giovedì, Dicembre 1, 2022
HomeNotizieResistenza IranianaGovernatore Bill Richardson: Il popolo dell’Iran vuole il cambio di regime, il...

Governatore Bill Richardson: Il popolo dell’Iran vuole il cambio di regime, il dialogo con Teheran non funziona

CNRI – Il governatore Bill Richardson, già ministro per l’Energia e ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, è stato fra i numerosi oratori illustri intervenuti alla conferenza svoltasi a Parigi il 26 febbraio. “Il 14 febbraio, quando la gente in Iran è insorta, non ha detto che voleva riforme, voleva un nuovo governo e il cambio di regime,” ha detto il governatore Richardson. “Io ero uno di coloro che sentivano che è importante dialogare con gli avversari, ma alla fine si è dimostrato che questo non funziona con l’Iran.”

Alla conferenza hanno partecipato la signora Maryam Rajavi, Presidente-eletta della resistenza iraniana, e  autorevoli personalità internazionali.

Di seguito, estratti dalla trascrizione del discorso del governatore Richardson.
 
Sapete, ho ascoltato personalità di grandi nazioni oggi, da Germania, Francia, Giordania, Austria, Irlanda, Italia, Unione Europea, San Marino e Bangladesh. Posso avere saltato qualcuno… la risposta è: “Dov’è l’America?”.
 
Voglio dirvi semplicemente quanto io sia fiero di essere insieme a tanti illustri oratori internazionali, ma anche con un gruppo di leader americani, repubblicani e democratici, che hanno un’enorme credibilità negli Stati Uniti. Signora Rajavi, grazie per avere riunito qui questo grande gruppo non solo di oratori, ma anche di membri del pubblico.
 
Il generale Jones ha detto che questo è il momento per gli statisti e anche che non è un momento per politici. Io sono un politico, ma voglio dirvi che vi sono tre tipi di politici.
 
Il primo tipo di politici è quello che vi dice quanto le cose vanno male e che se li eleggete, loro le cambieranno. Il secondo gruppo di politici vi dice quanto le cose vanno bene e che se li eleggete, le cose andranno benissimo. Il terzo gruppo di politici è quello che vi dice la verità.
 
Io credo che i nostri oratori qui decisamente, senza eccezioni – beh, forse con un paio di eccezioni… – facciano parte della terza categoria. E vi dirò ciò che sento in questo momento. Mentre venivo al podio, il senatore della Romania (ha l’aspetto di un vero senatore:

capelli bianchi, forte, grande) ha detto che qui sembra una manifestazione politica quando applaudite così forte. Io sento che questa è come la fine di una campagna politica quando ti accorgi che c’è un grande slancio dalla tua parte, le cose stanno andando bene, non sei ancora alla vittoria ma le cose si stanno muovendo nella giusta direzione. In America si dice “con slancio”, la marea ti sta spingendo, e io sento questo per il movimento che è rappresentato qui dalla signora Rajavi e da voi. La storia è dalla vostra parte!
 
Ho aspettato dal 25 gennaio ciò che è accaduto, cioè da quando una conferenza simile si è tenuta a Bruxelles, circa un mese fa.  Cosa è accaduto da allora? Enorme agitazione e cambiamento in Medio Oriente, Tunisia, Egitto, cambiamento nella leadership, Bahrain, Libia, drammatiche sollevazioni di gente che vuole democrazia – donne, giovani, ma persone di ogni tipo.
E in Iran un grande evento il 14 febbraio, quando la gente dell’Iran è insorta e il regime ha tentato di reprimerla, ma la gente dell’Iran quel giorno non ha detto che voleva riforme, voleva un nuovo governo e il cambio di regime.

