giovedì, Dicembre 1, 2022
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È tempo di riconoscere la legittimità della Resistenza iraniana – Generale James Jones

CNRI – Intervenendo alla conferenza svoltasi a Parigi il 26 febbraio intitolata «Iran, diritti umani, donne, Camp Ashraf e opzioni politiche», il generale James Jones, già Consigliere per la Sicurezza Nazionale nell’Amministrazione Obama, rivolgendosi alla signora Maryam Rajavi, Presidente-eletta della Resistenza iraniana, ha detto: «Signora Rajavi, è tempo per noi degli Stati Uniti che abbiamo conosciuto lei, i suoi colleghi e i vostri obiettivi di fare ciò che è necessario, riconoscere la legittimità del vostro movimento».

 Seguono alcuni passaggi del suo intervento.

Signore e signori, stiamo assistendo letteralmente a una marea di speranze di libertà che si svolge sotto i nostri occhi. È un momento emozionante, è un momento pericoloso, ed è un momento del quale non penso alcuno fra noi possa predire esattamente gli esiti, ma il suo potenziale è stupefacente. Le speranze che sono davanti a noi in Nord Africa, in Libia potrebbero espandersi in altri Paesi e in molti modi diversi, e noi speriamo che si espandano anche al popolo dell’Iran e alla sua richiesta di giustizia, libertà e vita migliore per se stessi e per i propri figli.
 
Sono stato particolarmente colpito da molti dei commenti fatti prima del mio intervento. Fui molto colpito anche personalmente nella mia funzione di Consigliere per la Sicurezza Nazionale, osservando le dimostrazioni in Iran nel 2009, in seguito a un’elezione molto fraudolenta. Fui colpito dalla passione per i diritti umani mostrata dal popolo in Iran e fuori dall’Iran. Sono molto fiero di essere qui oggi per dire alcune parole sui giorni che ci attendono e le potenzialità che abbiamo di fronte ora. Soltanto poche settimane fa, avremmo solo potuto immaginare tutto questo.
 
È mia opinione che ci siano molte cose che potrebbero essere fatte per aiutare uno sviluppo positivo. Sono stato recentemente in Israele a una conferenza e ho avuto in modo chiaro l’idea che ora per dei leader non è il momento di essere passivi ma di essere audaci, e che il processo di pace in Medio Oriente è solo una parte di questo intero processo di ‘soluzione’ dell’intreccio di questioni che speriamo di vedere nel Medio Oriente: una ‘soluzione’ che risulterà nella libertà per molti popoli, inclusa una migliore sicurezza per lo Stato di Israele, ma anche libertà e opportunità per il popolo palestinese che ha lottato così a lungo per avere uno Stato.
 
Quindi è il momento per i leader eletti di essere degli statisti. Non è un momento per semplici politici. È un momento per il coraggio, è un momento per la determinazione, e con questo qualsiasi cosa è possibile.
 
Vorrei dire qualche parola circa la politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran, non per essere sulla difensiva, ma per dire qualcosa che è stato nell’intenzione del Presidente fin dal giorno dell’inaugurazione del suo mandato, sviluppare un livello di dialogo con il governo iraniano che determinasse una volta per tutte se c’è alcuna possibilità di ragione e di compromesso sulle grandi questioni del nostro tempo riguardanti la sorte del popolo in Iran e la situazione dei diritti umani, essendo questa parte integrante di quel dialogo. Le altre aree di interesse includono ovviamente il programma nucleare del quale la maggior parte del mondo è preoccupata, e certamente lo è il Medio Oriente.
 
Come ho detto, le principali ragioni di preoccupazione non solo per i popoli della regione, ma globalmente circa un Iran dotato di armamenti nucleari sono già dichiarate sotto la leadership di Ahmadinejad: cosa stanno pianificando di fare per le armi nucleari e che non è incoraggiante per il futuro. In secondo luogo, un Iran dotato di armi nucleari innescherebbe certamente una corsa all’arma nucleare in Medio Oriente – anche questo, non uno sviluppo positivo. Forse la cosa più pericolosa è che un Iran dotato della tecnologia per produrre armi di distruzione di massa sarebbe probabilmente tentato di usarle attraverso attori non statali, e questo sarebbe uno sviluppo catastrofico non solo per il popolo dell’Iran e del Medio Oriente, ma per tutto il globo.
 
Così, ora abbiamo avuto due anni per accertare apertamente o riservatamente le vere intenzioni di quel regime. Due anni sono lunghi abbastanza; è chiaro che il regime iraniano sarà un problema non più solo per i suoi cittadini, un problema molto crudele, una pressione costante per inibire e restringere i diritti umani, i diritti di uomini e donne, e che ha intrapreso un progetto a lungo termine non solo per destabilizzare la regione, ma per mietere il caos in questo mondo del XXI secolo in cui viviamo, e questo è chiaramente inaccettabile.
 
Il 24 novembre dell’anno scorso, la Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti si è riunita e ha approvato una risoluzione che chiede immediate misure da parte degli Stati Uniti circa l’ingiusto trattamento contro i residenti di Camp Ashraf. Il 7 febbraio, anche la Commissione sui servizi armati del Senato degli Stati Uniti, sotto la presidenza dei senatori Levin e McCain, ha espresso preoccupazione per la nostra attuale posizione riguardo ai residenti di Camp Ashraf.
 
Abbiamo anche avuto la decisione di una corte che richiede al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti di rivalutare le attuali designazioni di ‘organizzazioni terroristiche’, suggerendo che sono fuori passo rispetto agli atteggiamenti prevalenti nel mondo riguardo al movimento guidato dalla signora Rajavi. Specificamente su Camp Ashraf, mi sembra che sia giunto il momento di fare la cosa giusta per coloro che vogliono democrazia e libertà e che vogliono che la gente di Camp Ashraf viva in pace e sicurezza. Penso che dovremmo rimuovere i ceppi che ostacolano il potenziale che vediamo davanti a noi questa volta.

Quello iraniano è un regime temporaneo. Uso la parola ‘temporaneo’ nel senso di una speranza, non possiamo restare in questa situazione molto più a lungo. Tutto ciò che sta accadendo intorno all’Iran deve portare i capi dell’Iran a chiedersi cosa accade nel mondo. Non può essere che vedano questo come una buona cosa. Dobbiamo offrire opzioni al regime perché definisca se stesso, e ora essi hanno definito se stessi e le loro intenzioni. Signora Rajavi, è tempo per noi degli Stati Uniti che abbiamo conosciuto lei, i suoi colleghi e i vostri obiettivi di fare ciò che è necessario, riconoscere la legittimità del vostro movimento e dei vostri ideali.
Io intendo lavorare per questo scopo personalmente.
 
Spero che tutti noi partecipanti dagli Stati Uniti ci uniamo in questo sforzo. I bei discorsi devono ora produrre bei risultati. Sono d’accordo con lei, signora Rajavi, che ora è il turno dell’America. 
Viva il popolo iraniano, viva la libertà, la speranza più grande per tutti gli esseri umani. Grazie, signore e signori.

 

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