere ufficialmente il movimento della Resistenza Iraniana guidata dalla Maryam Rajavi. I Mojahedin del popolo iraniano, furono inseriti nella black list dall’Amministrazione di Clinton, nel 1997, come gesto di compiacimento verso il regime teocratico iraniano. Questa scellerata politica di appeasement verso un regime antiquato oltre a costare il bagno di sangue ai figli dell’Iran ha portato la regione mediorientale e il mondo intero verso una empasse complessa e alquanto pericolosa. Una politica deviante che ha fatto credere all’opinione pubblica internazionale che o dobbiamo arrenderci ad un regime disumano oppure fargli una guerra, dalle dimensione catastrofiche. E di fatto s’è  ceduto ai raccapriccianti caprici del regime dei mullà, che ha imposto la sua visione pietrificata della società sotto le mentite spoglie dell’Islam.
Dalla conferenza alla Sala stampa della Camera veniva fuori con stupore il fatto che le cancellerie occidentali non avevano dato sufficiente attenzione alla proposta della Resistenza iraniana, fatta solennemente, nel dicembre 2004, dalla sua leader di fronte al Parlamento europeo in cui proponeva una terza via per risolvere la crisi iraniana che si riassumeva nello slogan: no alla guerra, no alla politica di condiscendenza con il regime dei mullà. In quella sede la presidente eletta del CNRI sosteneva che “la soluzione efficace della crisi iraniana esiste e che la chiave è nelle mani del popolo iraniano e della sua resistenza organizzata”. Nell’aprile 2006 Maryam Rajavi ribadivo ancora una volta, di fronte all’Assemblea parlamentare del Consiglio europeo il punto di vista della Resistenza Iraniana per il futuro dell’Iran, riassunto nei seguenti punti: suffragio universale libero come unica fonte di legittimità,  pluralismo politico,  rispetto delle libertà individuali, rispetto per il pluralismo delle idee, abolizione della pena di morte, separazione tra Stato e religione, uguaglianza tra donne e uomini di fronte alla legge, il diritto per le donne a partecipare alla vita politica a tutti i livelli, un sistema giudiziario rispettoso dei diritti universalmente riconosciuti, basato sul principio di presunta innocenza e il diritto alla difesa, il riconoscimento al  libero mercato, l’instaurazione di relazioni con tutti i paesi. soprattutto un Iran senza il nucleare. Furono proprio i Mojahedin del popolo che nell’agosto 2001 a rivelare i piani segreti de regime di produzione delle armi atomiche.
La primavera non nasce dal nulla, ma dalla lotta tra il nuovo e il vecchio. La primavera in Medio Oriente non è nata forse dalle proteste degli iraniani nell’estate 2009, represse come sempre a sangue? Se Le cancellerie occidentali di fronte al Movimento della resistenza iraniana e alla coalizione democratica del Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana, di cui i Mojahedin del popolo sono il gruppo principale, continuano a mendicare “moderazione” al sanguinario regime al potere in Iran, allora bisogno affermare che l’Occidente illuminista ha abdicato del tutto al sapere aude! L’Occidente abbia il coraggio di servirsi della sua propria intelligenza!

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