Cosa è successo dopo il 25 gennaio, quel giorno che ho menzionato… I colloqui di Istanbul, in cui i Paesi occidentali e l’America si sono incontrati con l’Iran per vedere ancora una volta se l’Iran era serio circa limitazioni e negoziazioni sull’uranio arricchito e le armi nucleari. L’Iran non era serio. Hanno detto: “Non sapevamo che questo fosse un argomento di discussione” e i negoziati sono finiti: un fallimento totale.
 
Io ero uno di coloro che sentivano che è importante dialogare con gli avversari, ma alla fine si è dimostrato che questo non funziona con l’Iran.
 
Cos’altro è accaduto? Esecuzioni di iraniani di grande coraggio; la repressione in quella nazione continua, ma c’è una bolla di democrazia pronta ad esplodere e così vediamo cosa è accaduto nella comunità internazionale. L’Unione Europea ha preso una posizione forte nel cancellare l’OMPI dalla lista delle entità che hanno a che fare con il terrorismo e deve essere lodata.
 
Cos’altro è accaduto? Molti leader internazionali per i diritti umani hanno preso quella posizione.  E così penso che la risposta sia: “E l’America? E gli Stati Uniti?”. E vi dirò, se prendiamo questi passi positivi, la lotta può non essere finita, possiamo avere la necessità di fare molte altre cose, ma chiaramente, certamente, cancellare dalla lista l’OMPI negli Stati Uniti è qualcosa di buono per il popolo iraniano, e direi per la sicurezza degli Stati Uniti.
 
Tre ragioni. La prima, non ci sono legami terroristici nell’OMPI. La seconda, l’OMPI ha fornito all’America valide informazioni di intelligence sullo sviluppo nucleare. La terza, ciò che state vedendo è un’OMPI che rappresenta le aspirazioni del popolo iraniano, non soltanto in Iran ma nel mondo. Ed è importante che l’America assuma quella posizione in nome del popolo.

Ora, il Segretario di Stato Clinton ha apertamente e pubblicamente associato l’America con i dimostranti in Iran. Lo ha fatto. Il Presidente degli Stati Uniti ha parlato chiaramente sull’Egitto, sulla Libia, sul Bahrain, ma nello stesso tempo ci sono ancora alcuni passi specifici che devono essere intrapresi, uno è la cancellazione dalla lista; e così dite “Okay, bene, visto che avete persone così potenti in America, perché non lo avete fatto?”. Probabilmente direte: “Dov’è l’azione?”.
 
Beh, la burocrazia è lenta e la terza sfida che abbiamo oltre a Camp Ashraf, oltre alla cancellazione dalla lista, è che in America molte persone non conoscono questa materia, i responsabili politici non la conoscono. L’americano medio probabilmente non la conosce. Sanno che c’è repressione in Iran ma i passi pratici per correggere la situazione, cancellare dalla lista e affrontare il problema di Camp Ashraf non sono conosciuti.
 
Così, conferenze come questa e l’attivismo da parte vostra sono molto importanti, e il fatto che voi siate qui un sabato pomeriggio nella bella Parigi mostra che avete quell’impegno.
 
Concludo dunque con la seguente idea. Come politico della terza categoria, per la maggior parte del tempo, voglio dire che il senatore Torricelli sta ridendo: mi conosce troppo bene, è un leader politico meraviglioso. Ascolterete il governatore Dean, che ha corso per la presidenza, ha fatto un grande lavoro; ma ascolterete anche il governatore Ridge, un fortissimo leader repubblicano. Il fatto è che c’è un sostegno bipartisan, entrambi i partiti vogliono vedere che quello che abbiamo detto accada.  Io sono ottimista e voglio che quando lascerete questa conferenza vi sentiate bene perché penso che ci siano lo slancio e la marea della storia, e un giorno dovremo solo accendere la TV e sentire di un leader repressivo che se ne va. Abbiamo una certa speranza che questa sera sentiremo che se ne sta andando quello della Libia.
 
Vi ringrazio per il vostro tempo, je suis très enchanté d’être ici [sono molto lieto di essere qui].

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,633FollowersFollow
40,407FollowersFollow