sabato, Dicembre 3, 2022
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Gli iraniani a Camp Liberty devono essere trasferiti verso la salvezza, chiede un ex-inviato dell’ONU

CNRI – “I 3000 dissidenti iraniani residenti a Camp Liberty in Iraq, sotto la minaccia quotidiana di un attacco, devono essere urgentemente trasferiti verso paesi sicuri”, ha chiesto l’ex-inviato delle Nazioni Unite per i diritti umani in Iraq, Taher Boumedra.

 

Boumedra ha anche accusato le Nazioni Unite di nascondere le condizioni da prigione di questo campo nei pressi dell’aeroporto di Baghdad, dove ai dissidenti iraniani viene negato l’accesso ai servizi sanitari essenziali, alla fornitura di acqua e dove sono soggetti ad abusi quotidiani da parte delle guardie irachene.

Tahar Boumedra ha parlato alla conferenza intitolata “Iran-Diritti Umani-La politica occidentale, Azione Urgente per i Residenti di Camp Liberty” organizzata dai gruppi del FOFI (Friends Of a Free Iran) dei paesi nordici, al Nobel Institute di Oslo.

“Questa stessa opposizione iraniana, membri e sostenitori dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK), è stata attaccata ripetutamente prima di essere trasferita da Campo Ashraf a Camp Liberty”, ha detto Boumedra.

Ed ha aggiunto: “Ad Aprile 2011, gli abitanti di Ashraf sono stati attaccati, 36 sono stati uccisi e moltissime persone sono state ferite. Io guidavo la missione investigativa a Campo Ashraf, io ho contato i corpi e ho riferito di conseguenza.

“L’UNAMI mi impedì di rilasciare un rapporto pubblico. Dovetti inviarlo a Ginevra in  modo irregolare per dar loro la possibilità di renderlo pubblico e mi fu sempre ricordato che dovevo fare sempre dei rapporti positivi.

“Fare rapporti positivi significa occultare, non dire ciò che hai osservato sul campo. Le persone sono state uccise, attaccate ripetutamente, è stato imposto loro un embargo, l’accesso ai servizi sanitari è stato negato, l’accesso all’acqua è stato negato e ancora dovevamo fare rapporti positivi.

“Quando si arrivò al trasferimento dei residenti da Campo Ashraf a Camp Liberty, di nuovo,  fui io la prima persona a visitare Camp Liberty e a riferire che Camp Liberty era un centro di detenzione”.

Boumedra ha accusato l’ex-inviato delle Nazioni Unite in Iraq, Martin Kobler, di aver manipolato i rapporti e le immagini per convincere sia la comunità internazionale che i residenti di Campo Ashraf che Camp Liberty fosse accettabile.

Ed ha aggiunto: “Abbiamo mentito alla nostra organizzazione, abbiamo mentito ai residenti di Campo Ashraf e abbiamo mentito alla comunità internazionale. Ma noi abbiamo rapporti, rapporti speciali che dicono che Camp Liberty è molto vulnerabile agli attacchi. E ancora, abbiamo fatto credere alla comunità internazionale che vi sarebbero rimasti solo per sei mesi.

“La mia paura è che più resteranno a Camp Liberty e più attacchi ci saranno. Gli iracheni non stanno neanche nascondendo le loro intenzioni, le stanno rendendo pubbliche. Li attaccheranno, ed è stato detto personalmente a me dall’ufficio del primo ministro che alla fine li distruggeranno se non lasceranno l’Iraq.

“Vorrei che capiste che ogni giorno che queste persone rimangono a Liberty, le loro vite sono esposte ad un gravissimo pericolo.

“Io credo che la soluzione sia semplice ed abbordabile. Non è qualcosa che richieda uno sforzo particolare, è una piccola popolazione di meno di 3000 persone ora. Perciò, coloro a cui stanno veramente a cuore i diritti umani, dovrebbero fare del loro meglio per offrire loro dei luoghi in cui trasferirsi”.

Alla conferenza del 24 Febbraio hanno anche partecipato la Presidente eletta della Resistenza Iraniana, Maryam Rajavi, l’ex-primo ministro islandese Geir Haarde, Patrick Kennedy, membro della Camera dei Rappresentanti U.S.A. (1995 – 2011) e personalità politiche di Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca.

 

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