lunedì, Dicembre 5, 2022
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Howard Dean chiede un’azione rapida per aiutare gli iraniani a Camp Liberty

CNRI – L’ex candidato alla presidenza degli Stati Uniti Howard Dean ha accusato l’America e le Nazioni Unite di essere ‘tutto chiacchiere e niente fatti’ per la loro incapacità di affrontare convenientemente la grave situazione dei chiedenti asilo iraniani residenti a Camp Liberty in Iraq.
Egli ha definito Liberty un ‘campo prigione’ dove persone innocenti stanno morendo a causa di ‘incompetenza burocratica’ e ha detto che è giunto il momento che gli Stati Uniti e le Nazioni Unite mantengano i propri impegni nei confronti di coloro che languiscono lì.

Il signor Dean – che è stato anche presidente del Partito Democratico degli Stati Uniti – ha dichiarato questo intervenendo a una conferenza internazionale a Parigi sabato 2 febbraio.
Egli ha lodato il progresso compiuto negli ultimi anni con la rimozione della Resistenza iraniana dalle liste statunitense, canadese, australiana ed europea delle ‘organizzazioni terroristiche’; ma ha rivolto un appello agli Stati Uniti e alle Nazioni Unite perché passino ora a un’azione rapida per aiutare quanti sono imprigionati a Camp Liberty.
Egli ha detto ai delegati: “Non è abbastanza dire che proteggerete coloro che stanno lottando per i diritti umani. Voi dovete fare qualcosa per proteggere coloro che stanno lottando per i diritti umani. E il rischio per coloro che si trovano nel presunto Camp Liberty è che noi non sosteniamo le nostre stesse convinzioni con le nostre azioni. Non è sufficiente parlare se siete la guida mondiale, dovete agire”.
“Più di 3.100 dissidenti iraniani, che gli Stati Uniti disarmarono con la promessa di proteggerli, sono ora alloggiati in ciò che equivale a un campo di prigionia presso Baghdad” ha detto il signor Dean.
Egli ha aggiunto: “L’America ha una responsabilità primaria di assicurare che quelle persone siano ora trasferite fuori dall’Iraq. Perché se quelle persone sono uccise dagli iracheni, non è solo responsabilità del regime iracheno, è responsabilità di un regime americano che non ha mantenuto le proprie promesse”.
“Ai residenti di Camp Ashraf fu chiesto di spostarsi a Camp Liberty con la promessa che essi sarebbero stati ritrasferiti in Paesi sicuri”, ha detto il signor Dean; ma ha proseguito: “Finora sono state ritrasferite cinque persone. Noi possiamo fare meglio e dobbiamo fare meglio, e le Nazioni Unite devono fare meglio. Se le Nazioni Unite sono troppo lente, ci saranno persone che pagheranno con la propria vita. Questo non è accettabile e se accade io potrò unirmi a coloro dall’altro lato del corridoio che credono che gli stanziamenti per le Nazioni Unite devono essere tagliati se esse non riescono a fare il proprio lavoro. Io sono un uomo paziente, ma non tollererò che persone innocenti perdano la vita per incompetenza burocratica. La burocrazia non è una scusa per l’omicidio. E l’omicidio è nella mente del governo iracheno e del governo iraniano, e noi abbiamo bisogno di agire meglio”.
Il signor Dean ha detto di fare proprie le osservazioni dell’ambasciatore americano alle Nazioni Unite Bill Richardson, che ha definito il regime iraniano il ‘maggiore pericolo sulla faccia della Terra’.
L’Iran si distingue anche per essere assimilato alla Corea del Nord per avere la peggiore situazione dei diritti umani al mondo – ha detto. E ha continuato: “Si tratta di un regime che sostiene il terrorismo ovunque; migliaia di americani sono morti per mano di questo regime, per non parlare di decine di migliaia di altri e di centinaia di migliaia di iraniani”.
Il signor Dean ha elogiato lo “straordinario discorso” della leader della resistenza Maryam Rajavi alla conferenza, e ha chiesto: “Chi pensate che dovrebbe essere il presidente dell’Iran, Ahmadinejad o la signora Rajavi?”. Ha poi detto: “Io ripeto la straordinaria citazione che la signora Rajavi ha usato, dalla madre del blogger iraniano che è stato ucciso: ‘Egli era un leone e loro sono codardi’. Ma aggiungo qualcosa. Per ogni blogger iraniano, proprio come per ogni figlio e per ogni figlia della rivoluzione che ebbe luogo oltre 200 anni fa nel mio Paese, per ognuno che è ucciso dalla polizia segreta iraniana, ce ne saranno altri cinque e ancora altri cinque dopo ciascuno di loro fino a quando l’Iran sarà libero”.

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